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ISRAELE,
IL
POPOLO ELETTO
La ultima settimana
a Yerushalaym
Il
messaggio dell’Evangelo
di Yeshua indubbiamente raggiunge l’apice
con gli avvenimenti della sua ultima settimana trascorsa a Yerushalaym,
particolarmente con l’ultima cena, la crocifissione e la risurrezione del
Messia. Anche in questi eventi, sui quali si fonda l’intero edificio
cristiano, ci sono dei particolari interessanti che spesso non vengono
esaminati accuratamente. Infatti, viene dato per scontato che Yeshua fu
crocifisso il giorno precedente allo Shabat e che la sera di quello stesso
giorno si celebrava Pesach; tuttavia, non si spiega il motivo per cui
Yeshua celebrò Pesach la sera prima, o cosa veramente celebrò, visto che
Pesach doveva commemorarsi la sera successiva, quando egli sarebbe stato
già crocifisso... La successione dei giorni di quest’ultima settimana e la
collocazione dello Shabat (o meglio, degli
Shabat) sono fondamentali per capire l’intera
sequenza degli avvenimenti riportati negli Evangeli. Se gli esegeti
s’informassero sul calendario ebraico prima di tentare improbabili
spiegazioni, si ovvierebbero tanti errori d’interpretazione e si potrebbe
capire il testo evangelico in modo chiaro e naturale.
Prima
d’entrare nell’analisi della successione degli eventi accaduti nella
settimana in causa, presentiamo i passi biblici che parlano specificamente
dei giorni in cui tali avvenimenti si sono svolti, in rapporto con lo
Shabat e
Pesach, in sequenza cronologica:
1) L’ultima
cena:
Or il primo giorno degli azzimi,
i discepoli s’accostarono a Yeshua e gli dissero: «Dove vuoi che ti
prepariamo da mangiar Pesach?» Ed egli disse: «Andate in città
dal tale, e ditegli:“Il Rabbi dice: Il mio tempo è vicino; farò
Pesach da te, con i miei discepoli”». E i discepoli fecero come Yeshua aveva
loro ordinato, e prepararono Pesach. E quando fu sera, si mise a tavola
con i dodici discepoli. (Matteo 26:17-20)
E il primo giorno degli
azzimi, quando si sacrificava Pesach, i suoi discepoli gli
dissero: «Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti da mangiar Pesach?»
Ed egli mandò due dei suoi discepoli, e disse loro: «Andate
nella città, e vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d’acqua;
seguitelo; e dove sarà entrato, dite al padrone di casa: “Il Rabbi dice:
Dov’è la mia stanza da mangiarvi Pesach
coi miei discepoli?”». E i discepoli andarono e giunsero nella città e
trovarono come egli aveva loro detto, e apparecchiarono Pesach.
(Marco 14:12-16)
Or venne il giorno degli azzimi, nel quale si
doveva sacrificar
Pesach. E Yeshua mandò Kefa e Yohanan, dicendo: «Andate a prepararci
Pesach, affinché la mangiamo. E dite al padrone di casa: “Il
Rabbi ti manda a dire: Dov’è la stanza nella quale mangerò
Pesach con i miei discepoli?”»
(Luca 22:7, 8, 11)
Ed essi andarono e trovarono com’egli aveva loro
detto, e prepararono Pesach. E quando l’ora fu venuta,
egli si mise a tavola, e gli
apostoli con lui. Ed egli disse loro: «Ho grandemente desiderato di
mangiar questa Pesach con voi, prima ch’io soffra; poiché
io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel Regno di
Elohim».
(Luca 22:13-16)
2) La
crocifissione:
Poi, da Kayafa, menarono
Yeshua nel pretorio. Era mattina presto, ed essi non entrarono nel
pretorio per non contaminarsi e così poter mangiare Pesach.
(Yohanan 18:28)
Era
la Preparazione
di Pesach,
ed era circa l’ora sesta. Ed egli disse ai
Giudei: «Ecco il vostro Re!» (Yohanan 19:14)
Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante lo
Shabat (poiché era la
Preparazione
,
e quel giorno dello Shabat era un gran giorno), chiesero a
Pilato che fossero loro fiaccate le gambe, e fossero tolti via. (Yohanan
19:31)
Ed
essendo già sera (poiché era
Preparazione,
cioè la vigilia dello Shabat), venne Yosef di Ramatayim,
consigliere onorato, il quale aspettava anch’egli il Regno di Elohim; e,
preso ardire, si presentò a Pilato e domandò il corpo di Yeshua. (Marco
15:42-43)
E
trattolo giù, lo involse in un panno di lino e lo pose in una
tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato posto. Era il
giorno della Preparazione,
e stava per cominciare lo Shabat. E le donne ch’erano
venute con Yeshua dalla Galilea, avendolo seguito, guardarono la
tomba, e come v’era stato posto il corpo di Yeshua. (Luca 23:53-55)
3) La
risurrezione:
E
passato lo Shabat, Miryam di Magdala e Miryam madre di Yakov
e Shalomit comprarono degli aromi per andare a ungere Yeshua. E la
mattina del primo giorno della settimana, molto per tempo, vennero al
sepolcro sul levar del sole. (Marco 16:1-2)
Esse, essendosene tornate,
prepararono aromi ed oli odoriferi. Poi,
durante lo Shabat si riposarono, secondo il comandamento;
ma il primo giorno della settimana, la mattina molto per tempo, esse si
recarono al sepolcro, portando gli aromi che avevano preparato. E
trovarono la pietra rotolata dal sepolcro. (Luca 23:56-24:2)
Or
nella notte dello Shabat, quando già albeggiava il primo
giorno della settimana, Miryam di Magdala e l’altra Miryam vennero a
visitare il sepolcro. (Matteo 28:1)
La sequenza
in cui i passi biblici sono stati presentati sopra corrisponde all’ordine
cronologico degli eventi. Una prima lettura dei testi ci pone davanti a dei
quesiti i quali non sono facili da risolvere se non si conosce il contesto
ebraico nel quale essi si svolgono:
1) L’ultima cena apparentemente
ebbe luogo la sera in cui si sacrificava Pesach
(Matteo 26:17-20 e
paralleli), tuttavia,
il giorno dopo, quello in cui Yeshua fu crocifisso,
era il giorno della Preparazione
(Yohanan 18:28; 19:14), perché Pesach
sarebbe stata celebrata in seguito nella sera immediata! Quale era dunque il
giorno di Pesach? Quello in cui si celebrò l’ultima cena, o quello
successivo, in cui egli fu crocifisso?
2) Quel giorno di Pesach era anche Shabat
(Yohanan 19:31, Marco 15:42-43;
Luca 23:53-55), ed apparentemente
,
essendo stata la crocifissione il giorno precedente allo Shabat, la
matematica occidentale e cristiana interpreta che sia stata il sesto giorno
della settimana (una matematica che poi deve arrampicarsi sugli specchi per
spiegare come si fa a contare tre giorni e tre notti dal venerdì alla
domenica)... Sarà proprio così?
3) La risurrezione ebbe luogo durante la notte successiva allo Shabat,
apparentemente, il primo giorno
della settimana. Infatti, le donne si recarono quel giorno alla tomba,
portando gli aromi che avevano comprato il giorno dopo lo Shabat! (Marco
16:1-2) Quando hanno comprato questi aromi,
se sono arrivate alla tomba
ch’era ancora notte? Tuttavia, l’altro evangelista racconta ch’esse sono
andate prima a comprare gli aromi, e poi si riposarono durante lo Shabat
(Luca 23:56, 24:1)
... É possibile che uno degli autori si sia sbagliato,
oppure c’è un’altra spiegazione?
La nostra conoscenza delle Scritture ci conferma che non possono esserci due
giorni di Pesach, né due settimi giorni della stessa settimana ‒ il ché
comunque non significa che non possano esserci due Shabat
ebraici in una medesima settimana. Per trovare la soluzione a questo apparente problema
è necessario immergersi nel momento storico-geografico in cui questi
avvenimenti si svolsero, considerando l’esistenza di due calendari
allora in uso nell’ambiente giudaico, i quali coincidevano esattamente nella
corrispondenza dei giorni della settimana, ma non nel numero di
giorni del mese e di conseguenza nella data, da cui dipendono le festività.
Dunque, in base al
calendario biblico, è possibile che ci siano due Shabat in una
settimana, quello naturale, ovvero il settimo giorno della stessa, ed uno
festivo, ossia, un giorno di riposo (Shabat in ebraico) dovuto ad
una celebrazione solenne. In quanto al giorno di Pesach, invece, nel
calendario biblico è possibile soltanto uno, il 15 d’Aviv. Tuttavia,
due giorni diversi per la celebrazione di Pesach erano possibili, dipende
di chi la commemorasse. Per un esame più comprensibile della sequenza degli
avvenimenti e dei giorni precisi in cui essi accaddero, è necessario
invertire l’ordine: analizzeremo prima i fatti relativi alla crocifissione e
risurrezione di Yeshua, e poi le circostanze dell’ultima cena.
Due Shabat!
Il concetto di Shabat comunemente conosciuto
da tutti i cristiani che leggono la Bibbia è che questo è il giorno di
riposo ebraico, che coincide con il sabato cristiano e che è secondo
l’Ordinamento Divino, il settimo giorno della settimana. Quello che
invece non è di pubblico dominio è che non solo il sabato è Shabat, ma può
esserlo anche qualsiasi altro giorno della settimana, se corrisponde con una
festività giudaica. Infatti,
“Shabat” per gli Ebrei non
significa “il settimo giorno”, ma “giorno di riposo”,
ovvero, quello che
sarebbe l’equivalente di un giorno festivo. Quindi, in una settimana come
quella di Pesach, è normale che ci siano due Shabat, uno di riposo
settimanale ed un altro di festività.
Per dissipare ogni dubbio, vediamo nelle Scritture qual’è il concetto di
Shabat:
«Parla ai figliuoli d’Israele, e di’
loro: Il settimo mese, il primo giorno del mese avrete un riposo
solenne (Shabat), una commemorazione fatta a suon di tromba, una
santa convocazione. Non farete alcun’opera servile, e offrirete
all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco». L’Eterno parlò ancora a
Moshè, dicendo: «Il decimo giorno di questo settimo mese sarà il
giorno delle espiazioni; avrete una santa convocazione, umilierete le
anime vostre e offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco. In
quel giorno non farete alcun lavoro; poiché è un giorno d’espiazione,
destinato a fare espiazione per voi davanti all’Eterno, ch’è
l’Iddio vostro»... «Non farete alcun lavoro. È una legge perpetua, di
generazione in generazione, in tutti i luoghi dove abiterete. Sarà per
voi un Shabat di completo riposo, e umilierete le anime vostre;
il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, celebrerete il
vostro Shabat». L’Eterno parlò ancora a Moshè, dicendo: «Parla ai
figliuoli d’Israele, e di’ loro: Il quindicesimo
giorno di questo
settimo mese sarà la festa di Sukkot, durante sette giorni, in onore
dell’Eterno. Il primo giorno vi sarà una santa convocazione; non farete
alcuna opera servile. Per sette giorni offrirete all’Eterno dei
sacrifizi mediante il fuoco. L’ottavo giorno avrete una santa
convocazione, e offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante il fuoco. È
giorno di solenne radunanza; non farete alcuna opera servile».
(Wayyiqra/Levitico 23:24-28, 31-36)
Questo
passo della Scrittura parla dell’istituzione delle festività di Yom Teruah
(Rosh ha-Shanah), Yom Kippur e Sukkot, che si celebrano rispettivamente i
giorni 1, 10 e 15 del mese d’Ethanim (Tishri). Qui possiamo vedere che tutti
questi giorni sono definiti “Shabat”, indipendentemente dal giorno
settimanale in cui possano capitare. Infatti, non tutti gli anni il primo
giorno del mese accade nello stesso giorno settimanale, né nel nostro
calendario né in quello ebraico. Se per coincidenza il primo giorno del mese
è un sabato settimanale, sicuramente il decimo non lo sarà, anche se il
quindicesimo sì. Se invece, è il decimo giorno che è un sabato, né il primo
né il quindicesimo potranno esserlo. Può succedere che nessuno di
questi giorni sia sabato settimanale, per esempio, se il primo ed il
quindicesimo del mese sono martedì, il decimo è giovedì; tuttavia, per il
calendario ebraico, tutti questi sono Shabat perché festivi.
Un altro esempio di questo tipo riguarda proprio i giorni relativi a Pesach
e Hag ha-Matzah (Festività degli Azzimi):
Per sette giorni mangerete
pani azzimi. Fin dal primo giorno toglierete ogni lievito dalle vostre
case; poiché, chiunque mangerà pane lievitato, dal primo giorno fino al
settimo sarà reciso da Israele. E il primo giorno avrete una
santa convocazione, e una santa convocazione il settimo giorno.
Non si faccia alcun lavoro in quei giorni; si prepari soltanto quel ch’è
necessario a ciascuno per mangiare, e non altro. (Esodo 12:15-16)
Il primo
giorno avrete una santa convocazione; non farete in esso alcuna opera
servile; e per sette giorni offrirete all’Eterno dei sacrifizi mediante
il fuoco. Il settimo giorno si avrà una santa convocazione, non
farete alcuna opera servile. (Levitico 23:7-8)
La festività degli azzimi si celebra durante
un’intera successione di sette giorni, di cui sia il primo che l’ultimo
giorno sono Shabat, nome ebraico che si può tradurre come
“giorno di riposo”, perché in essi non si può svolgere alcun lavoro o
attività al di fuori di quelle strettamente necessarie. Se c’è un popolo per
il quale i giorni festivi sono veramente tali, al punto di essere un obbligo
riposarsi, questo è il popolo dei Giudei. Lo Shabat è assolutamente da
osservare. Il primo giorno di questa festività è il 15 Nisan, ed il settimo
è il 21 Nisan (Nisan è il mese d’Aviv): è ovvio che non possono
entrambi, il primo ed il settimo, accadere nello stesso giorno settimanale,
e se uno per coincidenza è sabato, l’altro non lo sarà. Tuttavia, per gli
Ebrei, entrambi sono Shabat.
Quindi, nell’ultima settimana di Yeshua a Yerushalaym, c’erano due Shabat!
Uno era lo Shabat settimanale, l’altro era lo Shabat di Pesach. Infatti, in
Yohanan 19:31 ci dice chiaramente che “quel giorno dello Shabat era un
gran giorno”, ovvero, un giorno speciale, perché era Pesach. Ma ché
giorno era? Sabato, venerdì, giovedì...?
Tenendo presente che l’inizio del giorno nella Bibbia non è a mezzanotte ma
al tramonto ‒ quindi quando diciamo per esempio "lunedì" ci riferiamo in
realtà alle 24 ore che trascorrono dalla domenica all’imbrunire (circa le
sei del pomeriggio) fino alla stessa ora del lunedì ‒, proviamo a
trascrivere alcuni eventi relativi a questa settimana in una sorta di
versione unificata dell’Evangelo in sequenza
cronologica, dal giorno della crocifissione fino a quello della
risurrezione:
Poi, da Kayafa, menarono
Yeshua nel pretorio. Era mattina presto, ed essi non entrarono nel
pretorio per non contaminarsi e così poter mangiare Pesach... Era
la Preparazione di Pesach,
ed era circa l’ora sesta. Ed egli disse ai
Giudei: «Ecco il vostro Re!»... Presero dunque Yeshua; ed egli, portando
la sua croce, venne al luogo del Teschio, che in ebraico si chiama
Gulgolta,
dove lo crocifissero...
Allora i Giudei, perché i corpi non rimanessero sulla croce durante lo
Shabat (poiché era la
Preparazione,
e quel giorno dello Shabat era un gran giorno [Pesach]),
chiesero a Pilato che fossero loro fiaccate le gambe, e fossero
tolti via... Ed
essendo già sera (poiché era
Preparazione,
cioè la vigilia dello Shabat [di Pesach]), venne Yosef di
Ramatayim, consigliere onorato, il quale aspettava anch’egli il
Regno di Elohim; e, preso ardire, si presentò a Pilato e domandò il
corpo di Yeshua. E
trattolo giù, lo involse in un panno di lino e lo pose in una
tomba scavata nella roccia, dove nessuno era ancora stato posto. Era il
giorno della Preparazione,
e stava per cominciare lo Shabat [di Pesach].
E le donne ch’erano
venute con Yeshua dalla Galilea, avendolo seguito, guardarono la
tomba, e come v’era stato posto il corpo di Yeshua...
E
passato lo Shabat [di Pesach],
Miryam di Magdala e Miryam madre di Yakov
e Shalomit comprarono degli aromi per andare a ungere Yeshua.
Esse, essendosene tornate,
prepararono [gli] aromi ed oli odoriferi. Poi,
durante lo Shabat [settimo giorno]
si riposarono, secondo il
comandamento. Or
nella notte dello Shabat [settimo giorno], quando già albeggiava il primo
giorno della settimana, Miryam di Magdala e l’altra Miryam vennero a
visitare il sepolcro.
(Yohanan 18:28; 19:14, 17-18, 31; Marco 15:42-43;
Luca 23:53-55; Marco 16:1; Luca 23:56-24:1; Matteo 28:1)
Da questo riassunto possiamo capire,
secondo il calendario biblico, la data in cui Yeshua fu crocifisso e
sepolto, il giorno della settimana in cui questo avvenne, ed il giorno in
cui le donne sono andate a comprare gli aromi e li prepararono:
La crocifissione, morte e sepoltura di Yeshua fu nel giorno della
Preparazione, il quale è quello immediatamente precedente alla celebrazione
di Pesach, che inizia al tramonto, secondo si legge nella Torah:
Il vostro agnello sia senza
difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto.
Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta
la radunanza d’Israele, congregata, lo immolerà sull’imbrunire.
(Esodo 12:5-6)
Il primo mese, il quattordicesimo
giorno del mese, sull’imbrunire, sarà la Pesach dell’Eterno; e
il quindicesimo giorno dello stesso mese sarà la festa dei pani
azzimi. (Levitico 23:5-6)
Partirono da Rameses il primo mese,
il quindicesimo giorno del primo mese. Il giorno dopo Pesach i
figliuoli d’Israele partirono a testa alta, a vista di tutti gli Egizi.
(Bemidbar/Numeri 33:3)
Questo giorno
della Preparazione era
il 14 Nisan; quello stesso giorno, sull’imbrunire, sarebbe iniziato
il 15 Nisan, giorno di Pesach, quindi Shabat. Quel giorno di Pesach è il
primo Shabat in questa sequenza. Il giorno successivo è quello in cui le
donne sono andate a comprare gli aromi e li prepararono, il quale è quello
precedente al secondo Shabat, che era il giorno di riposo settimanale. In altri termini,
il giorno della crocifissione era un mercoledì (14 Nisan); al tramonto si
celebrava Pesach, e tutto il giovedì fino al tramonto era il primo Shabat,
Shabat di Pesach (15 Nisan). Poi c’è un giorno intermedio, lavorativo, nel
quale le donne sono andate a comprare gli aromi e li prepararono, e questo
fu il venerdì (16 Nisan), perché al tramonto dello stesso iniziava già il
secondo Shabat, quello in cui ci si riposa secondo il comandamento (sabato, 17 Nisan).
Alla sera del sabato inizia il primo giorno della settimana.
| 14 Nisan, mercoledì |
|
Preparazione |
|
processo, crocifissione, morte e sepoltura di Yeshua |
|
15 Nisan, giovedì |
|
Pesach
(Shabat) |
|
riposo
festivo - primo giorno nella tomba |
|
16 Nisan, venerdì |
|
|
|
le
donne comprano aromi e li preparano |
|
17 Nisan, sabato |
|
Shabat |
|
riposo
sabbatico - terzo giorno e risurrezione |
|
18 Nisan, domenica (notte del sabato) |
|
|
|
le
donne visitano la tomba, che era già vuota |
Infatti, la risurrezione
non fu di domenica, ma di sabato! In seguito tratteremo questo argomento,
tuttavia, è opportuno considerare alcune obiezioni presentate da teologi e
studiosi nello sforzo di conservare la tradizione e non distruggere secoli
di convinzioni sulla risurrezione domenicale (che costituisce anche una
falsa scusa per osservare la domenica, argomento di cui abbiamo appena
parlato).
1) La crocifissione non accadde il venerdì:
Naturalmente, non daremo alcuna importanza a coloro che ancora cercano di
dare credito alla teoria della crocifissione in venerdì, che ormai è
insostenibile. Tuttavia, a parte il fatto che contare tre giorni e tre notti
dal mezzogiorno del venerdì all’alba della domenica è matematicamente
impossibile, esiste anche una ragione biblica per la quale il venerdì
non può essere il giorno di Preparazione, ovvero il 14 Nisan:
Il vostro agnello sia senza difetto...
Lo serberete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta
la radunanza d’Israele, congregata, lo immolerà sull’imbrunire.
E se ne mangi la carne in quella notte; si mangi arrostita al
fuoco, con pane senza lievito e con dell’erbe amare... E non ne
lasciate nulla di resto fino alla mattina; e quel che ne sarà
rimasto fino alla mattina, bruciatelo col fuoco... e mangiatelo in
fretta: è la Pesach dell’Eterno. (Esodo 12:5-6,8,10,11)
Ed egli disse loro: «Questo è quello
che ha detto l’Eterno: Domani è un giorno solenne di riposo, un
Shabat sacro all’Eterno; fate cuocere oggi quel che avete da
cuocere e fate bollire quel che avete da bollire; e tutto quel che
vi avanza, riponetelo e serbatelo fino a domani. Riflettete che l’Eterno
vi ha dato il Shabat; per questo, nel sesto giorno egli vi dà del
pane per due giorni; ognuno stia dov’è; nessuno esca dalla sua tenda
il settimo giorno». Così il popolo si riposò il settimo giorno... Sei
giorni si dovrà lavorare, ma il settimo giorno sarà per voi un giorno
santo, un Shabat di solenne riposo, consacrato all’Eterno. Chiunque farà
qualche lavoro in esso sarà messo a morte. Non accenderete fuoco
in alcuna delle vostre abitazioni il giorno del Shabat. (Esodo
16:23, 29-30; 35:2-3)
Uno dei precetti della Torah stabilisce che la
notte stessa della Preparazione si deve consumare la cena di Pesach, della
quale non deve avanzare nulla per il mattino del 15 Nisan. Un altro precetto
ordina che nel sesto giorno della settimana (ossia, il venerdì), si deve
preparare tutto ciò che si mangerà durante il settimo, perché in esso non è
permesso cucinare né accendere fuoco. Non è nemmeno giusto digiunare durante
questo giorno, eccetto per motivi molto validi, e non lo si deve fare
specialmente durante un periodo in cui si celebra una festività di giubilo
come la Pesach. Come si farebbe, dunque, se la Preparazione di Pesach fosse
un venerdì, di cui la notte stessa si deve mangiare tutto senza lasciare
niente per il mattino, mentre che un altro precetto ordina che il venerdì si
deve cucinare anche per il giorno successivo, nel quale non si deve
digiunare?
Qualcuno potrebbe obiettare che, come abbiamo già detto, i giorni festivi
possono cadere su qualsiasi giorno della settimana quando sono legati ad una
data prefissata. Avendo prevenuto questa possibilità, il calendario ebraico
non è rigido, ma può programmarsi in modo tale che i giorni festivi non
accadano in un giorno in cui possano esserci dei conflitti legati ai
precetti biblici, quindi, nell’eventualità, si anticipa o si pospone il
capodanno.
Il 15 Nisan
può eccezionalmente essere un Shabat quando questo è necessario ad evitare
che Yom Kippur sia di venerdì – ma questo non fu il caso in quell'anno.
2) La crocifissione non
accadde il giovedì:
Siccome la teoria della crocifissione di venerdì è stata screditata dagli studiosi più seri,
prevale l’idea che essa sia avvenuta nel giovedì ‒ e così, slittando tutta la
sequenza di un giorno, è più facile far cadere l’evento della risurrezione
sulla domenica. Il giovedì non è possibile per diversi motivi, di cui
segnalerò il seguente:
Se la crocifissione avvenne di giovedì, è sottinteso che la sera iniziava il
venerdì, giorno che sarebbe stato ipoteticamente lo Shabat di Pesach. E dopo
il venerdì, secondo la logica, viene il sabato, il quale è anche Shabat, e
quindi avremmo due Shabat in successione immediata, senza giorni intermedi.
Due giorni di fila in cui era tutto chiuso perché di riposo obbligatorio. La
domanda è: Quando sono andate le donne a comprare gli aromi, e quando li
hanno preparati? Questo potevano averlo fatto soltanto durante un giorno
lavorativo, ma se il venerdì era chiuso per riposo di Pesach, il sabato era
pure chiuso per riposo settimanale, e la domenica era ancora la notte del
sabato quando sono andate alla tomba, in quale momento hanno potuto comprare
e preparare? Dov’è finito il giorno in cui “passato lo Shabat”,
come dice l’evangelista, hanno comprato e preparato gli aromi?
A questo punto, la scelta del mercoledì è quella più plausibile, ma
arriveremo a tale conclusione dopo aver considerato anche il giorno in
cui Yeshua consumò l’ultima cena con i suoi apostoli. E quindi, la
nostra prossima domanda:
In quale giorno avvenne la Risurrezione?
La risposta a questa domanda
consiste fondamentalmente nella giusta interpretazione di come contare i tre
giorni dalla morte
di Yeshua. Ci sono diverse spiegazioni, più o meno forzate o speculative,
per fare quadrare i conti secondo la teoria che si vuole far prevalere. La
maggior parte dei versi biblici riguardanti questo evento sembrano indicare
che la risurrezione ebbe luogo durante il terzo giorno, contando
quello della crocifissione come il primo, quindi entro i tre giorni
incluso questo. Altri versi invece, sembrano indicare che ci siano trascorsi
tre giorni interi fra la sepoltura e la risurrezione. Prima d’esporre questo
argomento, leggiamo i passi biblici pertinenti:
E
l’uccideranno, e al terzo giorno risusciterà. Ed essi ne furono
grandemente contristati. (Matteo 17:23)
Ed
essi lo condanneranno a morte, e lo metteranno nelle mani dei Gentili per
essere schernito e flagellato e crocifisso; ma il terzo giorno
risusciterà. (Matteo 20:19)
Ordina dunque che il sepolcro sia sicuramente custodito fino al terzo
giorno; che talora i suoi discepoli non vengano a rubarlo e dicano al
popolo: È risuscitato dai morti. (Matteo 27:64)
Bisogna che il Figliuol dell’uomo soffra molte cose, e sia reietto dagli
anziani e dai capi Kohanim e dagli scribi, e sia ucciso, e risusciti il
terzo giorno. (Luca 9:22)
E
dopo averlo flagellato, l’uccideranno; ma il terzo giorno
risusciterà. (Luca 18:33)
Dicendo che il Figliuol dell’uomo doveva esser dato nelle mani d’uomini
peccatori ed esser crocifisso, ed il terzo giorno risuscitare... Or
noi speravamo che fosse lui che avrebbe riscattato Israele; invece, con
tutto ciò, ecco il terzo giorno da che queste cose sono avvenute...
Così è scritto, che il Cristo soffrirebbe, e risusciterebbe dai morti il
terzo giorno. (Luca 24:7,21,46)
Secondo questi versi, sembra che non ci siano dubbi:
la risurrezione è avvenuta
nel terzo giorno a partire dal momento della morte, quindi, se questa
avesse avuto luogo il giovedì, al venerdì sarebbe trascorso un giorno, al sabato
due, ed il terzo sarebbe effettivamente la domenica. Questa ipotesi però, lascia
senza risposta il problema del giorno lavorativo intermedio, in cui le donne
sono andate a comprare gli aromi. L’unica possibilità di conciliare questo modo
d’effettuare il computo dei giorni con l’evidenza del giorno intermedio tra i
due Shabat è iniziare a contare dal mercoledì, quindi la risurrezione
inevitabilmente dev’essere accaduta durante il sabato.
Tuttavia, altri versi dell’Evangelo sembrano indicare diversamente:
Poich’egli ammaestrava i suoi discepoli, e diceva loro: «Il Figliuol
dell’uomo sta per esser dato nelle mani degli uomini ed essi l’uccideranno;
e tre giorni dopo essere stato ucciso, risusciterà». (Marco 9:31)
Signore, ci siamo ricordati che quel seduttore, mentre viveva ancora, disse:
«Dopo tre giorni, risusciterò». (Matteo 27:63)
Poi
cominciò ad insegnar loro ch’era necessario che il Figliuol dell’uomo
soffrisse molte cose, e fosse reietto dagli anziani e dai capi Kohanim e
dagli scribi, e fosse ucciso, e in capo a tre giorni risuscitasse.
(Marco 8:31)
E
lo scherniranno e gli sputeranno addosso e lo flagelleranno e l’uccideranno;
e dopo tre giorni egli risusciterà. (Marco 10:34)
Poiché, come Yonah stette nel ventre del pesce
tre giorni e tre notti,
così starà il Figliuol dell’uomo nel cuor della terra tre giorni e tre
notti. (Matteo 12:40)
In base alle espressioni
“dopo tre giorni” e “tre giorni e tre notti”, questi
passi si prestano ad interpretare che dal momento della morte fino a quello
della risurrezione siano trascorsi tre giorni interi, ovvero, 72 ore. Questo
modo di contare favorirebbe la tesi del mercoledì come giorno della
crocifissione, ma anche della domenica come quello della risurrezione.
Comunque, in base al fatto che la sepoltura fu effettuata inderogabilmente
prima delle 6 del pomeriggio del giorno della Preparazione, se questo era il
mercoledì le 72 ore si sarebbero verificate non dopo 6 del pomeriggio del
sabato, quindi in ogni caso, non essendo ancora iniziata la domenica o al
massimo nell’ora precisa del cambio di giorno. Questa possibilità di contare
i tre giorni come interi, squalifica automaticamente l’ipotesi della
crocifissione nel giovedì, perché in tal caso la risurrezione dovrebbe
essere avvenuta in piena giornata di domenica, oppure verso la fine della
stessa, cosa del tutto improbabile in base a quanto è scritto nell’Evangelo.
Quindi, ciò che ci
rimane ancora da definire in modo più preciso, e per farlo prenderemo
riferimento da quanto scritto nell’Evangelo, è il giorno della risurrezione:
Or Yeshua, essendo
risuscitato la mattina del primo giorno della settimana, apparve prima a
Miryam di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demonî. (Marco 16:9)
Sembra che non ci siano
dubbi, vero? Questo versetto, apparentemente dicendo che Yeshua
fu “risuscitato la mattina del primo giorno”, afferma che la risurrezione
avvenne effettivamente la domenica mattina. Tuttavia, i traduttori possono
essere stati fuorviati dalla tradizione popolare quando inserirono le
virgole, perché, come ogni studioso delle Scritture sa, il testo originale
non conteneva alcuna virgola, né punto, né nessun altro segno grafico, ma
era composto di sole lettere e nemmeno c’era la separazione tra una parola e
l’altra. Quindi, l’inserimento delle virgole può dipendere di fattori
puramente soggettivi da parte dei traduttori. Infatti, in questo versetto è
importante prendere come riferimento il tempo verbale, il quale ci indica
dove dev’essere collocata correttamente la virgola:
Or Yeshua essendo
risuscitato, la mattina del primo giorno della settimana apparve prima a
Miryam di Magdala, dalla quale aveva cacciato sette demonî.
Cambia, vero? Infatti,
interpretando correttamente il tempo del verbo, si può anche spostare la
virgola per darle la giusta ubicazione nella frase, che adesso ha anche un
senso logico: Yeshua era già risuscitato quando, la mattina della domenica,
apparve a Miryam. Ella non lo vide risuscitare, ma lo vide già risorto, ed
era la mattina molto presto, come ci indicano altri passi dell’Evangelo:
Or nella notte del
sabato, quando già albeggiava, il primo giorno della settimana,
Miryam di Magdala e l’altra Miryam vennero a visitare il sepolcro.
(Matteo 28:1)
Pure in questo caso,
anche se la precisazione
“la notte del sabato”non lascia posto
a dubbi, la virgola dopo
“quando già albeggiava” non ha alcun senso, e la frase si rende più
comprensibile senza d’essa:
Or nella notte del
sabato, quando già albeggiava il primo giorno della settimana,
Miryam di Magdala e l’altra Miryam vennero a visitare il sepolcro.
Perché nella notte del
sabato, l’unica cosa che può albeggiare è il giorno successivo. Con o senza
la virgola, questo verso ci illustra chiaramente il momento in cui queste
donne sono andate a visitare la tomba: la notte subito dopo lo Shabat!
E la mattina del primo
giorno della settimana, molto per tempo, vennero al sepolcro sul
levar del sole. (Marco 16:2)
Il primo giorno della
settimana, la mattina molto per tempo, esse si recarono al
sepolcro, portando gli aromi che avevano preparato. (Luca 24:1)
Or il primo giorno della
settimana, la mattina per tempo, mentr’era ancora buio, Miryam di
Magdala venne al sepolcro, e vide la pietra tolta dal sepolcro. (Yohanan
20:1)
Mentre Marco e Luca si
limitano a dire che quella mattina le donne si sono recate alla tomba molto
presto, Yohanan specifica, come Matteo, che era ancora di notte.
Quindi, si può dire con certezza che le donne si sono presentate nei pressi
della tomba in ore notturne, prima dell’alba della domenica. Allora, cosa
videro?
a) Yeshua che rotolava la pietra del sepolcro, aiutato dagli angeli scesi
apposta per questo;
b) Yeshua che metteva da parte il sudario che gli avevano messo sul capo,
mentre lasciava sparsi gli altri panni e s’apprestava ad uscire dalla tomba,
che nel frattempo era stata liberata dalla pietra che ne ostruiva l’uscita;
c) Yeshua che si svegliava dalla morte mentre gli angeli rotolavano la
pietra...
No. Sono arrivate in ritardo per poter aver testimoniato un evento così
portentoso ed unico. Tutto ciò era già successo. Quando? Proprio verso la
fine dello Shabat! Infatti, leggiamo ciò che le donne hanno trovato nel
momento in cui sono arrivate alla tomba:
E trovarono la pietra rotolata dal sepolcro. Ma
essendo entrate, non trovarono il corpo del Rabbi Yeshua. Ed avvenne che
mentre se ne stavano perplesse di ciò, ecco che apparvero dinanzi a loro
due uomini in vesti sfolgoranti; ed essendo esse impaurite, e chinando
il viso a terra, essi dissero loro: «Perché cercate il vivente fra i
morti? Egli non è qui, ma è risuscitato; ricordatevi com’egli vi parlò
quand’era ancora in Galilea». (Luca 24:2-6)
Ecco, le donne videro questi due personaggi
che comunicarono loro quello che era successo: Yeshua era già risorto quando
esse, nella notte del sabato, sono andate ad ungerlo. Perché non si tiene
conto del fatto che nessuno in realtà fu testimone oculare della
risurrezione, e quindi non si può determinare l’ora in cui essa si verificò?
Dal racconto evangelico risulta evidente che comunque non accadde nelle
prime ore del mattino, ma durante la notte, oppure nella sera precedente,
nella quale essendo ancora Shabat, nessuno si è mosso per andare a vedere.
Queste donne erano ansiose di poter rendere onore al corpo di Yeshua, ed
appena passato lo Shabat sono andate a farlo, ma egli già non c’era più...
Considerando che la sua risurrezione sia accaduta entro i tre giorni
compreso quello della crocifissione, che è l’ipotesi più probabile ‒o anche
se fossero passate 72 ore‒, essa dev’essersi verificata prima della
conclusione dello Shabat, perché come già abbiamo spiegato, la crocifissione
non può essere stata che il mercoledì, e come vedremo adesso, l’ultima cena
fu il martedì sera.
L’ultima cena
I particolari riguardanti l’ultima cena
sono davvero interessanti ed enigmatici, sia perché sembra una celebrazione
anticipata della Pesach (precedente al giorno della Preparazione!), sia per
altri dettagli che sfuggono a chi non ha una conoscenza approfondita delle
regole intorno alle celebrazioni giudaiche. Questi elementi ci danno anche
un’indicazione sul giorno della crocifissione in favore del mercoledì.
Abbiamo già detto che il giorno della
Preparazione è il 14 di Nisan, nel quale si predispone il sacrificio con cui
in quella stessa sera, che è il 15 Nisan, si commemora Pesach, la
liberazione dall’Egitto. Abbiamo anche verificato che Yeshua fu crocifisso
proprio nel giorno della Preparazione, ossia il 14 Nisan, e quindi la notte
di Pesach era già stato sepolto. Di conseguenza, l’ultima cena non può
essersi svolta nella notte di Pesach, ma all’inizio del giorno della
Preparazione, ovvero, la sera precedente dopo il tramonto. Infatti, ciò che
Yeshua in realtà celebrò era la Preparazione e non Pesach. Tuttavia, ci sono
dei particolari sconcertanti intorno a questa cena; leggiamo i passi biblici
connessi a questo evento, divisi in due sezioni per poter considerare i
dettagli in modo più comprensibile:
1)
E il primo giorno degli
azzimi, quando si sacrificava Pesach, i suoi discepoli gli
dissero: «Dove vuoi che andiamo ad apparecchiarti da mangiar Pesach?»
Ed egli mandò due dei suoi discepoli, e disse loro: «Andate
nella città, e vi verrà incontro un uomo che porterà una brocca d’acqua;
seguitelo; e dove sarà entrato, dite al padrone di casa: “Il Rabbi dice:
Dov’è la mia stanza da mangiarvi Pesach
coi miei discepoli?”». E i discepoli andarono e giunsero nella città e
trovarono come egli aveva loro detto, e apparecchiarono Pesach.
(Marco 14:12-16)
Ed egli disse loro: «Ecco, quando
sarete entrati nella città, vi verrà incontro un uomo che porterà una
brocca d’acqua; seguitelo nella casa dov’egli entrerà. E dite al padrone
di casa: “Il Rabbi ti manda a dire: Dov’è la stanza nella quale mangerò
Pesach con i miei discepoli?” Ed egli vi mostrerà di sopra una gran sala
ammobiliata; quivi apparecchiate». Ed essi andarono e trovarono com’egli
aveva loro detto, e prepararono Pesach. (Luca 22:10-13)
2)
Ed egli disse: Andate in città dal
tale, e ditegli: «Il Rabbi dice: Il mio tempo è vicino; farò Pesach da
te, con i miei discepoli». E i discepoli fecero come Yeshua aveva loro
ordinato, e prepararono Pesach. E quando fu sera, si mise a tavola con i
dodici discepoli. (Matteo 26:18-20)
E i discepoli andarono e giunsero
nella città e trovarono come egli aveva loro detto, e apparecchiarono
Pesach. E quando fu sera Yeshua venne con i dodici. (Marco 14:16-17)
E quando l’ora fu venuta, egli si
mise a tavola, e gli apostoli con lui. Ed egli disse loro: «Ho
grandemente desiderato di mangiar questa Pesach con voi, prima ch’io
soffra; poiché io vi dico che non la mangerò più finché sia compiuta nel
Regno d’Elohim». (Luca 22:14-16)
Nella prima sezione troviamo un personaggio
misterioso, del quale non sappiamo nemmeno il nome: un uomo che porta una
brocca d’acqua. Questa figura può apparire normale per gli occidentali
dell’era post-rivoluzione sessuale degli anni 60, ma certamente era una cosa
insolita nell’ambiente giudeo del primo secolo: il compito di attingere
acqua era riservato esclusivamente alle donne. Oppure, quest’uomo poteva
essere un servo, al quale il padrone aveva praticamente umiliato dandogli da
compiere un lavoro femminile? Ma no!... Era il padrone di casa! Com’è
possibile? Un uomo, padrone di casa, che va di persona a fare qualcosa che
dovrebbe aver fatto sua moglie, o sua figlia, o una serva, o al limite un
servo... Una spiegazione c’è: ancora una volta ci si presentano quelli
uomini mai nominati ma spesso insinuati nel Nuovo Testamento, gli esseni.
Non a caso la tradizione colloca la stanza dell’ultima cena nel quartiere
esseno di Yerushalaym. Infatti, essendo la maggioranza degli esseni uomini
celibi, non avevano altra scelta che andare a procurarsi l’acqua di persona.
Perché Yeshua ha deciso di celebrare Pesach dagli esseni? Anche se non
sembra che il padrone di casa abbia partecipato, ma soltanto concesso l’uso
della stanza, la quale era arredata in occasione della festività.
Nella seconda sezione notiamo che insieme a
Yeshua c’erano i dodici apostoli, e non v’è menzionata nessun’altra persona.
Com’è possibile che non siano state presenti le donne? Dov’erano Miryam di
Magdala, Miryam la madre di Yakov e Yosi, Shalomit, la moglie di Zavdai,
Miryam moglie di Klofah, Marta e Miryam di Beitanyah, Yohanah moglie di Kusa
e Shoshanah, e le altre donne che servivano Yeshua con i loro beni? E magari
anche la suocera di Kefa, e le mogli degli apostoli? ‒perché alcuni di loro,
se non tutti, erano sposati‒ (Matteo 8:14; 27:56; Marco 15:40; Yohanan 11:1;
19:25; Luca 8:3; 18:28). Infatti, l’assenza delle donne contrasta fortemente
con la tradizione giudaica, che stabilisce che in tutte le festività, e
principalmente in quelle di giubilo come Pesach, la presenza delle donne è
richiesta, anzi, esse devono assolutamente partecipare. Ritorniamo sulla
“pista essena”...? Ci sono alcuni che sostengono che in realtà le donne
c’erano, ma non sono menzionate perché non era solito farlo. Può darsi.
Tuttavia, dal racconto degli Evangeli sembra che le donne non siano state
invitate.
Un terzo fattore implicitamente suggerisce
infatti che quello che si celebrava quella sera, a parte la Preparazione,
era Pesach secondo il calendario esseno! Infatti, sia Yeshua che i suoi
discepoli chiamavano a quella cerimonia proprio “Pesach”. Come mai? Abbiamo
già spiegato che gli esseni osservavano un calendario
solare, in base al quale
tutti gli anni erano strutturalmente uguali perché ogni giorno del mese
corrispondeva sempre al medesimo giorno della settimana, e di conseguenza,
anche tutte le festività. La celebrazione di Pesach, il 15 di Aviv, era per
gli esseni sempre un mercoledì. E quella stessa sera era il 15 Aviv nel
calendario esseno, la sera iniziata al tramonto del martedì precedente alla crocifissione.
Gli elementi coincidono: un uomo che porta una brocca d’acqua, una
celebrazione di Pesach nella sera della Preparazione, l’assenza delle donne.
Perché Yeshua ed i suoi apostoli hanno deciso di celebrare una festività
secondo le usanze degli esseni? Probabilmente perché era l’ultima volta
ch’egli avrebbe potuto celebrare Pesach, com’egli stesso dichiarò, finché
sia compiuta nel Regno d’Elohim... O magari perché la sua missione, come
abbiamo già spiegato, era rivolta verso la Casa di Israele e non verso la
Casa di Yehudah... Oppure, per lasciarci un indizio sul giorno in cui fu crocifisso,
il mercoledì...
Una strana coincidenza è che al poco tempo dalla sua nascita i suoi primi
adoratori sono stati i Magi, e poche ore prima della sua morte egli
partecipò ad una celebrazione in casa di esseni. Abbiamo già parlato sui
legami esistenti tra questi due gruppi, ed il loro rapporto con la Casa di
Israele. Perché questi non-Giudei compaiono proprio all’inizio ed alla fine
della sua vita terrena? Oppure questi particolari sono stati evidenziati dai
redattori degli Evangeli?...
Non perderemo tempo qui a considerare alcune
ridicole teorie che sono ultimamente in circolazione, prese da un romanzo di
successo che qualcuno pretende spacciare per scoperta scientifica, il
cosiddetto “Codice Da Vinci”, che propone una serie di speculazioni a
partire del dipinto de “L’ultima cena” del famoso pittore toscano. Tali
teorie non meritano alcun credito.
Non vorrei dilungarmi neanche su aspetti meno
rilevanti intorno alla commemorazione della “santa cena” o eucaristia, a
parte il fatto che essa consiste in pane, che rimane sempre pane e non si
trasforma in alcun’altra sostanza, e vino, che non è succo d’uva, né mosto
analcolico (come alcuni gruppi insistono tenacemente), ma è vino e rimane
tale. Non è vero che si tratti di una qualità di vino senza alcool, come
vogliono far credere certe denominazioni, perché semplicemente non esiste un
prodotto così, e nel linguaggio biblico e fin troppo chiaro che il termine
“vino” indica una bevanda a base di fermento d’uva, che se si beve in modo
esagerato produce ubriachezza: “Per chi s’indugia a lungo presso il vino,
per quei che vanno a gustare il vino misto. Non guardare il vino quando
rosseggia, quando scintilla nel calice e va giù così facilmente! Alla fine,
esso morde come un serpente e punge come un basilisco. I tuoi occhi vedranno
cose strane, e il tuo cuore farà dei discorsi pazzi” ‒ Proverbi
23:30-33. Il vino usato da Yeshua ha precisamente queste
caratteristiche, come tutto il buon vino d’Israele e soprattutto quello che
si beve in celebrazioni come la Preparazione o Pesach, in cui è richiesto
che il vino sia della miglior qualità, cosa che necessariamente dipende da
un’alta gradazione.
Sul significato della santa cena, va precisato in modo categorico che essa
non sostituisce in nessun modo la celebrazione di Pesach, e non ne è la
continuazione. Yeshua ha semplicemente eseguito una commemorazione che fa
parte della cerimonia giudaica. Tuttavia, è importante realizzarla nel
momento prestabilito: la grande maggioranza delle istituzioni cristiane e
pseudo-cristiane celebrano piuttosto una “santa colazione” anziché una santa
cena, seguendo così inconsapevolmente o meno, la tradizione del culto
solare. Lo stesso apostolo dei gentili, quando trasmette l’insegnamento
ricevuto, specifica che “Yeshua, nella notte che fu consegnato,
prese del pane” (1Corinzi 11:23). È stata ancora una volta la
tradizione cattolico-romana che ha imposto l’eucaristia nelle ore diurne.
La sepoltura
C'è ancora un particolare che
riguarda il modo in cui Yeshua fu seppellito: Perché non fu sotterrato, come
richiede la Legge Giudaica? Perché fu messo in una tomba nella quale una
persona poteva entrare (Yohanan 20:5-8), come nelle tombe egizie? Anche qui
c'è un indizio sulla messianicità di Yeshua come Mashiach ben-Yosef
piuttosto che come ben-David, cioè, come Messia della Casa di Israele
anziché della Casa di Yehuda:
Il Re David, e tutti i Re di Yehuda (quindi, i Re dei “Giudei”)
furono seppelliti come indica la Torah:
E David s'addormentò coi
suoi padri, e fu sepolto nella città di David.
‒
1Re 2:10.
Nello stesso modo anche Salomone (Salomone
s'addormentò coi suoi padri, e fu sepolto nella città di David suo padre ‒
1Re 11:43), Rehavam (E Rehavam s'addormentò coi suoi padri e con essi
fu sepolto nella città di David ‒ 1Re 14:31), e così tutti i Re
di Yehuda.
Chi fu invece imbalsamato secondo l'usanza egizia?
Poi Yosef morì, in età di
centodieci anni; e fu imbalsamato, e posto in una bara in Egitto.
‒
Genesi 50:26.
Così anch'egli aveva ordinato si facesse
con suo padre: Poi Yosef ordinò ai medici ch'erano al suo servizio,
d'imbalsamare suo padre; e i medici imbalsamarono Israele. ‒ Genesi
50:2.
Del modo in cui Yeshua fu trattato dopo la sua morte, leggiamo:
E passato lo Shabat, Miryam di Magdala e Miryam madre di Yakov
e Shalomit comprarono degli aromi per andare a imbalsamar Yeshua.
(Marco 16:1)
Anche se in questo caso il termine
“imbalsamare” si intende come “ungere con balsamo”, resta il fatto che non fu
seppellito sotto terra come richiede il rito giudaico, ma fu invece posto in
una tomba accessibile alle persone, come si usava nell'Antico Egitto e come
tuttora è comune in Occidente. Perché Yeshua non fu seppellito come i Re di
Yehuda, ma come lo fu il capostipite della Casa di Israele?
La consegna
Uno dei
fatti che si danno per scontati senza meditare veramente sul senso che esso
possa avere è il cosiddetto “tradimento” di Giuda. Certamente, gran parte
della colpa è attribuibile alle traduzioni, che sono state eseguite con
scarsa responsabilità e mancanza di rispetto del testo originale. Il
famigerato Iscariota è accusato d’aver tradito il suo Maestro, indicando ai
soldati chi era questo ricercato rivoluzionario. Non c’è una notevole
incoerenza in tutto ciò? Se per prendere Yeshua avevano bisogno di qualcuno
che potesse identificarlo, significa che Yeshua era un fuggitivo, il quale
si nascondeva e nessuno sapeva veramente dove trovarlo, realizzava le sue
predicazioni in circoli esclusivi, in luoghi segreti dove soltanto alcuni
iniziati avevano accesso dopo aver detto correttamente la parola d’ordine, e
nessuno conosceva la sua faccia a parte i suoi più intimi collaboratori...
Invece no, era un predicatore di strada che aveva messo in subbuglio tutta
Yerushalaym, e l’intera nazione, che quando passava per le strade era subito
riconosciuto persino dai ciechi, che lo invocavano «Yeshua ben-David, abbi
pietà di noi!» (Matteo 20:30), e tutto quanto ci racconta l’Evangelo.
Quindi, se è così, a cosa serve uno che lo tradisca? Perché pagare
profumatamente uno che segnali ai soldati chi è questo personaggio che tutto
il mondo conosce? Non l’avevano visto entrare nella città montato su un
asino pochi giorni prima? Evidentemente, ciò che Giuda ha fatto era qualcosa
di diverso. Prenderò ancora una volta le parole scritte da Pinhas Lapide in
“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”(parte
terza, 1, 38):
“È interessante soprattutto il fatto che il termine ʹtradimentoʹ usato
abitualmente da tutti i cristiani in riferimento a Giuda non ricorre come
tale nell’Evangelo. Nel testo greco è scritto il verbo paradidonai,
che significa letteralmente ʹdareʹ o ʹconsegnareʹ ed è esattamente il
termine di cui si serve Paolo per indicare la morte sacrificale di Yeshua
come ʹauto-donazione, auto-consegnaʹ (Galati 2:20). In ultima
analisi Giuda ha fatto solo ciò che nel Nuovo Testamento Elohim stesso fa
con Yeshua: «Egli non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per
tutti noi...» (Romani 8:32)” ‒ Notare che il verbo ʹha datoʹ in greco è lo
stesso tradotto come ʹtradireʹ nel caso di Giuda Iscariota! Ha il Padre
ʹtraditoʹ il proprio Figlio? [ndr] “A partire da questa frase l’intera
passione diventa una serie di sei successive ʹconsegneʹ. Su indicazione di
Yeshua, Giuda lo consegna al Sinedrio, il quale lo consegna a Pilato; questi
lo consegna ad Erode, che poi glielo riconsegna. Pilato allora lo consegna
ai suoi legionari, i quali lo inchiodano sulla croce romana, dove infine
Yeshua consegna la sua anima al Creatore. Tutto questo si può leggere nel
Nuovo Testamento, senza che vi si trovi alcun ʹtradimentoʹ attribuito a
Giuda. Se tutto questo non fosse avvenuto e Yeshua fosse morto
tranquillamente nel seno della propria famiglia, dove sarebbe la chiesa e
tutta la sua salvezza!? Per gli scettici resta alla fine questa semplice ragionevolissima domanda:
in fin dei conti che cosa poteva tradire Giuda?
Yeshua passava intere giornate in pubblico a Yerushalaym circondato dai suoi
discepoli e da numerosi simpatizzanti e sostenitori. Era solito insegnare
anche nel cortile del Tempio davanti a migliaia di persone. Lo conferma egli
stesso senza ombra di dubbio: «Ogni giorno stavo seduto nel Tempio ad
insegnare» (Matteo 26:55). Non c’era quindi alcun bisogno di un agente
segreto per identificarlo. In una situazione del genere con la migliore
buona volontà non c’era nulla -ma proprio nulla- che Giuda avrebbe potuto
ʹtradireʹ alle autorità. «Nella notte in cui fu tradito...», così si ripete
ovunque nelle celebrazioni della cena. L’ascoltatore non prevenuto si chiede
con raccapriccio: la salvezza cristiana dipende forse dal presunto
tradimento di Giuda Iscariota? Yeshua non ha forse annunciato a più riprese
la sua morte di espiazione assunta liberamente e volontariamente? Come ad
esempio nell’Evangelo di Yohanan: «Nessuno me la toglie [la vita], ma la
offro da me stesso» (Yohanan 10:18)”.
Infatti, quella presunta azione di tradimento da parte di Giuda viene
espressa nel testo originale con gli stessi verbi con cui Yeshua parla di
ciò che aveva determinato fare di se stesso. Quindi, sarebbe opportuna una
revisione delle traduzioni, che hanno seguito non la fedeltà al manoscritto
apostolico ma al commentario patristico. Vorrei citare una traduzione
corretta, in inglese, il Messianic Renewed Covenant:
And as they were eating, He said, «Truly I
say to you, that one of you will deliver Me up». And being deeply
distressed, each one of them began to say to Him, «Surely not I, Lord?»
And He answered and said, «He who has dipped his hand with Me in the
dish is the one who will deliver Me up». (Matthew 26:21-23)
And Yehudah from Keriot, who was one of the
twelve, went away to the chief priests, in order to deliver Him
up to them... And as they were reclining and eating, Yeshua said, «Truly
I say to you that one of you will deliver Me up - one who is
eating with Me». (Mark 14:10,18)
For I took alongside from the Lord that which
I also delivered to you, that the Lord Yeshua on the night in
which He was delivered up took bread (1Corinthians 11:23)
I versi sopra citati e quelli paralleli e
collegati, conforme al testo originale hanno reso la traduzione corretta
usando il verbo ʹdeliverʹ, che significa ʹconsegnareʹ, ʹtrasmettereʹ.
Notare che nel passo che tradizionalmente si legge nella celebrazione della santa
cena, lo stesso verbo è ripetuto due volte, la prima che nel testo italiano
corrisponde a ʹtrasmettereʹ e la seconda a ʹtradireʹ, come si legge:
“Poiché
ho ricevuto dal Signore quello che anche v’ho trasmesso; cioè, che il
Signor Yeshua, nella notte che fu tradito, prese del pane”.
Invece, una traduzione corretta, conforme sia all’originale che alla
versione inglese sopra citata, sarebbe:
“Poiché ho ricevuto dal Signore quello che
anche v’ho trasmesso; cioè, che il Signor Yeshua, nella notte che fu
consegnato, prese del pane” (1Corinzi 11:23)
Un’altra questione controversa riguarda il
ʹprezzo del tradimentoʹ, trenta sicli d’argento. Il fatto è che tali monete,
in quei tempi non esistevano! I sicli d’argento erano spariti dalla
circolazione tre secoli prima. Probabilmente, l’Evangelista ha semplicemente
scritto l’equivalente della somma che Giuda avrebbe ricevuto, in modo tale
di collegarlo alla profezia di Zekharyah 11:10-14 (vedi commento nella
sezione Profeti).
Il processo
L’idea che
i responsabili della morte di Yeshua siano stati i Giudei (o gli “Ebrei”) è
tuttóra la più diffusa tra i cristiani. Questo concetto è stato il
cavallo di battaglia per legittimare duemila anni di atroci persecuzioni e
massacri di Giudei in occidente, perché essi sono accusati d’essere “gli
assassini di Cristo”. Persino il nome Yehudah, il più ʹgiudeoʹ dei nomi,
nelle sue versioni occidentali (Giuda, Judas, ecc.) è subito collegato
all’Iscariota, mai a qualcuno di tutti gli altri Yehudah menzionati nella
Bibbia, dal capostipite della Tribù omonima fino al fratello di Yeshua e
l’altro apostolo. L’immagine negativa del Giudeo è sempre connessa con la
loro ipotetica colpa d’aver fatto uccidere il proprio Messia e d’aversi
attirato l’ira dell’Eterno per tutte le generazioni. Persino molti dei
cristiani più sinceri credono questo, perché, leggendo testi biblici fuori
dal contesto, come normalmente si fa per stabilire la maggioranza delle
dottrine cristiane, dicono che i Giudei stessi si sono procurati questa
maledizione, dicendo: «Il suo sangue sia sopra noi e sopra i nostri
figliuoli» (Matteo 27:25). Naturalmente, per loro questa presunta
dichiarazione di una parte degli abitanti di Yerushalaym (chissà se erano
veramente Giudei, o un po’ di tutto?) ha più peso delle parole di Yeshua
stesso, che sulla croce disse: «Padre, perdona loro, perché non sanno quello
che fanno»
(Luca 23:34). Tutte le promesse d’Elohim per il Suo Popolo Israele spazzate
via da una semplice dichiarazione irresponsabile di quattro gatti!
Incredibile! Certo, se questi cristiani leggessero TUTTA la Bibbia come si
deve, saprebbero anche che una maledizione, per terribile che sia, non dura
più di quattro generazioni: “Io, l’Eterno, il tuo Elohim, sono un
Elohim geloso che punisco l’iniquità dei padri sui figliuoli
fino alla terza e alla quarta generazione di quelli che mi
odiano, e uso benignità, fino alla millesima generazione, verso quelli
che m’amano e osservano i miei comandamenti”
(Esodo 20:5-6). Quindi, se Colui che ha fatto l’Universo e le promesse è
fedele e coerente con Sé stesso, al massimo avrà punito i responsabili del
misfatto, semmai i loro discendenti per non più di quattro generazioni (le
quali si sono sicuramente compiute quanto più tardi con l’inizio della
Diaspora). Invece, Egli usa benignità fino alla millesima generazione verso
coloro che osservano i comandamenti! Nei tempi di Yeshua qualcuno c’era che
li osservava, Yeshua stesso ne dà testimonianza e l’Evangelo ci parla di
diversi giusti ed osservanti della Torah. Questi erano Giudei, e non solo
loro, ma anche tra i suoi discendenti, e tra i discendenti di altri Giudei
che magari erano ingiusti allora, ci sono quelli che osservano i
comandamenti tuttóra. Sono già passate mille generazioni? Ed in quanto a
quelli che oggi osservano i comandamenti, devono ancora passare altre mille,
e ci sarà sempre qualcuno che continuando ad osservarli fa partire questa
promessa dalla generazione successiva... Come mai non si parla di questa
benedizione, ma s’enfatizza soltanto l’aspetto della presunta maledizione
eterna? Probabilmente c’è un po’ di antisemitismo nell’essenza del
cristianesimo, che non permette a i suoi seguaci di valutare con
imparzialità ed onestà tutte le cose.
Vediamo adesso se i responsabili, o i “mandanti” della crocifissione erano
Giudei come comunemente si crede. Per incominciare, la pena di morte ebraica
era eseguita tramite la lapidazione, non la crocifissione, che era una
punizione romana. Tuttavia, s’ascrive ai Giudei il processo per il quale
Yeshua fu poi condannato dai Romani. Vediamo in seguito quali erano le leggi
del Sanhedrin concernenti i processi:
· 1) Non si poteva eseguire un arresto da parte delle autorità
religiose tramite un compenso in denaro [Esodo 23:8];
· 2) I giudici e i membri del Sanhedrin non potevano
prendere parte nell’arresto;
· 3) I processi richiesti dal Sanhedrin potevano tenersi soltanto
nella Sala di Giustizia all’interno del Recinto del Tempio;
· 4) I processi non potevano essere segreti, ma soltanto
pubblici;
· 5) I carichi non potevano partire dai giudici; i giudici
dovevano limitarsi ad esaminare i carichi portati a loro da altri;
· 6) I giudici dovevano essere umani e cortesi;
· 7) Nessun processo era permesso alla vigilia di un Shabat
(settimanale o festivo);
· 8) Non era permesso svolgere alcun processo o parte
di un processo dopo il tramonto;
· 9) Non si potevano svolgere processi prima dell’offerta
sacrificale del mattino;
· 10) Il verdetto non poteva essere pronunciato di notte, solo
nelle ore diurne;
· 11) In caso di pena di morte, il processo e verdetto di
colpevolezza non potevano essere contemporanei ma dovevano trascorrere
almeno 24 ore tra l’uno e l’altro;
· 12) La sentenza poteva essere pronunciata solo tre giorni dopo
il verdetto;
· 13) Dovevano esserci almeno due o tre testimoni, e le loro
dichiarazioni dovevano corrispondere nei minimi dettagli [Deuteronomio
19:15];
· 14) Non si doveva interrogare l’imputato allo scopo di farlo
auto-accusarsi;
· 15) Nessuno poteva essere condannato solo in base alle sue
proprie parole;
· 16) L’accusa di blasfemia era valida soltanto se il Nome
dell’Eterno era stato pronunciato;
· 17) Nei processi prima si pronunciava la difesa e dopo
l’accusa;
· 18) Tutti potevano esprimersi in favore dell’assoluzione, ma
non tutti potevano chiedere la condanna;
· 19) Il voto per la condanna a morte doveva essere individuale
ed iniziare dal più giovane, in modo tale di non essere influenzato dagli
anziani;
· 20) La decisione di colpevolezza fatta all’unanimità
dimostrava innocenza, perché non è possibile per 23 - 71 uomini essere
d’accordo senza aver complottato;
· 21) Il Sommo Sacerdote non poteva assolutamente stracciarsi le
vesti [Levitico 21:10];
· 22) Una persona condannata a morte non poteva essere fustigata
o picchiata in anticipo.
In base a queste leggi, risulta evidente che un simile processo era
completamente illegale. I Giudei osservanti non avrebbero acconsentito.
Quindi, chi ha svolto in realtà il processo a Yeshua?
Chi aveva interesse a toglierlo di mezzo? E perché?
Allora i capi sacerdoti e gli anziani del
popolo si radunarono nella corte del sommo sacerdote detto
Kayafa, e deliberarono nel loro consiglio di pigliar Yeshua con inganno
e di farlo morire... Allora uno dei dodici, detto Giuda Iscariota, andò
dai capi sacerdoti... E mentre parlava ancora, ecco arrivar
Giuda, uno dei dodici, e con lui una gran turba con spade e bastoni, da
parte dei capi sacerdoti e degli anziani del popolo... Or
i capi sacerdoti e tutto il Sinedrio cercavano qualche
falsa testimonianza contro a Yeshua per farlo morire... Poi, venuta la
mattina, tutti i capi sacerdoti e gli anziani del popolo
tennero consiglio contro a Yeshua per farlo morire... E accusato dai
capi sacerdoti e dagli anziani, non rispose nulla. Ma i
capi sacerdoti e gli anziani persuasero le turbe a chieder
Bar-abba e far perire Yeshua. (Matteo 26:3-4,14,47,59; 27:1,12,20)
E subito la mattina, i capi sacerdoti, con
gli anziani e gli scribi e tutto il Sinedrio,
tenuto consiglio, legarono Yeshua e lo menarono via e lo misero in man
di Pilato... E i capi sacerdoti l’accusavano di molte cose...
Poiché capiva bene che i capi sacerdoti glielo avevano consegnato
per invidia. Ma i capi sacerdoti incitarono la moltitudine a
chiedere che piuttosto liberasse loro Bar-abba. (Marco 15:1,3 ,10-11)
Ed ogni giorno insegnava nel Tempio. Ma i capi
sacerdoti e gli scribi e i primi fra il popolo
cercavano di farlo morire; ma non sapevano come fare, perché tutto il
popolo, ascoltandolo, pendeva dalle sue labbra... E come i capi
sacerdoti e i nostri magistrati l’hanno fatto condannare a
morte, e l’hanno crocifisso. (Luca 19:47-48; 24:20)
Come dunque i capi
sacerdoti e le guardie l’ebbero veduto, gridarono:
Crocifiggilo, crocifiggilo!... Da quel momento Pilato cercava di
liberarlo; ma i capi dei Giudei gridavano, dicendo: Se liberi
costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a
Cesare... Allora essi gridarono: Tòglilo, tòglilo di mezzo,
crocifiggilo! Pilato disse loro: Crocifiggerò io il vostro Re? I capi
sacerdoti risposero: Noi non abbiamo altro re che Cesare. (Yohanan
19:6,12,15)
Gli
evangelisti ci spiegano in modo piuttosto unanime chi erano gli interessati
alla morte di Yeshua:
Matteo nomina in primo luogo i capi sacerdoti, i quali erano sadducei e
quindi, come abbiamo già esposto, non erano Leviti e neppure Giudei, ma
avevano usurpato il sacerdozio ed erano in connivenza con i Romani. Poi
nomina gli anziani del popolo, uomini messi al potere dai Romani, che
avevano il compito di controllare e soffocare ogni tentativo di rivolta;
essi erano delle spie al servizio dell’invasore, e chiunque potesse
rappresentare un potenziale sovversivo doveva essere soppresso. In
un’occasione Matteo nomina anche il Sanhedrin, che era composto in
maggioranza da sadducei ed alcuni farisei che a malincuore accettavano
l’ordine stabilito. Il Sanhedrin era presieduto dal sommo sacerdote,
sadduceo.
Marco coincide con Matteo mettendo al primo posto i capi sacerdoti
(sadducei), e poi anche gli anziani -quelli appena descritti-, gli scribi,
che potevano essere dei farisei ma anche sadducei, ed infine il Sanhedrin.
Luca conferma che a dirigere l’operazione sono stati i capi sacerdoti,
quindi i sadducei, poi anche gli scribi ed i ʹprimi fra il popoloʹ, quelli
chiamati anziani da Matteo e Marco, probabilmente gli stessi che poi chiama
ʹmagistratiʹ.
Yohanan non si discosta dagli altri tre evangelisti, nominando in primo
luogo i capi sacerdoti, poi anche i capi dei Giudei, e le ʹguardieʹ, che
erano invece dei Romani.
La perfidia dei sadducei è manifesta nella loro dichiarazione di fedeltà a
Roma, dicendo di non avere altro re che l’imperatore, e questo è l’unico
reale motivo per cui Yeshua è stato messo a morte: non perché il suo
insegnamento fosse in qualche modo in contrasto con il Giudaismo, ma perché
egli rappresentava un pericolo dal punto di vista politico. Infatti, il
popolo, che erano Ebrei, ʹpendeva dalle sue labbraʹ... come poteva quel
popolo averlo condannato a morte?
In Atti 4:1,6,8, Kefa ci conferma che a processare Yeshua sono stati i
sadducei e le loro famiglie, ai quali egli chiama anziani e rettori del
popolo.
Da una lettura attenta dei brani apprendiamo che in realtà i farisei non
sono stati elencati tra coloro che hanno partecipato al processo contro
Yeshua; tuttavia si da per scontato che essi fossero presenti come membri
del Sanhedrin. L’evangelista Yohanan li nomina in una riunione precedente,
in cui specifica anche il motivo per cui si voleva processare Yeshua:
I capi sacerdoti quindi e dei
farisei radunarono il Sinedrio e dicevano: «Che facciamo?
perché quest’uomo fa molti miracoli. Se lo lasciamo fare, tutti
crederanno in lui; e i Romani verranno e ci distruggeranno la città e
la nazione». E un di loro, Kayafa, che era sommo sacerdote di
quell’anno, disse loro: «Voi non capite nulla; e non riflettete come vi
torni conto che un uomo solo muoia per il popolo, e non perisca tutta la
nazione». Or egli non disse questo di suo; ma siccome era sommo
sacerdote di quell’anno, profetò che Yeshua doveva morire per la
nazione; e non soltanto per la nazione, ma anche per raccogliere in uno
i figliuoli dispersi d’Elohim. (Yohanan 11:47-52)
Questo
passo dell’Evangelo è molto interessante, perché contiene dei dettagli non
sempre esaminati accuratamente. Qui Yohanan ci spiega la vera ragione per
cui tutti erano preoccupati: che il popolo prendesse Yeshua come il Messia
che doveva liberarli e lo nominasse Re, cosa avrebbe scatenato
immediatamente la repressione da parte dei Romani. Come abbiamo già spiegato
prima, il messaggio di Yeshua non era affatto benevolo verso i Romani,
tuttavia, quando gli Evangeli furono scritti si doveva cercare di
coinvolgerli il meno possibile nel raccontare i fatti affinché i discepoli
del Nazareno non si rendessero ancora più odiosi al potere, visto che le
persecuzioni contro di loro erano già in corso.
Questo verso è l’unico relativo alle istanze precedenti al processo in cui i
farisei sono nominati. Essi concordano con i sadducei nel fatto che Yeshua
rappresenta un pericolo politico e che bisogna fare qualcosa per evitare che
la sua predicazione possa risultare in una rivolta con la conseguente
repressione. Tuttavia, essendo i farisei fedeli alle leggi, probabilmente
essi volevano che Yeshua fosse processato secondo le regole descritte sopra.
Infatti, nel processo stesso non sono esplicitamente nominati, e non sono
presenti tutti i membri del Sanhedrin, altrimenti non si sarebbe raggiunta
l’unanimità. Membri farisei del Sanhedrin erano sicuramente assenti, come
Yosef di Ramatayim e Nicodemo, i quali in una riunione precedente avevano già
espresso il loro disaccordo con coloro che volevano processare Yeshua:
Ed ecco un uomo per nome Yosef, che era
consigliere, uomo dabbene e giusto, il quale non aveva consentito alla
deliberazione e all’operato degli altri, ed era da Ramatayim, città dei
Giudei. (Luca 23:50-51)
Nicodemo (un di loro, quello che prima era
venuto a lui) disse loro: «La nostra Torah giudica ella un uomo prima
che sia stato udito e che si sappia quel che ha fatto?» Essi gli
risposero: «Sei anche tu di Galilea? Investiga, e vedrai che dalla
Galilea non sorge Profeta». (Yohanan 7:50-52)
Ritornando
a Yohanan 11:47-52, è interessante ciò che il sommo sacerdote disse: anche
se era un falso profeta, nelle sue parole c’è coerenza con quello che era il
piano divino ‒ non dimentichiamo che anche Bilâm ha profetizzato ciò che era
giusto (Numeri 24). Kayafa infatti, ha definito qual’era la missione di Yeshua:
“raccogliere in uno i figliuoli dispersi d’Elohim”. A cosa si
riferiva con questo? Chi sono i figli dispersi che devono essere raccolti in
uno? Il sommo sacerdote aveva capito che Yeshua sarebbe stato colui che era
venuto per riscattare la Casa di Israele? Probabilmente sì, altrimenti, per
quale motivo avrebbe detto una cosa simile?
In quel
tempo il popolo aspettava la liberazione attraverso il Messia. I discepoli
di Yeshua erano anch’essi convinti della sua missione politica di liberare
Israele (Luca 24:21; Atti 1:6). Il popolo sperava che Yeshua facesse la
mossa decisiva che avrebbe rovesciato il potere di Roma. Se questo riusciva,
si profilavano tempi duri per i sadducei e per i capi popolari assoldati dai
Romani. Senza dubbio, la cosa non sarebbe piaciuta nemmeno ai Romani stessi.
I farisei invece, avrebbero pure guardato con favore un Messia che portasse
a compimento la vittoria certa e definitiva, ma il loro problema era che non
vedevano Yeshua come colui che avrebbe portato avanti tale missione;
infatti, essi “non credevano in lui” (Yohanan 12:37). Il loro non credere
non riguardava l’insegnamento di Yeshua, ma era relativo alla sua missione
redentrice. Quindi, se egli non era colui che avrebbe compiuto la
liberazione della nazione ed il popolo lo proclamava Re, ciò avrebbe
provocato l’ira dei Romani e la conseguente distruzione della Giudea. Ecco
il motivo per il quale i farisei volevano in qualche modo farlo tacere, ma
sicuramente con un processo regolare, secondo la Legge. Per questo motivo,
essi non compaiono tra i partecipanti al processo-farsa che condannò a morte
Yeshua. Un processo farisaico potrebbe averlo sentenziato alla morte per
lapidazione, com’era già quasi avvenuto prima, invece la condanna alla croce
evidenzia la partecipazione attiva dei Romani, quasi non nominati, in tutta
la vicenda. Il fatto che subito dopo iniziò la persecuzione dei discepoli da
parte delle autorità imperiali dimostra che in realtà i Romani erano
coinvolti nel processo contro Yeshua molto di più di quanto appare, e poi
sono stati infine i Romani che lo hanno crocifisso. Tuttavia, la colpa fu
ascritta ai Giudei...
“Elohi, Elohi,
lama shavakhtani”
Le parole di Yeshua riportate in Marco
15:34 e in Matteo 27:46 come “Eli, Eli, lima shavakhtani”
ci danno una prova inconfutabile in merito:
E verso l’ora nona, Yeshua gridò con gran
voce: «Elì, Elì, lamà shavachtani?» cioè: «Mio Elohim, mio Elohim,
perché mi hai abbandonato?» Ma alcuni degli astanti, udito ciò,
dicevano: «Costui chiama Eliyahu». E subito uno di loro corse a prendere
una spugna; e inzuppatala d’aceto e postala in cima ad una canna, gli
diè da bere. Ma gli altri dicevano: «Lascia, vediamo se Eliyahu viene a
salvarlo». (Matteo 27:46-49)
L’ignoranza di coloro ch’erano lì è ascrivibile esclusivamente a persone che
non erano Giudei. Nessun Giudeo, anche il più analfabeta, poteva non capire
perfettamente queste parole, sia che le abbia dette in ebraico o aramaico. I
termini “Eli” ed “Elohi” sono assolutamente inconfondibili, e nessuno li
avrebbe interpretato come il nome del Profeta Eliyahu. Ogni Ebreo poteva
riconoscere nelle parole di Yeshua un’invocazione al Creatore.
Evidentemente, quelli che hanno dato una così assurda interpretazione erano
dei Romani, o Greci, ma certamente non erano Giudei.
L’Evangelo di Yeshua
di Natzaret
L’Evangelo
costituisce la prima parte del Nuovo Testamento, quella che contiene
l’insegnamento diretto di Yeshua di Natzaret, ed è il fondamento sul quale
si deve costruire l’Assemblea dei credenti in Yeshua. Esso ci è stato
trasmesso attraverso quattro autori, di cui due -Mattityahu e Yohanan- erano
dei dodici apostoli. Come abbiamo potuto verificare, non c’è in tutto
l’Evangelo alcun accenno ad un nuovo ordine in cui il Giudaismo sia stato
sostituito da qualche altra dottrina, e neanche riformato. Nemmeno la Torah
è stata sostituita dall’Evangelo, né riformata da questo. Neppure Israele è
stato sostituito da un’altra comunità di persone che abbiano preso il suo
posto come popolo eletto, né è stato declassato ad una posizione secondaria
nei confronti di una nuova Assemblea di credenti. Nessuno dei Patti
precedenti è scaduto: al Patto Noachico hanno seguito il Patto Avrahamico,
il Patto di Beyth-El (Genesi 35:10-15), il Patto Sinaitico o Mosaico, ed il
Patto Davidico. Il primo riguarda l’intero genere umano, quelli seguenti
riguardano il popolo d’Israele in particolare. A questi, il “Nuovo Patto”, o
più correttamente “Patto Rinnovato”, s’aggiunge come un’estensione verso
coloro che ne erano esclusi: quella parte del Popolo Eletto che erano
diventati “Lo-Ammi” (Hoshea 1:9), le “pecore perdute” della Casa di Israele,
ed anche i gentili che si uniranno a loro per entrare nel Regno Messianico.
Non c’è nel messaggio evangelico la minima insinuazione che un’ipotetica
“grazia” abbia sostituito la Torah, né si trova nel testo biblico nessuna
base di sostegno per alcuna eresia dispensazionalista. Semplicemente, con
questo Patto Rinnovato la grazia che esisteva sin dalla Creazione come mezzo
di salvezza è rivelata a tutta l’umanità tramite il Rabbino di Natzaret,
predicatore di giustizia secondo la Torah. La Torah rimane l’espressione
massima della Volontà dell’Eterno Elohim, Colui che giudicherà tutti secondo
il Suo ordinamento. Infatti, l’ultimo consiglio di Yeshua ai suoi apostoli fu:
«Andate dunque, ammaestrate tutti i
popoli, immergendoli nel Nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo, insegnando loro d’osservar tutte quante le cose che v’ho comandate» (Matteo
28:19-20). In pratica, quello ch’egli richiede ai gentili di tutti i
popoli è di diventare discepoli di un Rabbino Giudeo, di compiere un rituale
ebraico chiamato ʹmikvehʹ, che consiste nell’immersione in acqua del nuovo
discepolo, e di osservare tutti i comandamenti (le cose che Yeshua ha
comandato, come abbiamo ampiamente considerato, sono esattamente
l’osservanza puntuale di tutti i comandamenti della Torah) ‒ in altre
parole, Yeshua raccomanda i suoi discepoli di convertire l’intera umanità al
Giudaismo!
Purtroppo, nell’ambiente romano si sviluppò un’altra religione che usurpò il
posto della nascente Assemblea di credenti nel Messia Yeshua di Natzaret: il
cristianesimo, che è l’unica religione il cui presunto fondatore nacque,
visse tutta la sua vita e lasciò questa terra appartenendo ad un’altra
religione!
I credenti in Yeshua non avevano creato un nuovo movimento separato, ma costituivano una
corrente all’interno del Giudaismo. I
“nazareni” ‒com’erano chiamati
i primi discepoli‒ erano considerati Giudei a tutti gli effetti, osservanti
della Torah nella sua totalità, che riconoscevano in Yeshua il Messia
promesso alla
Casa di Israele. Le vicende storiche
successive alla distruzione di Yerushalaym nel 70 e.c. contribuirono ad
accentuare le differenze con i Giudei; poi l’influenza del paganesimo
greco-romano introdotta nell’Assemblea, soprattutto dai “padri della
chiesa”, segnarono definitivamente l’estinzione della comunità originale che
fu progressivamente sostituita dalla nuova corrente neo-platonica che ha
dettato le leggi della chiesa, in opposizione alla Legge dell’Eterno.
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