ISRAELE,
IL POPOLO ELETTO



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Il Nuovo Testamento

 

Premessa

E’ consuetudine diffusa tra i cristiani iniziare a leggere la Bibbia incominciando dal Nuovo Testamento – poi, quando leggono le Scritture Ebraiche le interpretano in base ai loro preconcetti elaborati secondo come hanno percepito il messaggio evangelico. Infatti, dalla lettura del solo Nuovo Testamento è poco quello che riescono a capire su chi sono i Giudei, chi è Israele, e qual’è il piano d’Elohim per queste entità (che solitamente vengono identificate come una sola). Invece, si deve procedere nel modo esattamente inverso: prima si devono leggere le Scritture Ebraiche, che sono quelle che esistevano nel tempo di Yeshua e degli Apostoli e che i primi discepoli leggevano per istruirsi. Il Nuovo Testamento va interpretato secondo i fondamenti posti dalle Scritture precedenti, non viceversa!
Nello stesso modo, se qualcuno intende iniziare a leggere questo studio partendo da qui, perché c’è scritto “Nuovo Testamento”, è da premettere che non capirà un granché se non ha letto la prima parte, cioè, quella che riguarda le Scritture Ebraiche.

Il fatto che esiste un Nuovo Testamento non implica che il Patto precedente sia un “Antico Testamento”, quindi, tale termine non sarà mai usato in questo studio. Il modo corretto di denominarlo è, come scritto nello stesso Evangelo, “le Scritture” (Matteo 21:42; 22:29; 26:54,56; Marco 12:24; 14:49; Luca 24:27,32,45; Yohanan 5:39; 7:15), e in questo studio si useranno i termini corretti, cioè “Scritture”, oppure “Scritture Ebraiche”, “TaNaKh” o “Bibbia Ebraica”.

 

Introduzione

La situazione che troviamo nel Nuovo Testamento è notevolmente diversa da quella che abbiamo lasciato nell’ultimo periodo delle Scritture, cioè, ai tempi di Ezra e Nehemyah.
Nel frattempo sono successi dei cambiamenti sia all’interno della società ebraica che a livello globale: c’è l’Impero Romano, di cui la Giudea è una provincia. Nell’ambito interno, ci sono tre popoli che provengono dall’antico Israele:

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I Giudei, ovvero, la Casa di Yehudah;
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I Galilei, residuo misto di pochi rappresentanti della Casa di Israele che scelsero di ritornare con i Giudei, ma etnicamente mescolati con dei gentili; i Galilei osservavano la Torah e le regole del Giudaismo, per cui erano accettati dai Giudei -come lo erano anche i gentili convertiti al Giudaismo-;
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I Samaritani, popolo simile al precedente dal punto di vista etnico, discendenti di quelli della Casa di Israele che il re d’Assiria mandò di ritorno e si mescolarono con i gentili che erano stati deportati a loro volta in Samaria (2 Re 17:27-28), ma non essendo professanti del Giudaismo erano ritenuti gentili ed evitati dai Giudei.
In questo contesto si svolgono i fatti raccontati nel Nuovo Testamento. Tuttavia, prima di studiare il testo scritto è necessario considerare altri elementi di fondamentale importanza.

Sadducei, Farisei e... Esseni

In quei tempi c’era il Tempio a Yerushalaym, ma in esso non dimorava la Shekinah come nel primo Tempio. Nel cosiddetto “periodo intertestamentario”, nell’ambiente giudaico si erano sviluppati diversi movimenti, sia di natura teologica che politica, di cui faremo un riassunto breve perché non è lo studio su di essi che ci interessa in questo sito, tuttavia è necessario conoscere alcune informazioni inerenti al loro rapporto con l’origine del cristianesimo.
I più importanti di questi movimenti, i quali hanno a grandi linee degli equivalenti nei nostri tempi, erano:

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I sadducei, insieme ad una loro sètta, i boethusiani (chiamati anche erodiani); ai quali si possono corrispondere oggi i karaiti;
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I farisei, dai quali proviene il Giudaismo Rabbinico;
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Gli esseni, movimento mistico paragonabile agli Hassidim, ai kabbalisti, nonché a certi ambienti Giudeo-Messianici;
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Gli zeloti, un movimento non particolarmente religioso, oggi sarebbero chiamati “Sionisti”.
Di questi, i primi due gruppi consistono in due correnti del Giudaismo Biblico, mentre gli esseni erano eterodossi. Gli zeloti potevano dal punto di vista teologico essere dei farisei, ma non sadducei, anche se in loro l’elemento religioso non era prevalente, bensì quello politico (proprio per questo motivo, erano avversari naturali dei sadducei).

I sadducei

Il loro nome in ebraico era Tzeduqim, e significa “giusti”, nome che si diedero per contrastare i Hasidim (pronunciasi con l’H fortemente aspirata, come in tedesco “Chasidim”). Questo nome li conferiva anche una certa autorità sul sacerdozio, perché collegato al nome di Tzadok, dal quale proviene la discendenza legittima dei kohanim.
I sadducei appartenevano alle classi più abbienti della società giudaica. Non esistono testi sadducei, e tutta l’informazione che esiste su di loro proviene da fonti ostili, infatti, nessuno ne parla bene... Oltre all’Evangelo, anche gli storici del tempo come Giuseppe Flavio, Filone e Plinio danno un parere negativo su questo gruppo. Nella letteratura rabbinica, ovvero farisaica, sono presentati come nemici. I rotoli di Qumran non li nominano direttamente, ma sembra che alcuni termini “in codice” alludono a loro.
I sadducei sostenevano che l’unica autorità spirituale è la Torah scritta, in opposizione ai farisei, che osservavano anche la Torah orale. Risulta infatti una contraddizione la loro tendenza in favore dell’ellenismo ed in seguito verso l’Impero Romano. Erano molto legati al Tempio, e controllavano il sacerdozio anche grazie alle loro alleanze politiche con i governanti di turno, dal periodo Hasmoneo fino a quello Romano, ed erano sostenuti dalle famiglie ricche ed influenti. E’ probabilmente questa disonestà politica che li rendeva odiosi. In questi aspetti, il cristianesimo evangelico è molto più vicino ai sadducei, non solo nel concetto della “sola Scriptura” come unica fonte d’autorità spirituale, ma anche nel loro atteggiamento d’accettazione verso i governi temporali, qualunque essi siano.
Malgrado i sadducei credessero nell’autorità delle Scritture, non credevano nella vita spirituale, come riporta non solo l’Evangelo ma anche Giuseppe Flavio ed altri scrittori. I loro eredi, i karaiti, credono invece in tutte queste cose, gli angeli, la risurrezione, l’immortalità dell’anima, ecc., e fanno parte di una delle grandi correnti ortodosse del Giudaismo – mantenendo come principale distinzione dal Giudaismo Rabbinico il fatto che i karaiti non accettano la Torah orale, ma solo quella scritta.

I boethusiani o erodiani

Erano una sètta dei sadducei; sostenevano le stesse dottrine ed erano ancora più attaccati al potere politico. In apparenza, erano membri e sostenitori della famiglia sadducea di Boethus, ordinati sommi kohanim da Erode tramite un matrimonio politico con Mariamne, figlia di Erode – di cui il nome biblico di “erodiani” (Matteo 22:16; Marco 3:6; 12:13). Le fonti storiche li chiamano invece boethusiani.

I farisei

Avevano un’origine comune con gli esseni, entrambi erano inizialmente chiamati “Hasidim”; in un secondo tempo, sembra che i farisei si siano separati, da qui il loro nome, che significa appunto “separati” – in ebraico, “perushim”.
I farisei appartenevano al popolo, alla gente comune, ed erano legati alla Sinagoga piuttosto che al Tempio. Si opponevano tenacemente ai sadducei. I farisei osservavano la Torah orale come interpretazione realistica della Torah scritta, ed accettavano diverse scuole di pensiero sempre che queste non contrastassero con le Scritture; di queste scuole predominavano largamente due: quelle dei rabbini Shammai e Hillel, scuole che tuttóra sussistono nel Giudaismo. L’insegnamento di Yeshua di Natzaret era perfettamente in armonia con la scuola di Shammai, mentre che la maggioranza dei farisei sosteneva quella di Hillel (come nel Giudaismo Rabbinico odierno). I farisei tuttavia, non accettavano i libri apocrifi, pseudo-epigrafici ed altra letteratura al di fuori delle Scritture ispirate; probabilmente questo è il motivo per cui si sono separati dagli originali Hasidim. Se noi oggi abbiamo una selezione corretta delle Scritture Ebraiche, cioè, quella che comprende soltanto i libri ispirati ed esclude quelli apocrifi, è principalmente merito dei farisei.
Nell’Evangelo, principalmente nel “sermone sul monte”, traspare che Yeshua osservava la Torah orale quanto quella scritta, senza le esagerazioni che molti dei farisei insegnavano; infatti, è molto verosimile che Yeshua stesso fosse un fariseo ‒i farisei stessi lo riconoscevano come “Rabbi”, un titolo che si dava ai loro maestri‒, e le sue critiche nei loro confronti sono da considerarsi come quelle che i membri di un gruppo rivolgono verso i propri colleghi. Questo aspetto sarà approfondito più avanti, nel capitolo che tratta sull’ebraicità di Yeshua.
I farisei sono l’unico movimento dell’epoca che sopravvisse conservando le proprie caratteristiche, e sono identificabili nelle diverse correnti ortodosse del Giudaismo Rabbinico. Tutti gli altri movimenti (sadducei, esseni, ecc.) sono evoluti verso forme diverse da quelle che avevano in origine.

Gli esseni

Questo gruppo non è nominato nel Nuovo Testamento, e solo in alcuni brani si può dedurre che accenna a loro. Eppure, la teologia neotestamentaria è in gran parte d’estrazione essena! Il perché non siano mai nominati costituisce un mistero, come se gli stessi autori del Nuovo Testamento avessero volutamente evitato di menzionare la propria appartenenza al movimento degli esseni, o quanto meno le proprie simpatie verso questo gruppo...
Gli storici dell’epoca, come Giuseppe Flavio ed altri, dedicano molto più spazio alla descrizione degli esseni di quanto dedichino a tutti gli altri movimenti, indicando quanto era rilevante la loro presenza nella società giudaica, per cui non si spiega tale omissione nel Nuovo Testamento. In questo studio daremo loro la dovuta considerazione, perché essenziale per capire l’origine del cristianesimo.

A questo punto, è utile fare un’altra premessa:
In questo studio non s’intende minimamente squalificare l’autorità del Nuovo Testamento come Scrittura ispirata, ma soltanto analizzare le sue fonti; tanto meno s’intende diminuire la missione messianica di Yeshua, ma scoprire per quale ragione i Giudei non l’hanno accettato come Messia.

Gli esseni erano considerati un movimento eterodosso, le cui dottrine non erano fondate sulle Scritture. Infatti, era proprio così. Sebbene Yeshua era teologicamente molto più vicino ai farisei, è stato descritto dagli evangelisti anche con molte caratteristiche tipiche degli esseni, che vedremo in seguito. C’erano infatti all’interno dei farisei delle correnti più mistiche da confondersi in apparenza con gli esseni, pur mantenendo la fedeltà alla Torah e rifiutando l’insegnamento di altre scritture non ispirate; correnti in cui si possono includere scuole rabbiniche vicine a Yeshua di Natzaret. Questi gruppi farisei erano molto diffusi in Galilea, ed erano comunemente chiamati “Hasidim”, dei quali parleremo più avanti, nel capitolo intitolato “Yeshua il Fariseo”. Anche nel Giudaismo Rabbinico odierno ci sono delle scuole d’ispirazione kabbalistica che però rimangono dentro i parametri ortodossi.
Non è di questi gruppi che parliamo in questo capitolo, ma degli esseni, menzionando opportunamente le caratteristiche che hanno indotto ad alcuni ad accostare questa sètta a Yeshua di Natzaret. Alcuni degli aspetti principali di questo movimento mistico-esoterico sono i seguenti:

Organizzazione sociale degli esseni:

* Formavano delle comunità di soli uomini, i quali erano celibi oppure avevano lasciato le loro famiglie e i loro averi per unirsi al movimento:
“Gli esseni lasciavano padre, madre, fratelli e sorelle, case e terre, per causa della loro religione” (Eusebio, citando Filone);
“Allora Kefa, replicando, gli disse: «Ecco, noi abbiamo lasciato ogni cosa e ti abbiamo seguito; che ne avremo dunque?» E chiunque avrà lasciato case, o fratelli, o sorelle, o padre, o madre, o figli, o campi a causa del mio nome, ne riceverà cento volte tanto, ed erediterà la vita eterna” (Matteo 19:27,29 – cf Marco 10:29; Luca 14:26,33; 18:28-29).

* Solitamente, gli esseni costituivano cellule guidate da un “Maestro di Giustizia” e dodici discepoli.
“Ne costituì dodici per tenerli con sé” (Marco 3:14); “Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli” (Luca 6:13 – cf Matteo 10:1).
Le comunità più numerose erano guidate da un consiglio composto di dodici uomini, di cui tre avevano responsabilità particolari.
“Sei giorni dopo, Yeshua prese con sé Kefa, Yakov e Yohanan, e li condusse soli, in disparte, sopra un alto monte. E fu trasfigurato in loro presenza” (Marco 9:2 – cf Matteo 17:1; Luca 8:51; 9:28).

* Gli esseni rinunciavano ad ogni piacere del corpo, compreso il matrimonio, per consacrarsi a Elohim:
“Rinunciavano ad ogni forma di divertimento, d’eleganza, ed ogni piacere del corpo” (Filone).
“Erano l’unica sorta di uomini che vivevano senza denaro e senza donne” (Plinio).
“Vi sono degli eunuchi, i quali si sono fatti eunuchi da sé a motivo del regno dei cieli” (Matteo 19:12);
“Vorrei che foste senza preoccupazioni. Chi non è sposato si dà pensiero delle cose del Signore, di come potrebbe piacere al Signore” (Corinzi 7:32).

* Gli esseni non prendevano borse, né cibo, né altre cose nei loro viaggi.
“E disse loro: «Non prendete nulla per il viaggio: né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non abbiate tunica di ricambio»” (Luca 9:3 – cf Matteo 10:9,10; Marco 6:8).

* Essi non tenevano conto delle cose terrene, ma cercavano soltanto quelle celesti, cioè, il “Regno di Elohim”:
“Gli esseni credevano ed insegnavano che il loro dovere primario era cercare il Regno di Elohim e la sua giustizia” (Filone);
“Cercate prima il regno e la giustizia di Elohim, e tutte queste cose vi saranno date in più” (Matteo 6:33– cf Luca 12:31); “Non fatevi tesori sulla terra, dove la tignola e la ruggine consumano, e dove i ladri scassinano e rubano; ma fatevi tesori in cielo, dove né tignola né ruggine consumano, e dove i ladri non scassinano né rubano” (Matteo 6:19-20).

* Gli esseni esaltavano la condizione di povertà e l’umiltà.
“Beati voi che siete poveri, perché il regno di Elohim è vostro” (Luca 6:20); “Elohim non ha forse scelto quelli che sono poveri secondo il mondo perché siano ricchi in fede ed eredi del regno che ha promesso a quelli che lo amano?” (Giacomo 2:5).

* Gli esseni s’astraevano dal sistema sociale, al quale denominavano “il mondo”:
“Erano anche chiamati asceti dovuto alla loro astrazione dal mondo” (Eusebio);
“Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo” (Yohanan 17:16).

* Anche se avevano un maestro, usavano non chiamare “maestro” nessun altro:
“«Ma voi non vi fate chiamare “Rabbì”; perché uno solo è il vostro Maestro, e voi siete tutti fratelli»” (Matteo 23:8).

* Gli esseni avevano tutto in comune, ed uno di loro era incaricato di tenere il denaro della comunità;
“Essi non comprano né vendono tra di loro, ma danno di ciò che hanno a chi ne ha bisogno” (Giuseppe Flavio);
“Si richiedeva loro di vendere le loro proprietà ed i loro averi, e di dividerli tra tutti secondo il bisogno di ciascuno di modo tale che non ci fosse nessuno in necessità, così com’è scritto negli Atti degli Apostoli” (Eusebio);
“Tutti quelli che credevano stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le proprietà e i beni, e li distribuivano a tutti, secondo il bisogno di ciascuno... Infatti non c’era nessun bisognoso tra di loro; perché tutti quelli che possedevano poderi o case li vendevano, portavano l’importo delle cose vendute, e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi, veniva distribuito a ciascuno, secondo il bisogno” (Atti degli Apostoli 2:44-45; 4:34-35).
“Difatti alcuni pensavano che, siccome Giuda teneva la borsa, Yeshua gli avesse detto: «Compra quel che ci occorre per la celebrazione»; ovvero che desse qualcosa ai poveri” (Yohanan 13:29).

* Gli esseni usavano ritirarsi in luoghi solitari:
“Essi, avendo lasciato da parte ogni preoccupazione per questa vita, si ritiravano nei deserti o nei giardini” (Filone).
Queste caratteristiche erano anche proprie di Yohanan l’immersore e di Yeshua (vedi anche Ebrei 11:38).

* Gli esseni solitamente erano vestiti di bianco.

Queste appena elencate sono tra le principali caratteristiche che accomunano, al meno in apparenza, gli esseni con i discepoli di Yeshua. Non c’è in esse alcuna cosa che contrasti con le Scritture o che possa essere censurabile, né dai farisei né da altri, e infatti, non erano queste le cose per cui erano considerati eterodossi, ma per la loro dottrina. A differenza dei farisei, che ritenevano soltanto la Scrittura ispirata come fondamento dottrinale, gli esseni avevano molti libri, i quali sono comunemente denominati “apocrifi” o “pseudo-epigrafici”. Apocrifo significa spurio, e nell’uso corrente si dà questo nome ai libri non ispirati, cioè, quelli che non fanno parte delle Scritture (alcuni dei quali sono stati inclusi nella versione della Bibbia chiamata “dei Settanta”); pseudo-epigrafico significa che l’autore firma con il nome di un altro, solitamente un personaggio autorevole menzionato nelle Scritture. E’ interessante il fatto che certi apocrifi sono stati scritti non da Giudei ma da Ebrei di quelli esiliati in Assiria, cioè, quelli della Casa di Israele...
Un dato di fatto, che sarà esposto in questo studio, è che una parte consistente del Nuovo Testamento non ha alcun riferimento alle Scritture Ebraiche, ma ai libri apocrifi! Ci sono alcuni esempi eclatanti, come “l’arcangelo Mikhael, quando contendeva con il diavolo disputando per il corpo di Mosheh” (Yehuda 9), o il nome dei maghi d’Egitto “Yahnè e Yamrè, che si opposero a Mosheh” (2Timoteo 3:8) , oppure “affinché si adempisse quello che era stato detto dai Profeti, che egli sarebbe stato chiamato Nazareno” (Matteo 2:23), profezia quest’ultima che ha fatto arrampicarsi sugli specchi tantissimi teologi... Ci sono anche altre cose meno evidenti, che non hanno a che fare con il Giudaismo e non si trovano nelle Scritture, ma provengono dall’ambiente esseno, per esempio, il titolo “Figlio dell’uomo”, o termini come “figli della luce”, contrapposti ai “figli delle tenebre”, ed altri simili.
Gli esseni erano particolarmente attratti da personaggi biblici avvolti nel mistero, come Henok, MalkiTzedek e il Profeta Eliyahu. Avevano una visione messianico-apocalittica molto accentuata, e vedevano nella figura di MalkiTzedek il Messia promesso, Henok ed Eliyahu come i suoi precursori – questi ultimi due probabilmente perché non sono morti, mentre MalkiTzedek era ritenuto l’Emanazione di Elohim, l’Angelo dell’Eterno. Il Libro di Henok è fondamentale nella letteratura essena, ed ha ispirato molte dottrine neotestamentarie, più di quante ci si possa immaginare! Per un riassunto comparativo tra il Nuovo Testamento ed i testi apocrifi, vedi qui.

Passiamo adesso a considerare le dottrine e pratiche degli esseni, confrontandole opportunamente per distinguere queste da quelle insegnate e praticate da Yeshua o i suoi discepoli:

* Gli esseni praticavano l’immersione (detto battesimo) per la remissione dei peccati. Questa pratica esiste nel Giudaismo, si chiama “mikveh” (Atti 21:26), ma gli esseni le davano un significato diverso: loro rifiutavano il sacrificio di animali e lo sostituivano con l’immersione, che nel Giudaismo ha un valore di purificazione fisica, non connessa alla remissione dei peccati. Yohanan l’immersore ha molte caratteristiche che portano ad identificarlo con gli esseni.

* Essi si battezzavano anche per coloro che reputavano spiritualmente morti:
“Altrimenti, che faranno quelli che sono immersi per i morti? Se i morti non risuscitano affatto, perché dunque sono immersi per loro?” (1Corinzi 15:29). Questo è uno dei versi controversi...

* Essi non offrivano sacrifici, anzi, li rifiutavano.

* Gli esseni usavano rompere il pane nei loro rituali.

* Gli esseni digiunavano spesso. Anche i discepoli di Yohanan, ma non quelli di Yeshua:
“Essi gli dissero: «I discepoli di Yohanan digiunano spesso e pregano; così pure i discepoli dei farisei; i tuoi invece mangiano e bevono»” (Luca 5:33);
“Allora si avvicinarono a lui i discepoli di Yohanan e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo, e i tuoi discepoli non digiunano?»” (Matteo 9:14);
“I discepoli di Yohanan e i farisei erano soliti digiunare. Alcuni andarono da Yeshua e gli dissero: «Perché i discepoli di Yohanan e i discepoli dei farisei digiunano e i tuoi discepoli non digiunano?»” (Marco 2:18).

* Gli esseni non stimavano il Tempio. Yeshua dimostrò il contrario:
“Yeshua entrò nel Tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E disse loro: «È scritto: “La Mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri»” (Matteo 21:12-13; – cf Marco 11:15-17; Luca 19:45-46; Yohanan 2:13-17).

* Gli esseni non partecipavano alle solennità giudaiche a Yerushalaym, secondo attestano Giuseppe Flavio e Filone; Yeshua invece, ne partecipava, comprese le festività non stabilite nelle Scritture, come Hanukkah (Yohanan 10:22-23).

* Gli esseni non frequentavano le Sinagoghe. Yeshua invece, vi partecipava attivamente:
“Recatosi nella sua patria, insegnava nella loro sinagoga, così che stupivano e dicevano: «Da dove gli vengono tanta sapienza e queste opere potenti?»” (Matteo 13:54; – cf Marco 6:2; Luca 4:16).

* Gli esseni avevano una dottrina segreta che non era rivelata se non ai loro discepoli. Per questo motivo, usavano parlare in parabole, con metafore ed allegorie, in modo di non rivelare i loro misteri. Questo metodo era anche usato da Yeshua:
“Egli rispose loro: «Perché a voi è dato di conoscere i misteri del regno dei cieli; ma a loro non è dato»” (Matteo 13:11);
“Ed egli disse: «A voi è dato di conoscere i misteri del regno di Elohim; ma agli altri se ne parla in parabole, affinché vedendo non vedano, e udendo non comprendano»” (Luca 8:10);
“Egli insegnò loro molte cose in parabole... Allora i discepoli si avvicinarono e gli dissero: «Perché parli loro in parabole?»... «Per questo parlo loro in parabole, perché, vedendo, non vedono; e udendo, non odono né comprendono»...Tutte queste cose disse Yeshua in parabole alle folle e senza parabole non diceva loro nulla” (Matteo 13:3,10,13,34).

* Gli esseni interpretavano le Scritture allegoricamente, non come i Giudei. Questo è un sistema utilizzato spesso dai cristiani quando non riescono a spiegare le Scritture in modo concreto, oppure per giustificare un insegnamento che contrasta con il vero senso della Parola di Elohim.

* Gli esseni utilizzavano i miracoli e le guarigioni per dimostrare le loro verità. Nel Giudaismo, tali cose non sono necessarie; ricordiamo che nessuno dei Profeti ha mai compiuto miracoli nella Casa di Yehudah, ma soltanto in quella di Israele, perché questi avevano perso di vista il vero Elohim, che i Giudei invece hanno sempre riconosciuto (malgrado la loro infedeltà durante un periodo). Lo stesso Yeshua ha fatto miracoli soltanto nell’ambito della Casa di Israele, e tra i Samaritani e gentili, ma non in Giudea.

* Essi credevano nella risurrezione, ma non del corpo, bensì di un non meglio definito “corpo spirituale”. Nelle Scritture Ebraiche invece, la risurrezione dei morti precede il Regno Messianico ed ha come scopo la restaurazione della Creazione originale.

* Gli esseni avevano come scopo nella vita terrena diventare “templi dello Spirito Santo”.

* Essi credevano nel peccato originale, di cui le Scritture non parlano.

* Gli esseni credevano nella necessità di un mediatore tra Elohim e gli uomini. Nel Giudaismo, come spiegato nella Torah, l’uomo ha un rapporto diretto con Elohim ed è responsabile davanti a Lui.

Ci sono molte altre caratteristiche degli esseni che somigliano a quelle dei discepoli di Yeshua, come l’importanza data a sogni e visioni, i doni di guarigioni (per cui alcuni storici li definiscono con il nome di “terapeuti”), non pronunciare giuramenti ma dire la verità in modo semplice, non contestare il potere politico, ecc.
Possiamo con certezza dire che Yeshua NON era un esseno, e che malgrado le apparenze, era molto più vicino ai farisei. Tuttavia, non è escluso che i traduttori degli Evangeli abbiano contribuito a creare un’apparenza essena, e che abbiano addirittura utilizzato termini che Yeshua stesso poteva non aver veramente utilizzato (come, per esempio, “Figlio dell’uomo”). Le testimonianze storiche affermano che gli esseni scomparvero semplicemente perché la maggioranza di loro, se non tutti, divennero cristiani; quindi, la trasmissione del messaggio scritto era in buona parte nelle loro mani. Gli esseni erano presenti non solo in Giudea, Samaria e Galilea, ma anche in Alessandria d’Egitto, e ciò spiega le divergenze nel testo biblico presenti nella versione “dei Settanta”, differenze che favoriscono un’interpretazione più consona con le dottrine “cristiane”. I Giudei reputano la versione dei Settanta, giustamente, una traduzione corrotta. Il Nuovo Testamento, di cui almeno gli Evangeli dovevano essere stati scritti originalmente in aramaico (vedremo più avanti il testo che hanno gli Assiri, più antico di quello greco) doveva citare versi dalle Scritture Ebraiche, invece le versioni ufficiali, tradotte dall’“originale greco”, citano la versione dei Settanta.
Vediamo adesso le principali dottrine essene che si oppongono al Giudaismo e coincidono con il cristianesimo:

L’eterodossia degli esseni si può definire principalmente da tre concetti fondamentali, i quali dividono anche Giudei da cristiani: Elohim, il Messia e le Scritture. In seguito abbiamo un breve riassunto delle differenze più rilevanti:

1) Elohim:
– Il concetto scritturale e giudaico di Elohim è chiaro, e si manifesta nella dichiarazione di fede ebraica: “Ascolta, Israele, l’Eterno nostro Elohim, l’Eterno è UNO”
– Gli esseni invece concepivano una “trinità” – concetto comune in Babilonia, Egitto, India, e nelle religioni esoteriche di tutti i popoli, ma estraneo al Giudaismo. Tuttavia, un tale concetto si trova nella letteratura magica ebraica, nei testi kabbalistici e nei libri apocrifi. Paradossalmente, i cristiani hanno delle riserve nei confronti della Kabbalah, considerandola una disciplina magica, ma le loro dottrine coincidono molto di più con quelle kabbalistiche che con quelle bibliche!

2) Il Messia:
– Secondo le Scritture, il Messia è il Liberatore, colui che stabilirà il Regno, riscatterà la Casa di Israele e la riunirà alla Casa di Yehudah. Nelle Scritture Ebraiche non c’è alcun accenno alla sua presunta natura divina, né è presentato come Figlio di Elohim o tanto meno identico a Lui oppure una Sua Emanazione. Non c’è neanche una chiara esposizione su quale sarebbe il suo ministerio, a parte quello di stabilire il Regno e restaurare tutte le cose; tuttavia nel Giudaismo si concepisce l’idea che ci sia una sua doppia missione (oppure due Messia), uno “sofferente”, Mashiach ben-Yosef, che viene a riscattare e redimere la casa di Israele, ed il Mashiach ben-David, che verrà a regnare sulla Casa di Yehudah, a ristabilire per sempre il trono di David, il Tempio, ed estenderà il suo dominio su tutte le nazioni, come annunciato dai Profeti.
– Secondo gli esseni, invece, il Messia è “Figlio dell’uomo”, “Figlio di Elohim”, “l’Angelo dell’Eterno”, “MalkiTzedek”, “Mikhael”, “Uno con il Padre”, ovvero, Elohim stesso incarnato nell’apparenza d’un uomo. Questi concetti non si trovano nelle Scritture Ebraiche, ma nei libri apocrifi!

3) Le Scritture:
– I Giudei considerano Parola d’Elohim soltanto le Scritture ispirate, i libri contenuti nella Torah, i Profeti e gli Scritti (TaNaKh), quello che i cristiani chiamano “Antico Testamento”, rifiutando gli apocrifi (compresi quelli inclusi nella versione dei Settanta), e reputano la versione dei Settanta una traduzione inesatta e corrotta. Particolare importanza ha la Torah, da cui proviene ogni dottrina. Interpretazioni di natura mistica, come la Kabbalah, possono essere accettate soltanto se non contrastano con le Scritture.
– Gli esseni invece avevano molte altre scritture sulle quali fondavano la loro dottrina, ed interpretavano la Torah in forma allegorica per poter giustificare i loro insegnamenti, che erano altrimenti contrari alle Scritture. Particolarmente importanti per gli esseni erano libri apocrifi pseudo-epigrafici come Henok, i Testamenti dei Dodici Patriarchi, gli Oracoli Sibillini, 4Ezra ed altri, nei quali si trovano molti concetti neotestamentari. I ritrovamenti dei Rotoli del Mar Morto, in Qumran, hanno portato a luce molti degli scritti sui quali gli esseni fondavano le loro dottrine. Alcuni di questi documenti sono stati denominati “proto-evangeli”, data la grande somiglianza con il linguaggio ed il messaggio evangelico.
Alcuni dei testi apocrifi che riportano la dottrina degli esseni può essere consultata
qui.

Un altro elemento nel quale gli esseni avevano una diversità di non poco conto con i Giudei era il calendario:
– Nella Torah, Elohim ha stabilito quale deve essere il calendario del Suo popolo, quello lunisolare che tuttóra conservano i Giudei: un anno composto da dodici mesi lunari; l’inizio d’ogni mese deve coincidere con il Novilunio, ma per celebrare le solennità nel momento adeguato (perché queste sono collegate alla semina e la raccolta), si aggiunge periodicamente un tredicesimo mese, così l’anno rimane parificato alle stagioni.
– Gli esseni osservavano invece, un calendario solare! Questo aveva 364 giorni con otto mesi di 30 giorni e quattro di 31. I mesi erano disposti formando quattro periodi uguali. L’anno era così diviso in quattro stagioni di 91 giorni ciascuna; ognuna di queste comprendeva esattamente 13 settimane; l’inizio dell’anno era sempre un mercoledì, giorno della creazione degli astri. In base a questo calendario tutti gli anni erano strutturalmente uguali perché ogni giorno del mese corrispondeva sempre al medesimo giorno della settimana, e di conseguenza, anche tutte le festività. La celebrazione di Pesach, il 15 di Aviv, era per gli esseni sempre un mercoledì.
Questo calendario esseno è importante per definire alcuni enigmi relativi all’ultima cena che Yeshua celebrò la sera precedente alla Pesach dei Giudei, cena che poteva coincidere invece con la Pesach essena...

Ci sono altre dottrine degli esseni che la maggioranza dei cristiani rifiutano, come la preesistenza dell’anima -quindi, la trasmigrazione delle anime-, le quali sussistono in alcune correnti mistico-kabbalistiche, dottrine che però erano diffuse tra i primi cristiani, come gli ebioniti. Ciononostante, dalle fonti storiche risulta che nei tempi apostolici il termine “esseni” includeva i cristiani, o era addirittura un sinonimo:

Giuseppe Flavio (storico del periodo della distruzione di Yerushalaym) non fa alcuna menzione dei cristiani, invece dichiara che gli esseni erano dispersi dappertutto, in ogni città, ed erano numerosi anche in Giudea.

Sia Giuseppe Flavio, vissuto in Giudea e poi a Roma, che Filone d’Alessandria, non fanno menzione dei cristiani; eppure, entrambi descrivono un gruppo religioso con dottrine e precetti molto simili, il quale essi chiamano “esseni”.

Eusebio, nella sua “Storia della Chiesa” scrisse: “Quelli antichi terapeuti (esseni) erano cristiani, e le loro antiche scritture sono i nostri Evangeli”.

Indubbiamente, molto del linguaggio degli evangelisti è lo stesso che troviamo nei reperti della Comunità di Qumran; alcuni di essi sembrano veri e propri “evangeli”, ciò spiega una tale asserzione d’Eusebio. Resta come argomento di discussione se la Comunità di Qumran apparteneva alla sètta degli esseni oppure no, ma gli elementi in comune sono molti. Certo è che nei documenti della suddetta comunità ci sono definizioni ed espressioni come “figli di Elohim” (inteso come persone salvate) e titoli messianici come “generato dal Padre”, “Figlio dell’Altissimo”, ecc. I parallelismi tra l’Evangelo di Yohanan e il documento “Regola della Comunità” sono sorprendenti: entrambi scritti hanno espressioni tali come “luce della vita”, “figli della luce”, “camminare nelle tenebre”, “Spirito di verità”, “vita eterna”, ecc. Una frase scritta nella Regola è:
“Per la sua sapienza ogni cosa fu portata all’esistenza, e tutto ciò che esiste, egli ha stabilito per il suo proponimento, e senza di lei nessuna cosa fu fatta”.

I cosiddetti “padri della Chiesa” asserivano che gli esseni diedero origine al cristianesimo; questi avevano un’organizzazione identica a quella dell’assemblea descritta dal Nuovo Testamento. Non si può mettere in dubbio che le somiglianze siano effettivamente sorprendenti.

E’ altrettanto indubitabile il fatto che gli esseni erano eterodossi e la loro religione era contraria alle Scritture. Ribadiamo con certezza che Yeshua NON era un esseno, e che il suo insegnamento era secondo le Scritture.
Resta il fatto che il Nuovo Testamento contiene elementi che lo collegano agli esseni, e ciò è attribuibile ai traduttori. I cristiani onesti riconoscono che i libri ispirati delle Scritture Ebraiche sono quelli presenti nelle versioni evangeliche della Bibbia, e che l’insegnamento del Nuovo Testamento deve essere coerente con queste. Quale canone è giusto prendere in considerazione? Se quello accettato sia dai Giudei che dagli evangelici, è necessario depurare il messaggio del Nuovo Testamento da ogni riferimento apocrifo, altrimenti, per coerenza, si dovrebbe accettare il canone delle chiese copte etiopiche, che includono Henok ed altri apocrifi nelle loro Bibbie...

 

Il testo originale

E’ convinzione generale dei cristiani d’occidente che il testo originale degli Evangeli sia stato scritto in greco koiné, invece sussistono evidenze che questo è una traduzione. Infatti, i cristiani Assiri, di cui pochi hanno conoscenza, conservano il testo aramaico, il quale loro sostengono aver ricevuto direttamente dagli Apostoli, asserzione assolutamente credibile, dal momento che sono stati gli Assiri i primi gentili a convertirsi in massa alla fede in Yeshua Messia. La conversione degli Assiri è molto significativa, in quanto fondamentale per il riscatto della Casa di Israele, esule appunto in Assiria. La storia di questo popolo rimane sconosciuta dopo la caduta di Ninive, invece, è un popolo che ha portato il messaggio evangelico in tutta l’Asia. Non c’è in questo sito spazio per raccontare tutta la storia degli Assiri, né è lo scopo di questo studio, ma per gli interessati a saperne di più (se sanno l’inglese), si raccomanda visitare il loro sito ufficiale, Assyria On Line.
Il testo biblico aramaico che conservano gli Assiri si chiama “Peshitta”, che significa “diritto”, “schietto”, ovvero, l’originale, autentico Nuovo Testamento. L’aramaico era la lingua di Yeshua e degli Apostoli, i quali, ad eccezione di Shaul di Tarso, non erano stati mandati dai gentili, quindi, è naturale che avessero scritto in questa lingua piuttosto che in greco. Gli Assiri sostengono di essere stati evangelizzati dagli Apostoli personalmente, e ciò ha riscontro sia storico che biblico – sappiamo che Kefa scrisse da Babilonia (1Kefa 5:13), che non era Roma, ma Babilonia; altre testimonianze dell’epoca confermano che Natanael, Taddai e Toma, che poi andò in India, hanno effettivamente ministrato in Assiria, e probabilmente anche altri Apostoli. Assiria era d’altronde il primo posto dove andare a riscattare le “pecore perdute della Casa di Israele”...
Molti teologi occidentali contestano questi fatti, malgrado esiste l’evidenza interna nello stesso testo greco degli Evangeli, che questo è una traduzione dall’aramaico – nel corso di questo studio esamineremo alcuni esempi molto eloquenti. I libri del Nuovo Testamento, fatta eccezione delle lettere di Shaul, sono stati scritti in aramaico e posteriormente tradotti in greco, perché questa era la lingua franca nell’Impero Romano, ma nessun testo greco è mai giunto in Mesopotamia ed oltre, dove all’ora si parlava la lingua degli Assiri e degli stessi Giudei, e che tuttóra parlano sia gli Assiri in esilio che i Giudei Mizrachim. A differenza dell’occidente, dove la grande maggioranza dei cristiani erano gentili -quindi, non erano in grado di leggere in aramaico-, l’assemblea dei discepoli di Yeshua in Assiria contava con un gran numero di Ebrei, che erano l’etnia maggioritaria in Babilonia e Adiabene e parlavano la stessa lingua degli Assiri, l’aramaico. Gli Assiri portarono l’Evangelo in questa lingua persino in Cina; il primo alfabeto usato dai Mongoli fu proprio quello aramaico.
L’aramaico della Bibbia, “Assakhta Peshitta”, è la lingua in cui gli Ebrei d’Adiabene -un regno in Assiria la cui casa reale si convertì al Giudaismo- leggevano la TaNaKh, versione aramaica delle Scritture Ebraiche alla quale fu aggiunto il Nuovo Testamento in tempi apostolici; questa versione raggiunse tutta l’Asia, ed è tuttóra usata nelle comunità cristiane orientali.
Un’altra evidenza che il Nuovo Testamento Assiro è il più genuino è che contiene soltanto i brani più antichi ritrovati fino ad oggi, escludendo le annotazioni al margine fatte dai copisti che poi sono diventate parte del testo, ed i brani aggiunti posteriormente. Nel Nuovo Testamento Peshitta, la sequenza dei libri è come segue: Evangeli, Atti degli Apostoli, Epistole di Yakub (Yakov), Ke’efa (1Kefa) e Yukhanan (1Yohanan), e per ultimo le Epistole di Shaul. A differenza del Nuovo Testamento “greco”, non contiene invece 2Kefa, Yehuda, 2 e 3 Yohanan e l’Apocalisse, considerati apocrifi dagli Assiri, e non contiene neanche Yohanan 8:1-11 (la donna adultera), che non appartiene al testo originale.
Il testo aramaico del Nuovo Testamento con traduzione interlineare in inglese è disponibile su internet
qui.

Il canone delle Scritture Ebraiche è stato determinato con certezza, accettato sia dai Giudei che dagli evangelici, e l’Evangelo stesso ci conferma che anche Yeshua dichiarò che la Torah, i Profeti e gli Scritti (TaNaKh) sono la parola di Elohim. I primi discepoli leggevano queste Scritture nella comune adunanza, e si riferivano ad esse per confermare le loro dottrine.
Il canone del Nuovo Testamento non fu determinato nel periodo apostolico, e non dai testi originali ma dalle versioni greche, nelle quali si riscontrano incoerenze in parte dovute a che il testo di riferimento era la Septuaginta, la quale, come abbiamo già visto, era una traduzione non molto fedele alle Scritture Ebraiche, e con interpolazioni di traduttori di possibile estrazione essena.
In base a questo criterio, è opportuno interpretare il Nuovo Testamento rispettando l’armonia con le Scritture Ebraiche, le quali devono sempre stabilire i parametri d’interpretazione e confermare la stessa. In questo studio si prenderà come testo di base quello aramaico, il quale è il più antico e vicino al messaggio originale.

Molti brani dimostrano che il testo originale degli Evangeli non poteva essere il greco, perché il testo greco presenta degli errori clamorosi, frutto della mancanza di conoscenza del traduttore. Un esempio lo troviamo in Matteo 27:9-10, il quale attribuisce a Yirmeyahu una parola scritta in realtà da Zakharyah:

“Allora si adempì quello che era stato detto dal Profeta Yirmeyahu: «E presero i trenta sicli d’argento, il prezzo di colui che era stato venduto, come era stato valutato dai figli d’Israele, e li diedero per il campo del vasaio, come me l’aveva ordinato Adonay»”. (Matteo 27:9-10)

“Io dissi loro: «Se vi sembra giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare». Ed essi mi pesarono il mio salario: trenta sicli d’argento. HaShem mi disse: «Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!» Io presi i trenta sicli d’argento e li gettai nella casa di HaShem per il vasaio”. (Zekharyah 11:12-13)

Sicuramente Matteo, un Ebreo che conosceva le Scritture -se non prima, almeno dopo di essere diventato un discepolo di Yeshua-, non poteva aver commesso un tale errore, né altri come quelli relativi alla genealogia, che vedremo più avanti in questa stessa pagina. E’ altrettanto questionabile la somma di trenta sicli d’argento, proprio perché tale moneta d’argento all’epoca di Yeshua non esisteva più da molto tempo...

In quanto concerne il testo originale del Nuovo Testamento, è un argomento che è stato esaminato ed approfondito con imparzialità da Pinhas Lapide (1922-1997), studioso ebreo già direttore di Istituto nell’Università Bar-Ilan (Israele) e professore in diverse facoltà teologiche in Germania e Svizzera. Egli manifestava il suo apprezzo per Yeshua e lo considerava uno dei Profeti d’Israele, incoraggiando gli Ebrei a riscoprire Yeshua com’egli era, togliendo di mezzo l’immagine che di lui hanno presentato i cristiani. In uno di suoi libri intitolato “Ist die Bibel richtig übersetzt?”, tradotto all’italiano con il titolo “Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, Pinhas Lapide tratta sull’interpretazione di certi passi biblici e della traduzione di essi. In questo studio, è opportuno trascrivere alcuni brani di quest’opera che servono ad illuminare chi vuole studiare le Scritture con obiettività. Del suddetto libro, ecco alcuni brani selezionati:

Quanto è azzurro il Mar Rosso? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte seconda, 2, 10]

«Tutti sanno che il Mar Rosso è famoso per il suo cristallino colore azzurro, che rallegra fino ai nostri giorni i numerosi turisti che vanno a passare le vacanze sulle sue sponde. Come si è giunti quindi al rosso del suo nome? Partiamo dalla Bibbia Ebraica, nella quale il Mar Rosso occupa un posto centrale come luogo della prodigiosa attraversata dei figli di Israele al tempo della loro uscita dall’Egitto. Nella Bibbia Ebraica esso si chiama Yam-Suf (“Mare dei Giunchi”), poiché le sue sponde sono coperte di giunchi che erano famosi già nell’antichità. Già all’epoca dei faraoni, dai giunchi si ricavava la materia prima per fabbricare i rotoli di papiro.
Quando, verso il 1375 John Wyclif eseguì la prima traduzione completa della Bibbia in inglese, rese molto correttamente nella sua lingua materna questo “Mare dei Giunchi” con “Rede Sea”, in base all’ortografia del tempo» [oggi sarebbe “Reed Sea”, ndr].
I traduttori successivi presero in considerazione oltre che i testi originali anche la traduzione di Wyclif, ed interpretarono che egli avesse reso Yam-Suf come “Red Sea”, quindi, sin d’allora il “Mare dei Giunchi” si chiama invece “Mar Rosso”...

L’occhio di chi viene toccato? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte seconda, 2, 23]

«Assicurando a Israele il Suo amore indefettibile, Elohim fa annunciare: “Dice Adonay Tzevaot alle nazioni che vi hanno spogliato: Chi vi tocca, tocca la pupilla del Mio occhio” (Zaccaria 2:8)... Si tratta quindi inequivocabilmente della pupilla dell’occhio di Elohim, in aperto contrasto con il testo originale ebraico, dove dice: “chi tocca voi, tocca la pupilla dell’occhio suo”, intendendo la pupilla dell’occhio di colui che tocca e non la pupilla dell’occhio di Elohim». Certamente, mettersi le dita negli occhi non produce una bella sensazione.

Queste due citazioni precedenti riguardano le Scritture Ebraiche (TaNaKh) e sono state scelte come esempio di come diversi brani di tutta la Bibbia sono stati tradotti inaccuratamente. In seguito, vedremo nella stessa opera alcune considerazioni concernenti il Nuovo Testamento:

Di Giovanni che non battezzava [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 4]

«Soprattutto nei momenti di sofferenza fisica e di intensa attesa della prossima venuta del Messia, uomini Ebrei lasciavano Yerushalaym e si portavano nel deserto. Lì, mediante l’ascesi e i bagni rituali [“mikveh”, ndr], cercavano di avviare la purificazione di Israele e di accelerare la venuta del Messia. A questi ambienti apparteneva anche Yohanan, detto “il Battista”, figlio del kohen Zekharyah e di sua moglie Elisheva.
Il bagno rituale era, ed è, un segno della penitenza già fatta e del ravvedimento già avvenuto nel senso dei Profeti... Così, riguardo al battesimo di Yohanan nel Yarden, il Nuovo Testamento ci dice che si trattava di “un battesimo di ravvedimento per il perdono dei peccati” (Luca 3:3). Yohanan gridava: “Ravvedetevi, perché il regno dei cieli è vicino!”. “Allora accorrevano a lui da Yerushalaym, da tutta la Giudea e da tutta la regione attorno al Yarden e si facevano battezzare da lui nel fiume Yarden” (Matteo 3:6; Marco 1:6; analogamente anche Luca 3:7).
E’ questa la descrizione fatta dagli Evangeli sinottici. Solo un unico manoscritto (Codex Bezae) riporta una diversa lettura di Luca 3:7: “Ed essi si battezzavano davanti (enopion) a Yohanan...”, il che corrisponde esattamente al “battesimo” ebraico. Il verbo ebraico “taval”, che è alla base del “baptizein” della traduzione greca, è intransitivo e significa “immergersi”. Infatti, nell’ebraismo esisteva, ed esiste, solo l’auto-battesimo come cerimonia ritualmente valida. In questo senso, i seguaci di Yohanan si battezzavano davanti a lui su sua disposizione. Egli non era quindi un “battezzatore” nel senso corrente del termine, ma uno che invitava a battezzarsi ed era poi testimone del battesimo.
Il cambiamento negli Evangeli sinottici nel senso dell’attuale testo canonico è avvenuto molto più tardi, in epoca post-paolina, quando la chiesa elevò il battesimo a sacramento e lo estraniò dalla sua origine ebraica».

Sulle tracce dell’esseno scomparso [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 21]

«E’ piuttosto sorprendente il fatto che il nome degli esseni non ricorra nel Nuovo Testamento... Tuttavia sembra che l’Evangelo ricordi un esseno, e anche in posizione elevata, benché sotto uno strano travestimento. Nella pericope relativa all’unzione di Yeshua a Betania, sia Marco (14:3) che Matteo (26:6) parlano del luogo in cui avvenne e lo indicano come “la casa di Shimon, il lebbroso”, mentre, secondo Luca (7:36-50), colui che ospitava Yeshua era “un fariseo di nome Shimon”. Che Yeshua e i suoi dodici apostoli abbiano passato la notte nella casa di un lebbroso noto come tale contraddice qualsiasi logica storica, poiché le norme riguardanti la constatazione e la successiva separazione di tutti i lebbrosi erano rigidamente codificate fin dai tempi biblici (Levitico 13:45-14:32) e venivano meticolosamente osservate in tutti i loro dettagli... Secondo il diritto rabbinico, il lebbroso non solo contaminava ciò che toccava, ma rendeva impuro con il suo semplice ingresso in una città tutto ciò che essa conteneva. Il lebbroso che, ciononostante, osasse entrare nell’abitato, che gli era rigidamente precluso, veniva punito con la flagellazione...
Questo divieto veniva fatto rigidamente rispettare soprattutto per Yerushalaym e i suoi dintorni, ai quali apparteneva anche Betania.
Shimon, colui che ospitava Yeshua, in quanto lebbroso non poteva assolutamente risiedere a Betania, nelle dirette vicinanze della città santa, nel cui circondario le norme relative alla purità legale venivano fatte scrupolosamente rispettare; e non poteva neppure essere uno che era stato guarito dalla lebbra e che portava quindi il soprannome di “lebbroso”, poiché, secondo l’ethos rabbinico, era considerato un peccato grave ricordare a qualcuno la sua pregressa infermità (o il suo crimine già espiato), come si sottolinea con stile perfettamente ebraico anche nel discorso della montagna (Matteo 5:22).
D’altra parte, non era moralmente tollerato l’abbandono del lebbroso al suo destino. L’aiuto e il soccorso erano, per tutti coloro che lo incontravano, un inderogabile dovere imposto dall’amore del prossimo. Dunque è assolutamente improbabile che Yeshua, che aveva assolutizzato l’amore del prossimo, estendendolo fino all’amore dei nemici, che aveva guarito in antecedenza undici lebbrosi (Matteo 8:1-4; Luca 17:11-19) e comandato i suoi discepoli di sanare i lebbrosi (Matteo 10:8), ora, in casa di un lebbroso, non faccia neppure il minimo tentativo di guarirlo o comunque di prestargli aiuto; così com’è improbabile che questo Shimon, a differenza delle centinaia di malati che Yeshua aveva guarito fino a quel momento, non chieda a Yeshua di guarirlo.
La ritraduzione in ebraico consente di ipotizzare che nel testo originario vi fosse “Shim’on ha-zanua”, che ha potuto essere molto facilmente scritto o decifrato erroneamente come “Shim’on ha-zarua”, tutto più che nella paleografia qumranica le lettere ebraiche “nun” e “resh” si assomigliano moltissimo. Ora quest’ultimo significa “Shimon il lebbroso”, mentre il primo significherebbe “Shimon l’esseno”...
“Zanua”, che significa “modesto, pio, casto e umile” è una delle designazioni talmudiche degli esseni, il cui nome greco “essenoi” (o essaioi) sarebbe derivato, secondo una teoria, da una storpiatura della forma plurale ebraica “zenuim”...
Anche la versione greca del Bellum Judaicum di Giuseppe Flavio conosce “un certo Shimon, esseno di razza”, vissuto verso la fine del regno di Archelao. Così pure una delle aggiunte slave a Giuseppe Flavio ricorda “Shimon, uno scriba di origine essena”, come contemporaneo di Yohanan il Battista. Infine, ma non meno importante, la stessa pericope relativa all’unzione contiene indizi che possono confermare quest’ipotesi...
Yeshua così rimprovera Shimon che lo ospita: “tu non mi hai cosparso il capo di olio, ma lei mi ha unto i piedi con olio profumato” (Luca 7:46). Il fatto che la maggior parte degli esseni osservasse il celibato, mentre qui “una donna” -secondo Luca addirittura “una peccatrice”- compie nei riguardi di Yeshua “una buona azione” per la quale, secondo tutti i sinottici, egli la loda e la difende, può rendere ancor più penetrante la polemica di Yeshua.
Ma il punto essenziale della discussione con gli esseni è un altro. La beneficenza e le opere di carità godevano presso gli esseni di una tale assoluta priorità che questo settore era sottratto al dovere dell’obbedienza ai superiori, che doveva essere altrimenti rigidamente osservata. Per illustrare didatticamente questo aspetto, nel caso dell’unzione di Yeshua non si usa l’olio normale -il Talmud ricorda che questa era abitualmente la norma-, ma “un vaso di alabastro di olio profumato molto prezioso” (Matteo 26:7; Marco 14:3), il che doveva provocare una reazione tipicamente essena: “Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri!” (Matteo 26:8-9; Marco 14:4-5). Nella sua risposta Yeshua difende la nobile intenzione di questa donna... In questo contesto la cosa può essere intesa solo in senso anti-esseno, il che conduce a pensare a un’aggiunta polemica, dal momento che la cura e l’amore di predilezione di Yeshua per i poveri sono sufficientemente noti e non hanno certamente bisogno di una prova scritturale...
A questa polemica anti-essena appartengono, fra l’altro: Matteo 12:28, che tenta di confutare la loro escatologia; Luca 16:8-9, dove si rimproverano i “figli della luce” a causa del loro separatismo esseno; il comandamento dell’amore dei nemici (Matteo 5:43s) sembra diretto contro il dualismo esseno e il comandamento qumranico dell’odio dei nemici; la sottolineatura del servizio come l’atteggiamento da preferire (Luca 22:24-27), diretta molto probabilmente contro l’accentuazione essena dell’ordinamento gerarchico; la parabola del banchetto -un’allegoria del banchetto messianico-, al quale vengono invitati “gli storpi, i ciechi e gli zoppi” (Luca 14:14-24), quindi, proprio coloro che erano esclusi dagli organi direttivi degli esseni».

Passa un cammello per la cruna di un ago? [“Bibbia tradotta, Bibbia tradita”, parte terza, 1, 29]

«Tutti conosciamo la famosa espressione di Yeshua: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli” (Matteo 19:24). Ma spesso si distorce, o si nasconde addirittura sotto un tappeto teologico, il vero sfondo di questo famoso cammello.
Così sono andate le cose... Un giorno gli si presenta quello che sarebbe stato poi universalmente conosciuto come “il giovane ricco”. A Yeshua piace la sua pietà e il suo stile di vita e lo accoglierebbe volentieri nella cerchia più ristretta dei suoi discepoli, ma... il giovane non riesce a superare l’ostacolo della rinuncia a ciò che possiede. Yeshua rimane ben disposto nei suoi riguardi, “lo amò” (Marco 10:21). Poi sarcasticamente elabora la sua potente immagine del cammello e del regno dei cieli, ispirandosi al mondo dei pescatori del Lago di Tiberiade.
Ma nel nostro tradizionale testo dell’Evangelo ci troviamo in presenza di un fuorviante errore di traduzione. In aramaico Yeshua usa effettivamente una formulazione altamente espressiva: “E’ più facile che una gomena passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli”!
Ora, a causa di una consonante del testo originale che è stata interpretata in modo sbagliato, la gomena (gamta) della parabola è diventata un cammello (gamal) e anche il gioco di parole è stato profondamente deformato. I marinai e i pescatori del Lago di Tiberiade avevano dimestichezza con le gomene e i relativi aghi. Ma con il passaggio della gomena al cammello si è perso sia il motto di spirito che la forza espressiva di questo detto.
Gli arzigogolati tentativi di spiegazione di questa parola di Yeshua, che continuano a circolare, mancano di ogni fondamento».

Queste riflessioni scritte da Pinhas Lapide illustrano con chiarezza che il testo greco della Bibbia non può essere considerato affidabile in quanto inesatto, e che anche il Nuovo Testamento, se non tutto, sicuramente gli Evangeli sono stati scritti nella lingua natìa dei loro autori. La traduzione al greco ha poi causato un effetto a catena sulle traduzioni successive alle lingue occidentali.

 

Due Messia?

La traduzione della parola ebraica “mashiach” è semplicemente “unto”. Questo aggettivo è applicato a diversi personaggi, i quali ricevevano un’unzione, come i re, i kohanim, e dei profeti; persino un re gentile, Ciro, è chiamato “mashiach” , cioè, “messia” (Isaia 45:1). Dunque, chi era “il Messia”? Al di fuori dell’ambiente Giudaico, pochi sanno che in realtà si dovrebbe piuttosto chiedere chi sono “i Messia”. Nell’Evangelo troviamo che infatti, gli Ebrei non aspettavano solo un Messia:

Yohanan 1:19 Questa è la testimonianza di Yohanan, quando i Giudei mandarono da Yerushalaym dei kohanim e dei Leviti per domandargli: «Tu chi sei?» 20 Egli confessò e non negò; dichiarò: «Io non sono il Messia». 21 Essi gli domandarono: «Chi sei dunque? Sei Eliyahu?» Egli rispose: «Non lo sono»; «Sei tu il Profeta?» Egli rispose: «No». 22 Essi dunque gli dissero: «Chi sei? affinché diamo una risposta a quelli che ci hanno mandati. Che dici di te stesso?». 24 Quelli che erano stati mandati da lui erano dei farisei; 25 e gli domandarono: «Perché dunque immergi, se tu non sei il Messia, né Eliyahu, né il Profeta

E’ chiaro che qui a Yohanan viene chiesto se è uno di tre personaggi: il Messia, Eliyahu o “il Profeta”. Sappiamo chi è Eliyahu, quindi rimane scoprire chi sono il Messia e il Profeta. La venuta di Eliyahu fu annunciata da Malakhi:

“Ecco, Io vi mando il Profeta Eliyahu, prima che venga il giorno di HaShem, giorno grande e terribile” (Malakhi 4:5).

Eliyahu dunque, non è il Messia, il quale è stato annunciato dai Profeti, come abbiamo già visto in questo studio. Rimane ancora quello definito semplicemente come “il Profeta”:

“Per te HaShem, il tuo Elohim, farà sorgere in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un Profeta come me; a lui darete ascolto! Io farò sorgere per loro un Profeta come te in mezzo ai loro fratelli, e metterò le Mie parole nella sua bocca ed egli dirà loro tutto quello che Io gli comanderò” (Deuteronomio 18:15,18).

Ecco, questo è “il Profeta” come Mosheh, la cui venuta era stata annunciata a Mosheh. Questa promessa è particolare, perché questo Profeta doveva sorgere, non direttamente in mezzo a loro, ma ai suoi fratelli... quali fratelli? – Nel tempo di Mosheh probabilmente questo non risultava chiaro, ma quando Yeshua fu manifestato, infatti c’erano due popoli che aspettavano un Messia: i Giudei, e la Casa di Israele, loro fratelli. Mosheh era un Levita, quindi questo Profeta doveva avere un qualche rapporto con il ministerio levitico, quello dei kohanim.
Effettivamente, nei tempi di Yeshua sia i Giudei che gli altri Israeliti aspettavano due Messia, sia nell’ambiente giudaico che in quello esseno. Non ci dilungheremo qui nel presentare i due Messia secondo il concetto esseno, perché come abbiamo già detto, le loro dottrine non erano secondo le Scritture ma secondo i libri apocrifi, principalmente Henok; il loro Elohim non era HaShem delle Scritture ma somigliava molto di più al Signore della Luce zoroastrico, AhuraMazda, ed i loro due Messia erano emanazioni angeliche, incarnazioni d’Elohim. Nei rotoli di Qumran si definiscono questi due come il Messia d’Aharon ed il Messia d’Israele.

Quello che ci interessa è l’identificazione biblica dei Messia. Abbiamo già accennato che dalle Scritture ispirate emergono due Redentori, identificati come “Mashiach ben-David”, il Re, Messia della Casa di Yehudah e Sovrano che stabilirà il Regno Davidico, e “Mashiach ben-Yosef”, Messia sofferente, colui che riscatterà la Casa di Israele, ovvero “il Profeta”, che precede al Messia ben-David. Questa è tuttóra l’interpretazione rabbinica. Anche in Zekharyah 4:14 è scritto: “Allora egli disse: «Questi sono i due unti che stanno presso l’Elohim di tutta la terra»” ‒ due unti, due Messia. Documenti dell’epoca attestano che l’idea dei due Messia era diffusa già nel periodo precedente a Yeshua, come risulta nei Targummim e nei Midrashim.
Questi due Messia sono identificabili nelle Scritture, per esempio nei seguenti brani:

1)

Daniel 7:13-14 Io guardavo, nelle visioni notturne, ed ecco venire sulle nuvole del cielo uno simile a un figlio d’uomo; egli giunse fino al vegliardo e fu fatto avvicinare a lui; gli furono dati dominio, gloria e regno, perché le genti di ogni popolo, nazione e lingua lo servissero. Il suo dominio è un dominio eterno che non passerà, e il suo regno è un regno che non sarà distrutto.

2)

Zekharyah 9:9 Esulta grandemente, o figlia di Tzion, manda grida di gioia, o figlia di Yerushalaym; ecco, il tuo re viene a te; egli è giusto e vittorioso, umile, in groppa a un asino, sopra un puledro, il piccolo dell’asina. 10 Io farò sparire i carri da Efrayim, i cavalli da Yerushalaym e gli archi di guerra saranno distrutti. Egli parlerà di pace alle nazioni, il suo dominio si estenderà da un mare all’altro, e dal fiume sino alle estremità della terra. 11 Per te, Israele, a motivo del sangue del tuo Patto, io libererò i tuoi prigionieri dalla fossa senz’acqua.

Quello descritto dal Profeta Daniel è il Messia della Casa di Yehudah, che verrà sulle nuvole del cielo (non montato su un animale); invece quello descritto dal Profeta Zekharyah è il Messia della Casa di Israele; come abbiamo già specificato, “Israele, a motivo del sangue del tuo Patto” è il Patto a cui Yeshua fa riferimento quando disse: «Questo calice è il nuovo Patto nel mio sangue, che è versato per voi»” (Luca 22:20). Questo non è il Patto di Yehudah, ma d’Israele. Il Patto di riscatto di cui la Casa di Israele, esclusa dal Patto Mosaico, ha bisogno. Quindi, Yeshua s’identifica con il Messia ben-Yosef, il “Messia sofferente”, “il Profeta”.

Nel Midrash Rabbah è scritto: “Così come Mosheh, il Messia sarà rivelato, poi nascosto, e poi rivelato di nuovo” (Bemidbar Rabbah 11:2).

Infatti, Yeshua è stato rivelato alla Casa di Israele come il “Messia ben-Yosef”, e fu nascosto fino a quando si rivelerà alla Casa di Yehudah come “Messia ben-David”. Allora saranno compiute tutte le profezie. Le profezie messianiche non adempiute da Yeshua sono quelle che corrispondono proprio al Messia della Casa di Yehudah, ovvero, il Messia che i Giudei aspettano, secondo le profezie delle Scritture.

In questo contesto ha una spiegazione l’enigmatica domanda di Yohanan l’immersore:

Luca 7:19 Ed egli, chiamati a sé due dei suoi discepoli, li mandò dal Maestro a dirgli: «Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro 20 Quelli si presentarono a Yeshua e gli dissero: «Yohanan l’immersore ci ha mandati da te a chiederti: “Sei tu colui che deve venire o ne aspetteremo un altro?”» 21 In quella stessa ora, Yeshua guarì molti da malattie, da infermità e da spiriti maligni, e a molti ciechi restituì la vista. 22 Poi rispose loro: «Andate a riferire a Yohanan quello che avete visto e udito: i ciechi ricuperano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciata speranza».

Dopo che Yohanan lo ha annunciato e testimoniato di lui, dicendo: «Ecco l’Agnello di Elohim, che toglie il peccato del mondo!»... e fissando lo sguardo su Yeshua, che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Elohim!» (Yohanan 1:29,36), e poi: «Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco», che genere di domanda è questa? Perché Yohanan chiede se si doveva aspettare un altro? A questa insolita domanda molti hanno tentato di dare le più svariate spiegazioni. Yohanan era in prigione, e se Yeshua era il Messia ben-David, avrebbe dovuto stabilire il Regno, quindi, rendere liberi i prigionieri del suo popolo. Anche la risposta di Yeshua è molto chiara: il suo ministerio era non quello del Messia di Yehudah, ma di quello di Israele...
L’aspettativa che Yeshua adempisse tutte le profezie messianiche, cioè, quelle che riguardano proprio il Regno Davidico ‒compito del Messia della Casa di Yehudah‒ si palesa nell’ultima domanda che gli rivolsero i discepoli:

“Quelli dunque che erano riuniti gli domandarono: «Maestro, è in questo tempo che ristabilirai il Regno a Israele?»” (Atti 1:6).

Questi stessi discepoli avevano però riconosciuto quale dei “due” Messia era Yeshua. Allora non esisteva alcun’entità chiamata “Israele”, se non in modo virtuale; esistevano la Giudea, la Samaria e la Galilea. Quindi, Israele non poteva avere alcun re, mentre la Giudea sì. Ciononostante, egli non è mai stato chiamato “Re di Giudea” – sono stati i Romani che, non conoscendo alcun popolo chiamato “Israele”, infatti, scrissero “Re dei Giudei”, ma questo titolo non gli è mai stato ascritto né dai suoi discepoli né dal popolo:

“Natanael gli rispose: «Rabbì, tu sei il Figlio di Elohim, tu sei il Re d’Israele»” (Yohanan 1:49) ...la folla... prese dei rami di palme, uscì a incontrarlo, e gridava: «Hoshianna! Benedetto colui che viene nel nome di Adonay, il Re d’Israele!» (Yohanan 12:13). «Il Messia, il Re d’Israele, scenda ora dalla croce, affinché vediamo e crediamo!» (Marco 15:32)

Il Re d’Israele, dunque, il Messia della Casa di Israele, come egli stesso ribadì:

“Ma egli rispose: «Io non sono stato mandato che alle pecore perdute della Casa di Israele»” (Matteo 15:24).

«Perché com’è il lampo che balenando risplende da una estremità all’altra del cielo, così sarà il Figlio dell’uomo nel suo giorno. Ma prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia respinto da questa generazione» (Luca 17:24-25).

Da dove proviene quest’ultima dichiarazione di Yeshua, che “prima bisogna che egli soffra molte cose, e sia respinto da questa generazione”? ... da altri documenti giudaici dell’epoca, che confermano che la venuta del Messia della Casa di Israele avrebbe preceduto quella del Messia Davidico:

“«I loro peccati saranno caricati su di te come un giogo di ferro; essi soffocheranno il tuo spirito. Per causa dei loro peccati, la tua lingua s’attaccherà al tuo palato. Accetterai questo? Altrimenti, Io toglierò questo decreto su di te». Il Messia rispose: «Sovrano dell’universo, quanto durerà questo?»; Elohim gli disse: «Efrayim, Mio unto in verità, già dai sei giorni della Creazione tu hai preso questo peso su di te. Adesso, il tuo dolore è il Mio dolore». Il Messia rispose: «Sovrano dell’universo, io accetto questo con allegrezza nella mia anima e gioia nel mio cuore, affinché neppure uno della Casa di Israele perisca; non solo quelli viventi, ma anche quelli già morti. Basta al servo essere come il suo maestro»” (Midrash Pesqitah Rabbah, 36).

Il Targum Yehonatan, scritto da un discepolo di Rav Hillel, spiega che il “trafitto” di Zekharyah 12:10 è il Messia ben-Efrayim; altre autorità rabbiniche affermano che la causa del cordoglio in Zekharayh 12:12 è l’uccisione del Messia ben-Yosef.
Questi sono concetti che avevano molto chiari, sia Yeshua, sia i farisei e tutti i Giudei.

Finché le profezie riguardanti il Messia della Casa di Yehudah non saranno compiute, i Giudei non possono riconoscere alcun Messia!

 

Le genealogie di Yeshua

Soltanto due dei quattro evangelisti presentano genealogie di Yeshua: Matteo e Luca; gli stessi due che parlano della sua nascita, mentre gli altri due, Marco e Yohanan, iniziano il loro racconto con il ministerio di Yeshua già adulto. Tuttavia, queste due genealogie sono diverse tra di loro, e particolarmente quella di Matteo non coincide pienamente con quelle riportate nelle Scritture, né con i parametri di struttura:

  Genealogia secondo Matteo       Genealogia secondo le Scritture  
  1:2 Avraham generò Yitzhak; Yitzhak generò Yakov; Yakov generò Yehudah e i suoi fratelli;       1Cronache 1:34Avraham generò Yitzhak. I figli di Yitzhak furono: Esaù e Israele. 2:1 – Questi sono i figli d’Israele: ..., Yehudah, ...  
  1:3Yehudah generò Peretz e Zerah da Tamar; Peretz generò Hetzron; Hetzron generò Aram;       2:4Tamar, nuora di Yehudah, gli partorì Peretz e Zerah. 2:5 – I figli di Peretz furono: Hetzron e Hamul. 2:9 – I figli che nacquero a Hetzron furono:Yerahme’el, Ram e Keluvai.  
  1:4 Aram generò Amminadav; Amminadav generò Nahshon; Nahshon generò Salmon;       2:10Ram generò Amminadav; Amminadav generò Nahshon, 2:11 – e Nahshon generò Salma;  
  1:5Salmon generò Boaz da Rahav; Boaz generò Oved da Rut; Oved generò Yishai,       (2:11) e Salma generò Boaz. Boaz generò Oved. 2:12 Oved generò Yishai.  
  1:6 – e Yishai generò David, il re. David generò Shlomoh da quella che era stata moglie di Uriyah;       2:13Yishai generò... 2:15 ... David il settimo. 3:1 – Questi furono i figli di David 3:5 ...che gli nacquero a Yerushalaym:... Shlomoh: quattro figli natigli da Bathshua, figlia di Ammiel  
  1:7Shlomoh generò Rehav’am; Rehav’am generò Aviyah; Aviyah generò Asa;       3:10 – Il figlio di Shlomoh fu Rehav’am, che ebbe per figlio Aviyah,  
  1:8Asa generò Yehoshafat;Yehoshafat generò Yehoram; Yehoram generò       (3:10) che ebbe per figlio Asa, che ebbe per figlio Yehoshafat, 3:11 – che ebbe per figlio Yehoram,  
          che ebbe per figlio Ahazyahu, che ebbe per figlio Yehoash,  
  Uzziyah;       3:12 – che ebbe per figlio Amatzyahu, che ebbe per figlio Azaryah (Uzziyah),  
  1:9 – Uzziyah generò Yoatam; Yoatam generò Ahaz; Ahaz generò Hizkiyahu;       (3:12) che ebbe per figlio Yotam, 3:13 – che ebbe per figlio Ahaz,  
  1:10Hizkiyahu generò Menashsheh; Menashsheh generò Amon; Amon generò Yoshiyahu;       (3:13) che ebbe per figlio Hizkiyahu, che ebbe per figlio Menashsheh, 3:14 – che ebbe per figlio Amon, che ebbe per figlio Yoshiyahu.  
  1:11Yoshiyahu generò       3:15 – I figli di Yoshiyahu furono: Yohanan, il primogenito; Yehoyaqim, il secondo; Tzidkiyahu, il terzo; Shallum, il quarto.  
  Yekhonyah e i suoi fratelli al tempo della deportazione in Babilonia.       3:16 – Il figlio di Yehoyaqim fu Yekhonyah, che ebbe per figlio Tzidkiyah.  
  1:12 – Dopo la deportazione in Babilonia, Yekhonyah generò Shealtiel;       3:17 – I figli di Yekhonyah, il prigioniero, furono:  
  Shealtiel generò Zerubbavel;       (3:17) suo figlio Shealtiel, 3:18 – Malkiram, Pedayah, Shenatztzar, Yekamyah, Hoshama e Nedavyah. 3:19 – I figli di Pedayah furono: Zerubbavel...  
  1:13Zerubbavel generò Avihud; Avihud generò Elyakim; Elyakim generò Azor;       (3:19) I figli di Zerubbavel furono: Meshullam e Hananyah, e Shelomit, loro sorella  
  1:14Azor generò Tzadok;Tzadok generò Akim; Akim generò Elihud       20 – poi Hashuvah, Ohel, Berekyah, Hasadyah, Yushav-Hesed, cinque in tutto.  
  1:15Elihud generò El’azar; El’azar generò Mattan; Mattan generò Yakov;          
  1:16Yakov generò Yosef, il marito di Miryam, dalla quale nacque Yeshua, che è chiamato Messia.          
          Generazioni non riportate da Matteo (5)  
  Figli di Zerubbavel – Avihud, nominato da Matteo, non compare nelle genealogie delle Scritture Ebraiche  
  Donne       Donne, nominate soltanto per distinguere i suoi figli da quelli delle altre donne dello stesso uomo  

Risulta evidente che la genealogia riportata da Matteo presenta delle irregolarità:
*
ha omesso cinque generazioni (Ahazyahu, Yehoash ed Amatzyahu tra Yehoram ed Uzziyah; Yehoyakim tra Yoshiyahu e Yekhonyah, e Pedayah tra Shealtiel e Zerubbavel);
*
nomina Avihud come uno dei figli di Zerubbavel, il quale non compare nella genealogia presentata da Ezra;
* i
nclude i nomi di quattro donne – le donne non erano nominate nelle genealogie, a meno che esse fossero rilevanti per stabilire la discendenza nel caso che l’uomo avesse più d’una moglie o concubina. In questo caso, quelle nominate hanno tutte qualcosa che “macchia” la genealogia, come esporremo in seguito;
*
nomina Yekhonyah, dal quale è scritto: “Così parla HaShem: «... nessuno della sua discendenza giungerà a sedersi sul trono di David, e a regnare ancora su Yehudah»” (Yirmeyahu 22:30).

Il perché lo scrittore abbia omesso alcuni nomi non è chiaro; di fatto, includendo questi non tornano più i conti delle “quattordici generazioni”.
Le quattro donne menzionate hanno delle caratteristiche particolari:

*
tre di loro erano gentili: Tamar, Rahav e Rut, e Batsheva era sposata con un gentile;
*
tre di loro erano colpevoli di peccati sessuali: Tamar d’incesto, Rahav di prostituzione e Batsheva d’adulterio.
Lo scopo dello scrittore qui si deduce era di trasmettere il messaggio che Yeshua avrebbe salvato i gentili ed i peccatori. Tuttavia, resta un grande problema: Yekhonyah. Infatti, secondo le profezie, “nessuno della sua discendenza aveva diritto ad essere re di Yehudah”!
In base a tutte queste caratteristiche, la genealogia che presenta Matteo squalifica Yeshua come Messia, ed è proprio così: lo scopo dello scrittore dell’Evangelo di Matteo è dimostrare che Yeshua, dal punto di vista legale, NON poteva essere il Messia di Yehudah! Ciò non impedisce che lo sia d’Israele. Vediamo quali erano i requisiti per essere re di Yehudah e d’Israele:
1) Per essere re di Yehudah era necessario appartenere alla discendenza di David. Ogni tentativo di destituire la Casa di David da parte dei re d’Israele era destinata a fallire (Isaia 7:1-2). Inoltre, non poteva essere discendente di Yekhonyah.
2) Per sedere sul trono d’Israele era requisito avere una nomina diretta da Elohim (come Yarov’am) o un’unzione profetica (Yehu); tutti i re d’Israele che non avevano questi requisiti sono stati assassinati (1Re 11:26-39; 15:28-30; 16:1-4,11-15; 21:21-29; 2Re 9:6-10; 10:29-31; 15:8-12). Non era importante la famiglia d’appartenenza, e ciò non esclude la stessa discendenza di David, senza le eccezioni stabilite per il trono di Yehudah.

La genealogia presentata da Luca 3:23-38 rispetta i parametri ebraici, non omettendo nomi né nominando le donne; tuttavia, anch’essa ha delle imprecisioni:
C’è un Qaynan in più, tra Arpakshad è Shelach (3:36), che non corrisponde alle Scritture – in Genesi 11:12 è scritto: “Arpakshad visse trentacinque anni e generò Shelach”; la stessa successione è riportata in 1Cronache 1:24. L’errore commesso dal copista dell’Evangelo di Luca è dovuto a che ha preso come riferimento il testo della Septuaginta, al quale sono attribuibili altri errori presenti nel testo del Nuovo Testamento.
In questo caso non c’è Yekhonyah, perché la linea davidica non è quella di Salomone, ma di un altro figlio di David, Natan. Questo non risolve l’enigma della presenza nell’elenco genealogico di un Zerubbavel figlio di Shealtiel (3:27), che può essere una semplice coincidenza – con lo stesso errore commesso dal copista di Matteo, che ha omesso Pedayah tra Shealtiel e Zerubbavel... Certamente, Shealtiel non può essere contemporaneamente figlio di Yekhonyah e di Neri.

La diversità fra le genealogie di Matteo e di Luca è stata spiegata generalmente assumendo che quest’ultima si riferisce in realtà non a Yosef, ma a Miryam. Questa spiegazione ha un fondamento reale, non puramente ipotetico:
1) Rispettando la tradizione ebraica di non menzionare le donne, la genealogia per linea materna poteva essere presentata usando comunque il nome del marito. Per distinguerla dalla vera genealogia del marito, si ricorre ad una struttura grammaticale, possibile sia in ebraico che in greco: usualmente, i nomi di persona in queste due lingue portano l’articolo determinativo (come dire “il” Paolo, “il” Giovanni, ecc.), e così tutti i nomi riportati da Luca, ad eccezione di Yosef. Una traduzione strettamente letterale del testo sarebbe: “Yeshua, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni ed era figlio, come si credeva, di Yosef, dell’Eli, del Mattatyah, del Levi, ecc.”(3:23,24). Il lettore, vedendo che manca l’articolo davanti al nome di Yosef, capisce che non è veramente la genealogia di lui. Un esempio di questa pratica (di attribuire al marito la genealogia della moglie) si trova in Ezra 2:61; Nehemyah 7:63. Era quindi usuale che un genero fosse annoverato nella genealogia di sua moglie quando la famiglia di lei era importante.
2) Per il suddetto motivo, cioè, la mancanza dell’articolo davanti al nome di Yosef, e considerando che negli scritti di quel tempo non esistevano i punti, virgole, parentesi ed altri segni al di fuori delle lettere, la stessa frase si può tradurre nel modo seguente: “Yeshua, quando cominciò a insegnare, aveva circa trent’anni ed era figlio, (come si credeva di Yosef), di Eli, di Mattatyah, di Levi, ecc.”, indicando così che si credeva fosse discendente di Yosef, ma in realtà lo era di Eli. Anche il Talmud asserisce che Miryam era figlia di Eli.
3) Dei due evangelisti che parlano sulla nascita di Yeshua, Matteo enfatizza il punto di vista di Yosef e trascura quello di Miryam: egli parla dell’annuncio angelico a Yosef concernente la nascita di Yeshua (1:20), e poi è Yosef che viene avvertito di fuggire in Egitto (2:13), ed è ancora Yosef che riceve il messaggio di ritornare nella sua terra (2:19); quindi, è logico che sia la sua genealogia ad essere considerata. Luca invece, racconta il punto di vista di Miryam: è a lei che l’angelo annuncia la nascita di Yeshua (1:28), poi l’evangelista parla della visita di Miryam ad Elisheva, il suo cantico (1:46-55), dei sentimenti di Miryam (2:19,51), le parole di Shimon dette a Miryam (2:34-35), e ciò ch’ella disse a Yeshua nel Tempio (2:48). Luca infatti, dà importanza a Miryam, e quindi anche la genealogia dev’essere quella di Miryam.

Abbiamo già detto che la condizione per essere re d’Israele era la nomina diretta tramite una testimonianza profetica; Luca ci riferisce le parole di Shimon: «Perché i miei occhi hanno visto la tua misericordia, che hai preparata dinanzi a tutti i popoli, luce di rivelazione per i gentili e gloria del tuo popolo Israele» (Luca 2:30- 32). Questo brano ha dei particolari interessanti: in primo luogo, il nome di quest’uomo, Shimon, è stranamente tradotto nelle lingue occidentali “Simeone” (come nelle Scritture Ebraiche), quando lo stesso nome nel Nuovo Testamento è sempre tradotto “Simone”. Shimon, cioè “Simeone”, è una delle Tribù d’Israele. Egli annunciò che Yeshua sarebbe stato “luce di rivelazione per i gentili”, e poi, gloria del popolo di “Israele”, che non è lo stesso di Yehudah...
Questo capitolo continua con un altro dato molto rilevante: “Vi era anche Hannah, profetessa, figlia di Fanuel, della Tribù di Asher” (2:36) – per quale motivo viene specificata la Tribù d’appartenenza di questa profetessa? Asher era una delle Tribù della Casa di Israele, in Galilea. E sappiamo che nessun profeta della Casa di Israele ha mai avuto autorità di profetizzare sulla Casa di Yehudah (tanto meno una donna...). Il fatto che Elohim abbia nominato Yeshua come il Redentore tramite una donna della Casa di Israele indica che la sua missione messianica è stata proprio quella del Messia ben-Yosef, e non riguarda i Giudei.

 

I Magi d’Oriente

Questo racconto di Matteo causa non poco imbarazzo a coloro che cercano di spiegare come mai degli astrologhi, disciplina condannata dalle Scritture, sono stati i primi ad adorare Yeshua e riconoscerlo come Re...
Assumiamo che questa storia è originale e non si tratta di un’interpolazione essena, anche se la religione dei magi e quella degli esseni erano molto simili e ciò darebbe luogo a legittimi sospetti nei confronti dei copisti dell’Evangelo. In ogni caso, crediamo che Elohim abbia permesso anche questo per darci delle conferme attinenti al Suo piano.
I magi erano gli adoratori del fuoco, una casta dei Medi che svolgeva le funzioni del culto avestico. La loro religione, il mazdeismo, divenne ufficiale nell’Impero Achemenide, e fondamentalmente si può definire come un dualismo metafisico nel quale c’è una lotta perpetua tra il bene e il male, ovvero tra AhuraMazda, il “Signore della luce”, contro AngraMainyu, il “principe delle tenebre”. Ecco alcune delle dottrine di questa religione che coincidono con quelle degli esseni:

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AhuraMazda, presunto creatore dell’universo, si manifestava attraverso sette emanazioni del suo spirito, gli amesha~spenta, i quali sono pressoché identici ai sette arcangeli menzionati nei libri apocrifi, principalmente Henok e Sefer Hekalot – anche in Apocalisse 1:4; 3:1; 4:5; 5:6, si parla di “sette spiriti di Elohim”. Questo concetto non proviene dalle Scritture né dal Giudaismo originale. Lo stesso vale per i sette cieli descritti nei libri di Henok, che non hanno alcuna conferma nelle Scritture.
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Coloro che sono illuminati e riescono a dominare la loro natura terrena sono chiamati “figli della luce”, mentre quelli che seguono i desideri carnali sono i “figli delle tenebre”.
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C’è un mediatore tra il Creatore e gli uomini, identico all’idea messianica degli esseni – dal mazdeismo emerse il mitraismo, che ha delle sorprendenti somiglianze con il cristianesimo...
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L’idea di Cielo per i salvati e inferno per i malvagi com’è concepita dal cristianesimo è sia essena che mazdeista, non giudaica.
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I magi battezzavano i “nati di nuovo”, com’erano chiamati coloro che erano iniziati nei loro misteri.
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Essi celebravano la comunione con il pane ed il vino.
- Ancora oggi alcune sètte islamiche del Kurdistan praticano il battesimo, la comunione con pane e vino ed altre cerimonie che risalgono alle loro origini -

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Nella religione avestica non esistevano templi, né si offrivano sacrifici.
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I magi osservavano delle regole particolari e delle dottrine segrete, rivelate solo agli iniziati. La loro religione, sia nei princìpi che nei contenuti, è sorprendentemente simile a quella degli esseni. Inoltre, essa ha avuto notevole influenza nello sviluppo del cristianesimo e dell’islamismo. Non è da escludersi la possibilità che gli esseni siano stati in realtà soltanto una sètta dei magi. Infatti, dei libri apocrifi pieni di storie assurde e di magia come Tobit sono stati scritti da Ebrei delle Tribù “perdute” esuli in Media, i quali hanno assorbito e plausibilmente “riformato” la religione avestica.

Chi erano veramente questi magi? Come potevano sapere della nascita di un Re d’Israele, e perché poteva loro interessare questo evento? Dalle Scritture e dai documenti storici come le Cronache Assire sappiamo che parte dei deportati del Regno di Israele fu trasferita nelle città dei Medi (2Re 17:6). Sappiamo anche che dovunque gli Ebrei sono stati esuli, molti di loro sono riusciti a guadagnare dei posti rilevanti nella società, dovuto alla loro intelligenza nonché all’incondizionata benedizione dell’Eterno. A parte i personaggi biblici come Yosef in Egitto o Daniel in Babilonia, molti altri uomini e donne di spicco nella storia universale sono stati Ebrei, sia nella scienza come nella letteratura ed ogni altra disciplina. Non è escluso dunque che molti dei magi siano stati degli esuli d’Israele. Così come Daniel fu nominato “capo dei magi” di Babilonia, e Hananyah, Mishael e Azaryah onorati con alte cariche nell’amministrazione del Regno (Daniel 2:48-49), e come anche Yosef usava una coppa per indovinare dopo che fu nominato primo ministro d’Egitto (Genesi 44:5,15), degli esuli della Casa di Israele che nella loro terra erano profeti, anche se falsi, possono certamente essere diventati “veggenti”, indovini ed astrologi della religione dei Medi. Soltanto così si spiega che dei magi d’Oriente avessero conoscenza del Messia promesso ad Israele, e che fossero anche interessati a rendergli onore.
C’è in questo racconto un fatto che ci dà la chiave per poterli identificare: la “stella” che essi videro. Trattasi d’una congiunzione planetaria avvenuta nel periodo in cui Yeshua nacque, ovvero, intorno all’autunno dell’anno 7 a.e.c. Tali allineamenti astrali in molti casi si vedono ad occhio nudo come una grande stella. L’astronomia ci conferma che ci fu effettivamente una congiunzione dei pianeti Saturno e Giove, i quali per i magi rappresentavano:
Saturno: il regno, in aramaico “Malkut”, oppure “Melekh”, re;
Giove: la giustizia, in aramaico “Tzedakah”, “Tzedek”.
L’unione d’entrambi risulta: regno di giustizia, o re di giustizia, cioè, MalkiTzedek!
A questo si aggiunge ancora un elemento: l’astrologia non si fonda sulla realtà, ma sulla posizione apparente degli astri sull’ipotetico piano astrale. Tale congiunzione era visibile proprio sulla costellazione dell’Ariete, che per i magi rappresentava la terra d’Israele. In conclusione, per questi astrologhi, il messaggio era chiaro: un re di giustizia, ovvero, un “MalkiTzedek” è nato in terra d’Israele. Questi magi conoscevano anche le Scritture, perché sapevano che il Redentore d’Israele sarebbe uscito da Beytlechem in Yehudah (Matteo 2:5,6). Ci sono elementi sufficienti per determinare che questi magi erano in realtà degli Ebrei delle Tribù appartenenti alla Casa di Israele.
L’opposizione della Casa di Israele nei confronti della Casa di Yehudah si è perpetuata nel periodo post-esilico tramite gli esseni, che rifiutavano il Tempio ed il ministerio levitico. Gli esseni dunque, erano probabilmente esponenti delle Tribù d’Israele esuli in Media stabilitisi in Giudea, Samaria e Galilea, allo scopo di continuare a contrastare la Casa di Yehudah. Adottando la celebrazione della comunione praticata dai magi con pane e vino, essa è stata paragonata alla cerimonia celebrata da MalkiTzedek nel suo incontro con Avraham, e quindi vedendo in MalkiTzedek un loro kohen che, essendo stato kohen dell’Elohim Altissimo e precedente ad Aharon, era secondo il loro punto di vista superiore ai kohanim dei Giudei. La persona di MalkiTzedek fu così strumentalizzata dagli esseni per poter giustificare il loro anti-Giudaismo.
Come detto sopra, Elohim ha permesso che questi racconti e probabili interpolazioni di coloro che hanno trasmesso l’Evangelo siano avvenuti perché il messaggio neotestamentario non era per i Giudei, i quali non possono accettarlo alla luce delle Scritture, ma per la Casa di Israele, che ha rifiutato il Patto Mosaico ed è pronta ad ascoltare un altro messaggio.

E’ superfluo dire che la nascita di Yeshua non è avvenuta nella data in cui la si celebra, ma all’inizio dell’autunno. Secondo i dati che ci danno Matteo e Luca, egli nacque sicuramente nel giorno di una festività giudaica, probabilmente Yom Teruah (Rosh HaShanah), oppure, come altri pensano, a Sukkot. Entrambe solennità si celebrano nel mese di Tishri/Etanim, che corrisponde al periodo della vendemmia.
Anche in questo particolare la religione dei magi/esseni ha avuto una grande influenza; la versione “messianica” del mazdeismo, cioè il mitraismo, celebrava la nascita del loro presunto salvatore, ritenuto l’incarnazione d’AhuraMazda, il giorno corrispondente al 25 dicembre dei Romani. Secondo la tradizione mazdeista, Mitra nacque in una grotta e fu assistito da pastori di gregge... La religione dei Romani, una copia di quella dei Greci, fu di fatto eclissata dal mitraismo, al quale erano particolarmente devoti i soldati, nonché molti senatori, nobili ed imperatori. Sappiamo qual’è stato l’effetto della romanizzazione del cristianesimo.

 

Yeshua, “il Fariseo”

L’insegnamento di Yeshua ed il suo stile di vita era quello tipico di un fariseo; si può dire senza timore di sbagliare che egli era virtualmente o magari effettivamente uno di loro. Vedremo in seguito alcuni dei fatti che confermano questa tesi:
Yeshua osservava non solo la Torah scritta, ma anche la Torah orale; per esempio, rispettando il divieto rabbinico di pronunciare il Nome dell’Eterno, scritto in ebraico “YHVH”, il quale era sostituito da altre parole come “HaShem”, il Nome; “Adonay”, il Sovrano; “HaKadosh”, il Santo; “HaShamayim”, il Cielo; “HaGevurah”, la Potenza, ecc. Yeshua spesso usava il termine “Cielo” in riferimento a Elohim (Matteo 21:25; Luca 15:18), “Potenza” (Marco 14:62) ed altri vocaboli. Questo comandamento non si trova nella Torah scritta, ma fa parte della Torah orale, come anche l’usanza di dire una benedizione prima dei pasti, ed altri precetti che egli praticava. Egli piuttosto ha criticato l’eccesso di zelo nell’applicare la Torah orale, quando essa sovrastava la stessa Torah scritta.
Yeshua portava certamente le “tzitzit”, ovvero le frange apposte ai quattro angoli del manto od altro indumento che i Giudei osservanti indossano; l’Evangelo ci dice che una donna afferrò proprio una delle frange della sua veste (Matteo 9:20). Come buon Rabbi, egli portava anche le filatterie, perché non gli è mai stato reclamato dai farisei il mancato uso di questi così essenziali elementi. Yeshua non ha infatti censurato l’uso delle frange e le filatterie, ma l’ostentazione di alcuni nel farlo in modo che fosse molto noto a tutti. Anche oggi si può criticare qualcuno nel modo di portare i vestiti, non i vestiti di per sé; nel rimproverare qualcuno perché porta una camicia di lusso nel luogo di culto o qualunque posto non idoneo non significa che si deva andare a torso nudo.
Un altro esempio della sua osservanza della Torah orale era il pagamento della tassa per il Tempio, che era un precetto dei farisei. I sadducei e gli esseni si rifiutavano di pagarla, ma Yeshua la pagò (Matteo 17:24-27).
Il ministerio di Yeshua era in perfetta armonia con le regole farisaiche; egli infatti li riconobbe come autorità in materia teologica:

“Allora Yeshua parlò alla folla e ai suoi discepoli, dicendo: «Gli scribi e i farisei siedono sulla cattedra di Mosheh. Fate dunque e osservate tutte le cose che vi diranno, e ciò che essi fanno, ma non come quelli che dicono e non fanno»” (Matteo 23:1-3).

Questo verso è stato tradotto qui dal testo aramaico; notare che nelle versioni tradotte dal greco, il senso della frase cambia! Infatti, letteralmente dall’aramaico si legge “Fate ... ciò che essi fanno, ma non come quelli che dicono e non fanno”, piuttosto che le versioni occidentali, che traducono “Fate ... tutte le cose che vi diranno, ma non fate secondo le loro opere, perché dicono e non fanno”. Yeshua non si permetteva di condannare tutti i farisei, sarebbe stato ingiusto perché c’erano molti di loro che erano sinceri – come per esempio, di Yosef, un fariseo, l’Evangelo afferma che era un uomo “giusto” (Luca 23:50); Yeshua fa un’enunciazione nella quale precisa che ci sono delle eccezioni. Egli riconosce che i farisei hanno l’autorità di sedersi sulla cattedra di Mosheh e di emanare precetti e regolamenti (in pratica, di sancire la Torah orale), criticando quelli di loro che poi non mettono in pratica queste cose (non tutti loro!). Crediamo nella buona fede dei traduttori dal testo greco, ma non possiamo non sospettare del testo greco stesso, che è una traduzione dall’aramaico eseguita probabilmente da esseni – avendo come precedente la Septuaginta, che contiene evidenti distorsioni alterando il senso originale del testo ebraico, e considerando la coerenza di Yeshua con le sue origini e con le Scritture, possiamo affermare che il testo aramaico trasmette più fedelmente il senso corretto del suo messaggio. Gli esseni invece, cercavano in ogni modo di mettere in cattiva luce i farisei. Le critiche di Yeshua verso i farisei si spiegano proprio dal fatto che egli stesso era dalla loro parte, non contro di loro, e sono da intendersi come critiche in casa propria. Yeshua invece non sembra che abbia mai censurato direttamente i Romani, o i Greci, ciò non significa che fosse d’accordo con la loro religione. Infatti, vedremo ancora come Yeshua stesso si comportava da “vero” fariseo, quindi, aveva autorità per criticare quelli di loro che erano ipocriti.
Yeshua insegnava in pubblico, nelle Sinagoghe e nel Tempio, queste erano caratteristiche dei rabbini farisei dell’epoca; anche i suoi insegnamenti sono identici a quelli dei Saggi (rabbini riconosciuti come autorità in materia di dottrina giudaica). Il suo “sermone sul monte” (Matteo 5, 6 e 7) è una predica in linea con quelle dei rabbini che oggi si definirebbero “ultra-ortodossi”. Infatti, nel suo discorso presenta delle posizioni teologiche concordi con la scuola rabbinica di Shammai. Tutt’altro che predicare una “grazia” al di sopra della Torah, Yeshua aggiunge severità all’osservanza dei precetti della Legge Mosaica! Yeshua dichiarò in modo inequivocabile:

«Non pensate che io sia venuto per sciogliere la Torah o i Profeti; io sono venuto non per sciogliere ma per portare a compimento. Poiché in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un yod o un apice della Torah passerà senza che tutto sia adempiuto. Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel Regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel Regno dei cieli. Poiché io vi dico che se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel Regno dei cieli» (Matteo 5:17-20).

Di solito, i predicatori della “grazia” si fermano alla prima frase, la quale poi viene interpretata in modo sbagliato. Quando Yeshua affermò ch’egli venne a “compiere” la Torah, non significa affatto che ciò esima i suoi discepoli di continuare ad osservarla! Yeshua era un Giudeo, pensava e parlava come Giudeo, il suo auditorio era composto da persone che professavano il Giudaismo. Secondo il pensiero giudaico, ed anche scritturale, due concetti opposti non s’escludono a vicenda, ma si completano. Questo è il senso di “portare a compimento”, aggiungere qualcosa, non sostituire una con l’altra. Il concetto di giustificazione per fede è ebraico, è stato uno dei Profeti che ha scritto “il giusto vivrà per la sua fede” (Havakuk 2:4); non è dunque un’idea neotestamentaria. Nel Giudaismo, Torah e fede si completano. La grazia è anch’essa un concetto giudaico: è stato Elohim a scegliere Israele, non Israele a scegliere Lui, e ciò per pura grazia, perché così Gli piacque. Paradossalmente, nel cristianesimo che predica la grazia, è l’uomo che deve scegliere se seguire la volontà d’Elohim, non Egli che ha già scelto i Suoi... Purtroppo, nel pensiero occidentale si è imposto il dualismo di cui abbiamo già parlato, nel quale i due opposti s’escludono: l’idea che la grazia abbia sostituito la Legge è mazdeista/manichea/mitraista, la quale ha permeato un’influenza indelebile sul cristianesimo; non è un’idea biblica. La grazia è un elemento che si completa con la Torah, non la sostituisce. A conferma di questo, Yeshua continua la sua spiegazione (questa parte è sempre lasciata perdere dai sostenitori della dottrina della sostituzione), e dice: “in verità vi dico: finché non siano passati il cielo e la terra, neppure un yod o un apice della Torah passerà senza che tutto sia adempiuto” – sono forse già passati il cielo e la terra? è stato già tutto adempiuto? viviamo forse nell’Era Messianica, nella quale la Torah sarà adempiuta?... L’ammonimento di Yeshua dovrebbe al meno preoccupare i predicatori della “sola grazia”: “Chi dunque avrà violato uno di questi minimi comandamenti e avrà così insegnato agli uomini, sarà chiamato minimo nel Regno dei cieli; ma chi li avrà messi in pratica e insegnati sarà chiamato grande nel Regno dei cieli”... Come possono essi non solo violare la Torah, ma addirittura insegnare a violarla, e poi pretendere di “regnare” nell’Era Messianica? Infatti, allora si troveranno in dieci di loro a prendere dalle frange un Giudeo per chiedergli d’insegnare loro a conoscere Elohim (Zekharyah 8:23)! Codesto Giudeo, che avrà messo in pratica la Torah ed avrà insegnato a farlo, infatti, sarà più grande di loro. Yeshua insiste ancora, per non lasciare dubbi, dicendo: “se la vostra giustizia non supera quella degli scribi e dei farisei, non entrerete affatto nel Regno dei cieli”. Come si poteva superare in giustizia gli scribi e farisei? Cos’era per Yeshua e per il suo auditorio la “giustizia”? Cosa significa nelle Scritture il termine “giustizia”? Significa precisamente questo: Osservare la Torah! Certo, sarà infatti per pura grazia che coloro che credono di non dover osservarla saranno comunque ammessi nel Regno, ma non certamente per regnare.
“Non c’è nulla di nuovo sotto il sole”, dice il Qohélet (Ecclesiaste 1:9), Torah, fede, grazia, sono concetti ebraici; un Patto completa il precedente, non lo sostituisce, come la Torah non annullò il Patto dell’Eterno con Noach, ma rimane valido per tutta l’umanità, ugualmente il Nuovo Patto non annulla né l’uno né l’altro. Nelle Scritture gli opposti si completano, come maschio e femmina (senza i quali l’umanità avrebbe cessato d’esistere), giorno e notte, estate e inverno (senza i quali sarebbe impossibile che ci fossero semina e raccolta), ecc. La natura stessa ci dimostra questa realtà. Nel mazdeismo/manicheismo/essenismo, gli opposti sono inconciliabili. C’è da chiedersi quindi, a quale teologia s’ispira il cristianesimo, alla Bibbia o allo Zend Avesta e gli apocrifi? Chi è il vero Elohim, HaShem, Creatore dell’universo e Sovrano di tutto, o AhuraMazda, signore della luce? Chi è il Messia, il Rabbi Ebreo Yeshua di Natzaret, o Mitra?...

Nel sermone sul monte troviamo una serie di precetti della “Torah orale” insegnata da Yeshua, che tendevano ad aggiungere difficoltà alla Legge piuttosto che rendere liberi da essa. I suoi detti e le sue parabole hanno dei parallelismi con molti detti ed insegnamenti dei Saggi del suo tempo ed anche precedenti -più avanti ne citeremo alcuni-; ciò sta ad indicare che egli ha attinto di fonti comuni alle quali facevano riferimento i rabbini dell’epoca e che erano di pubblico dominio. La stessa preghiera insegnata da Yeshua, comunemente conosciuta come il Padre Nostro, è una parafrasi d’una preghiera giudaica, l’Avinu Malkeynu.
Alcune espressioni usate da lui sono di difficile comprensione se non si conosce bene il gergo ebraico, e si prestano ad interpretazioni sbagliate, altre hanno dei riferimenti precisi che nella traduzione si rendono meno chiari – per esempio, nella questione dell’adulterio, “chiunque guarda una donna con libidine, ha già commesso adulterio nel suo cuore” (Matteo 5:28); sia in ebraico che in aramaico, la parola “donna” si usa soltanto per indicare una donna sposata -non una nubile!-, ed il senso è ancora chiarito dal tipo di peccato che s’imputa al trasgressore: adulterio – in ebraico è univoco, ma è chiaro anche nella nostra lingua che l’adulterio si può commettere soltanto con una donna sposata. Sarebbe irrazionale che egli ponesse un peso che nessuno può portare (Luca 11:46) vietando di guardare una ragazza che non ha marito – e poi, come ci si potrebbe mai avvicinarla senza prima averla guardata? L’enfasi posto da molti cristiani sul modo di condurre il rapporto uomo-donna è anch’esso una reminiscenza dell’essenismo/manicheismo, non tenendo conto del piano originale di Elohim. Ciò ha causato la discriminazione della donna per secoli... Il discorso continua con il consiglio di cavarsi l’occhio; naturalmente, senza conoscere ciò che questa frase significa in ebraico, sarebbe piuttosto difficile metterla in pratica.
Yeshua non era neanche un pacifista: “Ma io vi dico: non contrastate il malvagio; anzi, se uno ti percuote sulla guancia destra, porgigli anche l’altra” – Come si fa a colpire qualcuno sulla guancia destra? Ci sono due possibilità: o si è mancino, o lo si fa a manrovescio. Essere mancino non è una cosa molto frequente, e non avrebbe senso porgere l’altra guancia solo se chi ti colpisce è mancino, quindi, l’unica interpretazione logica considera l’atra possibilità. Colpire uno sulla guancia a manrovescio significava sfidarlo, non aggredirlo – Yeshua consiglia di non accettare le sfide, non di non difendersi.
Esaminiamo adesso alcuni dei parallelismi tra gli insegnamenti di Yeshua e quelli dei Saggi:

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“Non siate dunque in ansia per il domani, perché il domani si preoccuperà di sé stesso. Basta a ciascun giorno il suo affanno” (Matteo 6:34);
“Colui che ha creato il giorno, ha anche creato il suo sostentamento” (Tanhuma, Beshalah); “Basta un problema nella sua ora” (Berakhot 9).

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“Lo Shabat è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per lo Shabat” (Marco 2:27);
“Lo Shabat è stato fatto per l’uomo, non l’uomo per lo Shabat” (Shim’on ben-Menasya, Melkita Ki Tissa 5). Sia Yeshua che Rabbi Shim’on hanno confermato l’esegesi farisaica di Esodo 31:14, esposta per contrastare i sadducei.

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«Perciò chiunque ascolta queste mie parole e le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo avveduto che ha costruito la sua casa sopra la roccia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno investito quella casa; ma essa non è caduta, perché era fondata sulla roccia. E chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica sarà paragonato ad un uomo stolto che ha costruito la sua casa sulla sabbia. La pioggia è caduta, sono venuti i torrenti, i venti hanno soffiato e hanno fatto impeto contro quella casa, ed essa è caduta e la sua rovina è stata grande» (Matteo 7:24-27);
“A cosa può paragonarsi una persona la cui conoscenza supera le sue opere? Ad un albero di molti rami, ma con poche radici. Verrà il vento e lo sradicherà, ed esso cadrà. Dunque, a cosa si può paragonare una persona le cui opere sono maggiori della sua conoscenza? Ad un albero con pochi rami, ma con molte radici. Anche se gli soffiano contro tutti i venti, esso non sarà smosso” (Rav Eliezer ben-Azaryah, Pirké Avot 3:18).

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“Togli prima dal tuo occhio la trave, e allora ci vedrai bene per trarre la pagliuzza dall’occhio di tuo fratello” (Matteo 7:5);
“«Togli via la scheggia dai tuoi denti». Ed egli rispose: «Togli la trave dai tuoi occhi»” (Bava Batra 15).

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“Quando sarai invitato ad un banchetto da qualcuno, non ti sedere a tavola al primo posto, perché può darsi che sia stato invitato qualcuno più importante di te, e chi ha invitato te e lui venga a dirti: «Cedi il posto a quest’uomo!» e tu debba con tua vergogna andare allora a occupare l’ultimo posto. Ma quando sarai invitato, va’ a sederti all’ultimo posto, affinché quando verrà colui che ti ha invitato, ti dica: «Amico, vieni a sederti più avanti». Allora ne avrai onore davanti a tutti quelli che saranno a tavola con te” (Luca 14:8-10);
“Spostati due o tre posti più in basso e siediti lì; scendi giù, in modo che poi ti dicano «Sali», piuttosto che sederti in un posto in alto e ti dicano «Scendi»” (Rabbi Akiva, a nome di Rabbi Shim’on ben-Azzai, Vayyikra Rabbah 1:5).

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“Perché chiunque s’innalza sarà umiliato, ma chi s’abbassa sarà innalzato” (Luca 14:11);
“La mia umiliazione è la mia esaltazione, e la mia esaltazione è la mia umiliazione” (Rabban Hillel, Vayyikra Rabbah 1:5).
Fu domandato a Rabbi Hillel (che fu maestro della Torah nel periodo dell’infanzia di Yeshua) come si poteva riassumere l’osservanza dei comandamenti della Torah, e Rabbi Hillel rispose: «Ama Elohim con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente, con tutta la tua anima, e con tutte le tue forze, ad ama il tuo prossimo come te stesso. Tutto il resto è Midrash». Yeshua non insegnò alcuna nuova dottrina, ma semplicemente, la corretta interpretazione della Torah, in armonia con i Rabbini del suo tempo.
Così come questi, ci sono altri insegnamenti di Yeshua che sono identici nel contenuto a quelli dei Saggi e rabbini farisei.
Nel linguaggio utilizzato da Yeshua, anche dei termini in apparenza semplici hanno un significato profondo che soltanto gli Ebrei potevano sapere. Per esempio, quando egli disse «Cercate prima il Regno di Elohim e la Sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date» (Matteo 6:33), egli sta parlando di concetti che i kabbalisti conoscono perfettamente: cos’è il “Regno”, e che rapporto ha con la “giustizia”? Perché egli ha associato queste due cose? Il Regno, “Malkut”, è la sfera inferiore dell’“Albero della vita”, che rappresenta il percorso spirituale dell’uomo alla ricerca della conoscenza di Elohim. Malkut è in stretto rapporto con la Shekinah, quindi riguarda la Presenza di Elohim sulla terra, lo Spirito Santo che dimora in mezzo al Suo popolo, ed è simbolo anche della sposa e dell’Assemblea di Israele. Essendo la sfera spirituale più lontana da Eyn-Sof, cioè dall’Altissimo, è a sua volta il punto d’inizio nel rapporto con Lui. Questa relazione si stabilisce da parte dell’uomo attraverso uno dei pilastri che conduce alla conoscenza (Binah) di Elohim, questo pilastro è la giustizia (Tzedakah), tramite la quale l’uomo sale verso l’Eterno, mentre gli altri due pilastri sono la misericordia e la grazia, per mezzo di cui è Elohim ad avvicinarsi all’uomo. Yeshua ribadisce la complementarietà dell’osservanza della Torah -la giustizia- con l’azione di Elohim; all’uomo tocca ricercare la giustizia, perché la grazia appartiene all’Eterno.
Yeshua infatti, ha sempre insegnato l’osservanza dei comandamenti come requisito indispensabile del credente. I comandamenti sono, naturalmente, quelli sanciti nella Torah, gli unici comandamenti riconosciuti nelle Scritture come tali.

Una corrente farisaica piuttosto particolare erano i “Hasidim” (denominazione originale di tutti i farisei, e probabilmente anche dei primi esseni), i quali si trovavano in Galilea, non in Giudea. Essi erano rinomati per le loro opere potenti, guarigioni, liberazione spirituale, ecc., di cui testimonia la letteratura rabbinica dell’epoca. Alcune storie di Hasidim, come Rabbi Hanina ben-Dosa ed altri, sono molto simili ai racconti biblici dei miracoli di Yeshua. Era usuale in Galilea rivolgersi ai Hasidim per chiederli di pregare per i malati ed ogni sorta di miracoli; testimonianze analoghe a quelle che leggiamo nell’Evangelo possiamo trovarle anche nella Mishnah. I Hasidim prediligevano appartarsi per pregare in solitudine, come faceva anche Yeshua, e usavano rivolgersi a Elohim chiamandolo “Abba”, cioè, “Padre”, cosa che non era molto ben vista dagli altri farisei. Queste ed altre caratteristiche ci indicano che Yeshua, nell’ambito farisaico, poteva essere considerato uno dei Hasidim.
E’ molto rilevante il fatto che i Hasidim fossero presenti in Galilea -e logicamente anche a Yerushalaym, che era il loro centro di culto perché i Galilei professavano il Giudaismo-, dove Yeshua svolse il suo ministerio ed operò i suoi miracoli. Infatti, non ci sono nell’Evangelo racconti di miracoli compiuti in Giudea, il che è in armonia con tutte le Scritture: nessuno dei Profeti di Israele ha fatto delle opere potenti in Yehudah, come neanche gli stessi Profeti di Yehudah avevano fatto miracoli. Yohanan l’Immersore, Profeta di Yehudah, non aveva fatto alcun miracolo (Yohanan 10:41); Yeshua, Messia d’Israele, non solo non compì dei miracoli in Giudea, ma neanche predicò in quella terra - fatta eccezione di Yerushalaym, che si trova sì in territorio di Giudea, ma nel concetto scritturale, è la capitale di tutto Israele. Non scese mai a sud di Yerushalaym, nemmeno nella sua Bethlechem! Yericho, il punto più vicino a Yerushalaym dov’egli ministrò, era già una città d’Efrayim. I miracoli infatti servivano per dimostrare alla Casa di Israele Chi è il vero Elohim -come è necessario dimostrarlo anche ai gentili-, ma i Giudei non hanno necessità di opere soprannaturali per riconoscere il loro Sovrano. Yeshua si comporta come il “Profeta”, Messia della Casa di Israele. Egli è chiamato “Yeshua di Natzaret”, non Yeshua di Bethlechem.