CULTURA E SPIRITUALITA'
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La confessione di fede ebraica è: "Sh'mà Yisrael Adonai Eloheinu Adonai echad", "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è l'unico Signore". Questa dichiarazione è il fondamento sul quale si è edificata la cultura e la spiritualità degli Ebrei, ed ha stabilito una netta separazione dagli altri popoli. L'Iddio di Avraham, di Yitzhak e di Ya'kov è l'unico vero Dio. Il Suo Nome ineffabile, "Shem ha-meforash", non può essere nominato. Nei primi tre comandamenti, Dio stesso ha definito il comportamento dovuto nei riguardi della Sua Persona: non avere altri dèi nel mio cospetto, non farti immagine o alcun oggetto di adorazione, non nominare invano il nome del Signore. Un Dio eterno, invisibile, santo, che non può essere raffigurato né il Suo Nome pronunciato; nonostante ciò, non è un Dio inaccessibile e impersonale come Allah nell'Islam, anzi, è un Essere Personale, con Chi l'uomo può stabilire un rapporto diretto. Che l'uomo abbia la possibilità di rivolgersi a Dio in questo modo costituisce una particolarità propria dell'Ebraismo e della fede che ne deriva. Il Tempio di Yerushalayim era l'unico in cui non c'era alcuna rappresentazione materiale della Divinità. Il Tempio era abitazione della Shekinah, lo Spirito di Dio in mezzo al Suo popolo. Quindi, sarebbe stato non solo inutile, ma offensivo nei Suoi riguardi pretendere di rappresentarLo tramite immagine. Questa consapevolezza che il popolo di Israele ha di essere eletto per rivelare Dio alle nazioni, ha segnato tutti gli aspetti caratteristici degli Ebrei, la loro cultura e la loro storia.
La Torah è l'Insegnamento che
Dio trasmise al popolo d'Israele durante l'Esodo, tramite Moshé, ed
è il fondamento delle Scritture Ebraiche (Tanach). Il termine "Torah"
definisce in modo particolare i cinque libri di Moshé, ma per estensione
si da questo nome anche in riferimento a tutto l'insieme delle Scritture,
anche se esse contengono, oltre alla Torah, i Nevi'im (Profeti) ed i
Ketubim (Scritti), composti e compilati posteriormente. La Torah o "Insegnamento",
piuttosto che "Legge", ha come base fondamentale i dieci comandamenti,
dai quali derivano tutti i regolamenti e precetti (mitzvot), che secondo
l'interpretazione rabbinica sono 613.
Anche questo fu un motivo di importanza per la Sinagoga in quanto i Giudei al ritorno dell'esilio non parlavano più l'ebraico correntemente: la loro lingua era l'aramaico-babilonese. Le Scritture devono leggersi rigorosamente dal testo originale e poi possono essere spiegate nel linguaggio popolare; questo compito era svolto dalla Sinagoga. In un periodo successivo, affinché il popolo fosse in grado di studiare le Scritture, si scrissero delle parafrasi in aramaico, i Targummim.
Il popolo Rom è difficilmente identificabile come indoeuropeo tenendo conto delle sue caratteristiche culturali e spirituali, che rivelano delle radici profondamente mediorientali e radicalmente diverse da quelle delle etnie indoariane. C’è una ragione per cui i Rom che vivono in India non sono inseriti nel sistema di caste (come gli Ebrei dell’India), prerogativa di popoli non autoctoni del subcontinente indiano. Uno dei tanti termini con cui i Rom vengono chiamati in India è "Ashura" – cioè, Assiri? Addentrandoci nella mente di questo popolo, possiamo scoprire dei concetti che ci portano a riconoscere un’origine antica completamente estranea all’ambiente indoariano, del quale non c’è alcun indizio neppure nelle manifestazioni esteriori o nelle tradizioni, usi e costumi. Vorrei elencare alcune di queste caratteristiche, comuni a tutti i gruppi Rom, siano essi Gitani, Sinti, Kalderash o qualunque altro: 1- Non c’è alcuna traccia di
pensiero panteistico nella spiritualità romanì, e nemmeno si può riscontrare
alcun indizio che in passato siano stati politeisti. Anche se la loro
adesione al Cristianesimo potesse risalire a due millenni or sono, non
potrebbe essersi radicata così profondamente l’idea notevolmente "ebraica"
che i Rom hanno su Dio: infatti, per i Rom Dio è un Essere concreto,
una Persona talmente vicina che ci si può dialogare, stabilire un rapporto
di amicizia o addirittura, con Chi si può litigare… Anche se i Rom non
hanno una religione propria, essi hanno però una consapevolezza della
Divinità simile a quella degli Ebrei che non sono più tali perché hanno
abbandonato il loro popolo o sono stati costretti ad assimilarsi. Questo
concetto della Deità, come ho accennato nell’introduzione a questa pagina,
non è riscontrabile in nessun altro popolo. Soltanto gli Ebrei conoscevano
Dio in questo modo. 2- La "Torah" dei Rom: all’interno della comunità Rom, ci sono delle leggi e regolamenti ben precisi che debbono essere osservati più o meno rigorosamente a seconda del gruppo. Queste leggi non trovano alcun parallelismo con quelle di altri popoli indoeuropei, e possono essere confrontate soltanto con quelle degli Ebrei, soprattutto nel periodo dell’Esodo. Sia per i Rom che per gli Ebrei è importante fare differenza tra il puro e l’impuro - questo concetto d’impurità rituale contrasta di per sé stesso con il panteismo, che non può ritenere impura alcuna cosa.
Collegato a questo concetto
c’è una legge dell’accampamento, in Deuteronomio 23:12.
Tuttavia, non sto affermando che i Rom siano Ebrei, ma un popolo che ha convissuto con gli Israeliti ed ha condiviso almeno in parte la fede e le leggi ebraiche. Molte delle tradizioni dei Rom sono anche di acquisizione relativamente recente, comuni ai popoli slavi Ortodossi. Una seconda componente della tradizione culturale romanì è di influenza persiana, e questa si giustificherebbe soltanto con un prolungato soggiorno dei Rom nella Persia pre-islamica , quindi, prima che i Rom giungessero in India. Si tratta appunto delle pratiche magiche e alchimistiche che hanno contribuito a creare dei miti intorno ai Rom e attribuirli poteri misteriosi. Questi sono segni evidenti di una familiarità di questo popolo con gli adoratori del fuoco, il culto dei Magi. Potrebbe essere questo il motivo per cui gli Arabi danno ai Rom il nome di "Nàwwar", "figli della luce". Che in Persia c’erano dei Magi interessati nelle vicende inerenti al popolo di Israele è un dato che ci da l’Evangelo, quando vennero alcuni di loro a Yerushalayim guidati dall’osservazione delle stelle. Come mai questi Magi riconoscevano il Dio di Israele? E’ verosimile che siano stati dei discendenti dei deportati di Eretz Yisrael ormai inseriti nella società persiana a tal punto di essere riconosciuti come Magi, oppure che siano stati dei Rom… E’ un’ipotesi fattibile, che i Rom siano diventati Cristiani in seguito a questa vicenda. Anche perché la forma di Cristianesimo professata dai Rom sembra aver avuto uno sviluppo autonomo. Nella spiritualità dei Rom,dunque, si possono riconoscere due componenti principali: ebraica e persiana. Molti dei precetti osservati dai Rom hanno un riferimento diretto nella Torah e non trovano parallelismi altrove. Ci sono anche molti aspetti apparenti che richiamano alle pratiche esoteriche degli adoratori del fuoco. Quando però approfondiamo sulla vera spiritualità romanì, ci accorgiamo che gli elementi ebraici sono molto più significativi di quelli persiani, sono quelli che regolano la vita all’interno della comunità etnica e sono sconnessi dalle pratiche esteriori, che regolano il rapporto con i "gagè" (i non-Rom). Questi elementi esteriori servono di copertura misteriosa e soprattutto come fonte di guadagno, ma non hanno valore all’interno della comunità; sono pratiche che non hanno nessun credito in mezzo ai Rom, ovvero, "tra Gitani non si leggono le mani".
La musica è una delle manifestazioni
più profonde della cultura e della spiritualità di un popolo. Per quanto
riguarda la musica degli Ebrei e dei Rom ci sono molti caratteri comuni:
si sono entrambe influenzate reciprocamente ed in certi casi anche amalgamate.
Gli antichi Ebrei avevano nella musica la loro principale espressione
culturale ed artistica: non avevano sviluppato le scienze, l’architettura
o altre manifestazioni dell’arte come gli Egizi, gli Assiri, i Caldei
ed altri popoli. Per costruire il Tempio ed il palazzo reale, il re
Shlomo affidò l’opera ai Fenici; i musicisti e cantori, invece, erano
Ebrei. Infatti, se consultiamo un’enciclopedia storica, difficilmente
troveremo molte righe che ci parlino sull’arte ebraica eccetto della
musica. Nelle Scritture, il libro più esteso è proprio quello dei Salmi
(Tehilim), e la lettura stessa di tutti i libri della Bibbia Ebraica
si compie seguendo una determinata melodia. In ordine cronologico, posso dire che la forma musicale più antica giunta fino al presente è quella degli Ebrei Yemeniti, che hanno anche una forma di spiritualità particolarmente profonda, per cui ne esporrò in primo luogo. La musica ebraico-yemenita può classificarsi in tre categorie:
La musica sefaradì: è
un ricco genere musicale con caratteristiche analoghe a quella yemenita,
perché in origine era solo canto senza strumenti ed è compito delle
donne trasmetterla di generazione in generazione. Quando gli Ebrei furono espulsi dalla Spagna, nel 5252, emigrarono principalmente nell'area del Mediterraneo Orientale, dando diffusione alla musica sefaradì, che fu a sua volta arricchita con elementi locali. Così oggi ci sono versioni greche, balkaniche, turche, nordafricane e persino italiane, che conservano la natura originale ispanica pur avendone trasformato le melodie.
Il flamenco: si potrebbe
considerare il successore della musica sefaradì, perché i Rom erano
arrivati in Spagna poco tempo prima che i Giudei fossero espulsi. I
Rom seppero apprezzare e catturare lo spirito di quel popolo. Il flamenco
incarna l'anima gitana ed è non solo musica, ma un insieme di sentimenti
che i Gitani canalizzano attraverso il canto e la danza. Il flamenco
è un ricco complesso di espressioni musicali arabe-andalusì, folk ebraico
e carica emotiva romanì. Nella sua complessità si può definire il flamenco
come l'associazione di tre elementi: il "cante", la chitarra e la danza
improvvisata. 1- "cante jondo" (profondo), intensamente carico di emozioni generalmente tristi: la morte, l'angoscia, la sofferenza, oppure l'aspetto religioso; 2- "cante medio", meno triste e di ritmi più orientali; 3- "cante chico" (piccolo), di ritmo allegro e tematica amorosa.
Il genere klezmer: è
l'espressione musicale dei Giudei Ashkenazim. Il termine "klezmer",
in yiddish, proviene dall'aramaico "kley zemer", "contenitore di canti",
in riferimento all'uomo che si esprime attraverso la musica.
La musica "romanì" est-europea: così come il flamenco ha monopolizzato il patrimonio musicale spagnolo, nell'Europa Orientale la musica "romanì" costituisce l'elemento fondamentale dell'espressione folk di popoli etnicamente e culturalmente assai diversi tra di loro quali russi, ungheresi, slavi e romeni. L'ampia varietà di forme artistiche di questi popoli è stata abilmente interpretata dai Rom, che hanno dato la propria impronta a tutta la musica popolare costituendone un denominatore comune. I Rom hanno influenzato profondamente la musica strumentale ungherese non solo popolare ma anche classica, dando ispirazione a diversi grandi compositori.
Famiglia di musicisti
Rom ungheresi con cembalo e violoncello
In Russia si è invece diffusa una forma singolare di musica "romanì": i complessi corali e le cantanti soliste, che erano presenti persino alla corte imperiale. L'età d'oro della musica vocale "romanì" coincide con il periodo del romanticismo russo, in cui i Rom erano rappresentati in ogni opera letteraria come l'ideale incarnato della passione, la libertà e l'astuzia. Con la rivoluzione, la musica e l'arte teatrale "romanì" acquisirono livello professionale. Come in Russia, in tutti i paesi dell'Europa dell'Est la musica, il canto, la danza, sono aspetti culturali e spirituali nei quali la presenza dei Rom è fondamentale. Le orchestre romanì hanno interagito con quelle klezmer, arricchendosi a vicenda e dando un validissimo contributo alla cultura e alla spiritualità di quelle nazioni. Riferimenti biblici: Levitico 5:3 Quando uno, anche senza saperlo, avrà toccato un'impurità umana, qualunque di quelle impurità che rendono l'uomo impuro, appena viene a saperlo, diventa colpevole. Levitico 15:1 Il SIGNORE disse ancora a Mosè e ad Aaronne: 2 «Parlate ai figli d'Israele e dite loro: "Chiunque ha la gonorrea, a causa di questa sua gonorrea è impuro. 3 La sua impurità sta nella sua gonorrea; sia la sua gonorrea continua o intermittente, l'impurità esiste. 4 Ogni letto sul quale si coricherà colui che ha la gonorrea sarà impuro; e ogni oggetto sul quale si metterà seduto sarà impuro. 5 Chi toccherà il suo letto si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 6 Chi si sederà sopra un oggetto qualunque sul quale si sia seduto colui che ha la gonorrea, si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 7 Chi toccherà il corpo di colui che ha la gonorrea, si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 8 Se colui che ha la gonorrea sputerà sopra uno che è puro, questi si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 9 Ogni sella su cui sarà salito chi ha la gonorrea, sarà impura. 10 Chiunque toccherà qualsiasi cosa che sia stata sotto quel tale, sarà impuro fino a sera. Chi porterà tali oggetti si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 11 Chiunque sarà toccato da colui che ha la gonorrea, se questi non si era lavato le mani, dovrà lavarsi le vesti, lavare sé stesso nell'acqua e sarà immondo fino a sera. 12 Il vaso di terra toccato da colui che ha la gonorrea sarà spezzato e ogni vaso di legno sarà lavato nell'acqua. 13 Quando colui che ha la gonorrea sarà purificato dalla sua infermità, conterà sette giorni per la sua purificazione; poi si laverà le vesti, laverà il suo corpo nell'acqua di fonte e sarà puro. 14 L'ottavo giorno prenderà due tortore o due giovani piccioni, andrà davanti al SIGNORE all'ingresso della tenda di convegno, e li darà al sacerdote. 15 Il sacerdote li offrirà: uno come sacrificio per il peccato, l'altro come olocausto; il sacerdote farà l'espiazione per lui davanti al SIGNORE, a causa della sua gonorrea. 16 L'uomo da cui sarà uscito seme genitale si laverà tutto il corpo nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 17 Ogni veste e ogni pelle su cui sarà seme genitale si laveranno nell'acqua e saranno impuri fino a sera. 18 La donna e l'uomo che avranno rapporti sessuali si laveranno tutti e due nell'acqua e saranno impuri fino a sera. 19 Quando una donna avrà perdite di sangue per le mestruazioni, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino a sera. 20 Ogni letto sul quale si sarà messa a dormire durante la sua impurità sarà impuro; e ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà impuro. 21 Chiunque toccherà il suo letto si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 22 Chiunque toccherà qualsiasi mobile sul quale la donna si sarà seduta si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 23 Se qualche cosa si trovava sul letto o sul mobile dove la donna sedeva, chiunque tocca quella cosa sarà impuro fino a sera. 24 Se un uomo si unisce a lei così che l'impurità di questa lo tocca, egli sarà impuro sette giorni; e ogni letto sul quale si coricherà sarà impuro. 25 La donna che avrà un flusso di sangue per parecchi giorni, fuori del tempo delle sue mestruazioni, o che avrà questo flusso oltre il tempo delle sue mestruazioni, sarà impura per tutto il tempo del flusso, come durante le sue mestruazioni. 26 Ogni letto sul quale si coricherà durante tutto il tempo del suo flusso sarà per lei come il letto sul quale si corica quando ha le sue mestruazioni; ogni mobile sul quale si sederà sarà impuro, come l'impurità delle sue mestruazioni. 27 Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 28 Quando ella sarà purificata del suo flusso, conterà sette giorni e poi sarà pura. 29 L'ottavo giorno prenderà due tortore o due giovani piccioni e li porterà al sacerdote all'ingresso della tenda di convegno. 30 Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio per il peccato e l'altro come olocausto; il sacerdote farà per lei, davanti al SIGNORE, l'espiazione del flusso che la rendeva impura. 31 Terrete lontani i figli d'Israele da ciò che potrebbe contaminarli, affinché non muoiano a causa della loro impurità, qualora contaminassero il mio tabernacolo che è in mezzo a loro"». 32 Questa è la legge relativa a colui che ha la gonorrea e a colui dal quale è uscito seme genitale che lo rende impuro, 33 e la legge relativa a colei che è indisposta a causa delle sue mestruazioni, all'uomo o alla donna che ha un flusso, e all'uomo che si unisce a una donna impura. Deuteronomio 23:12 Avrai pure un luogo fuori dell'accampamento e là fuori andrai per i tuoi bisogni; Levitico 12:2 «Parla così ai figli d'Israele: "Quando una donna sarà rimasta incinta e partorirà un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nei giorni del suo ciclo mestruale. 3 L'ottavo giorno il bambino sarà circonciso. 4 La donna poi resterà ancora trentatré giorni a purificarsi del suo sangue; non toccherà nessuna cosa santa e non entrerà nel santuario finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione. Esodo 22:16 «Se uno seduce una fanciulla non ancora fidanzata e si unisce a lei, dovrà pagare la sua dote e prenderla in moglie.17 Se il padre di lei rifiuta assolutamente di dargliela, il seduttore pagherà una somma pari alla dote che si è soliti dare per le fanciulle. Deuteronomio 22:15 allora il padre e la madre della giovane prenderanno le prove della verginità della giovane e le presenteranno davanti agli anziani della città, alla porta. 16 Il padre della giovane dirà agli anziani: «Io ho dato mia figlia in moglie a quest'uomo; egli l'ha presa in odio, 17 ed ecco che le attribuisce azioni cattive, dicendo: "Non ho trovato vergine tua figlia". Ora ecco le prove della verginità di mia figlia», e mostreranno il lenzuolo davanti agli anziani della città. 18 Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno 19 e, per aver diffamato una vergine d'Israele, lo condanneranno a un'ammenda di cento sicli d'argento, che daranno al padre della giovane. Lei rimarrà sua moglie ed egli non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita. Deuteronomio 22:28 Quando un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l'afferra e si corica con lei e sono sorpresi, 29 l'uomo che si è coricato con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d'argento e lei sarà sua moglie, perché l'ha disonorata; e non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita. Esodo 21:22 Se durante una rissa qualcuno colpisce una donna incinta e questa partorisce senza che ne segua altro danno, colui che l'ha colpita sarà condannato all'ammenda che il marito della donna gli imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici; Esodo 22:9 In ogni caso di delitto, sia che si tratti di un bue o di un asino o di una pecora o di un vestito o di qualunque oggetto perduto del quale uno dica: "È questo qui!" la causa delle due parti verrà davanti a Dio; colui che Dio condannerà, restituirà il doppio al suo prossimo. Esodo 3:22 ma ogni donna domanderà alla sua vicina e alla sua coinquilina degli oggetti d'argento, degli oggetti d'oro e dei vestiti. Voi li metterete addosso ai vostri figli e alle vostre figlie, e così spoglierete gli Egiziani».
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