CULTURA E SPIRITUALITA'

 

   

 

La confessione di fede ebraica è: "Sh'mà Yisrael Adonai Eloheinu Adonai echad", "Ascolta Israele, il Signore nostro Dio è l'unico Signore". Questa dichiarazione è il fondamento sul quale si è edificata la cultura e la spiritualità degli Ebrei, ed ha stabilito una netta separazione dagli altri popoli. L'Iddio di Avraham, di Yitzhak e di Ya'kov è l'unico vero Dio. Il Suo Nome ineffabile, "Shem ha-meforash", non può essere nominato. Nei primi tre comandamenti, Dio stesso ha definito il comportamento dovuto nei riguardi della Sua Persona: non avere altri dèi nel mio cospetto, non farti immagine o alcun oggetto di adorazione, non nominare invano il nome del Signore. Un Dio eterno, invisibile, santo, che non può essere raffigurato né il Suo Nome pronunciato; nonostante ciò, non è un Dio inaccessibile e impersonale come Allah nell'Islam, anzi, è un Essere Personale, con Chi l'uomo può stabilire un rapporto diretto. Che l'uomo abbia la possibilità di rivolgersi a Dio in questo modo costituisce una particolarità propria dell'Ebraismo e della fede che ne deriva. Il Tempio di Yerushalayim era l'unico in cui non c'era alcuna rappresentazione materiale della Divinità. Il Tempio era abitazione della Shekinah, lo Spirito di Dio in mezzo al Suo popolo. Quindi, sarebbe stato non solo inutile, ma offensivo nei Suoi riguardi pretendere di rappresentarLo tramite immagine. Questa consapevolezza che il popolo di Israele ha di essere eletto per rivelare Dio alle nazioni, ha segnato tutti gli aspetti caratteristici degli Ebrei, la loro cultura e la loro storia.

 

La Torah

La Torah è l'Insegnamento che Dio trasmise al popolo d'Israele durante l'Esodo, tramite Moshé, ed è il fondamento delle Scritture Ebraiche (Tanach). Il termine "Torah" definisce in modo particolare i cinque libri di Moshé, ma per estensione si da questo nome anche in riferimento a tutto l'insieme delle Scritture, anche se esse contengono, oltre alla Torah, i Nevi'im (Profeti) ed i Ketubim (Scritti), composti e compilati posteriormente. La Torah o "Insegnamento", piuttosto che "Legge", ha come base fondamentale i dieci comandamenti, dai quali derivano tutti i regolamenti e precetti (mitzvot), che secondo l'interpretazione rabbinica sono 613.
L'Ebraismo ebbe il suo sviluppo storico, culturale e spirituale nel periodo che va dall'Esodo alla deportazione in Babilonia, quando solo la Torah era completa mentre le altre Scritture erano in fase di rivelazione profetica. Il culto, ufficiato dai Leviti, era concentrato sui sacrifici, che dovevano effettuarsi soltanto nel Tempio di Yerushalayim e prima che questo fosse costruito, nel Tabernacolo. I Profeti avevano la missione di ammonire il popolo all'osservanza della Torah. L'esilio in Babilonia e la distruzione del Tempio crearono un vuoto nel cuore del culto ebraico, per cui si rese necessario trovare forme alternative: così nacque il Giudaismo, che ha come base la Sinagoga, un nuovo centro di adunanza adibito non più allo svolgimento di funzioni sacerdotali ma all'insegnamento della Torah.

Quindi, sorse una nuova forma di culto in cui acquistano importanza quegli elementi non legati ai sacrifici ma all'ubbidienza alle mitzvot: osservare lo Shabbath, la kashrut, la celebrazione delle feste, la lettura delle Scritture, l'adorazione, ecc. Quando i sacrifici erano l'elemento principale del culto ebraico, questi potevano compiersi esclusivamente nel Tempio di Yerushalayim mentre erano assolutamente vietati altrove, per segnare una netta separazione tra il popolo d'Israele e le nazioni pagane. Il ritorno da Babilonia e la ricostruzione del Tempio, che comportò il ripristino dei sacrifici, non segnarono la fine della Sinagoga; questa mantenne la sua dignità ed era presente in ogni comunità, compresa Yerushalayim, anche se c'era il Tempio stesso. Si completò la compilazione delle Scritture ispirate, in ebraico.  

Sinagoga di Firenze (Italia)

Anche questo fu un motivo di importanza per la Sinagoga in quanto i Giudei al ritorno dell'esilio non parlavano più l'ebraico correntemente: la loro lingua era l'aramaico-babilonese. Le Scritture devono leggersi rigorosamente dal testo originale e poi possono essere spiegate nel linguaggio popolare; questo compito era svolto dalla Sinagoga. In un periodo successivo, affinché il popolo fosse in grado di studiare le Scritture, si scrissero delle parafrasi in aramaico, i Targummim.

 

I Rom e la Torah

Il popolo Rom è difficilmente identificabile come indoeuropeo tenendo conto delle sue caratteristiche culturali e spirituali, che rivelano delle radici profondamente mediorientali e radicalmente diverse da quelle delle etnie indoariane. C’è una ragione per cui i Rom che vivono in India non sono inseriti nel sistema di caste (come gli Ebrei dell’India), prerogativa di popoli non autoctoni del subcontinente indiano. Uno dei tanti termini con cui i Rom vengono chiamati in India è "Ashura" – cioè, Assiri? Addentrandoci nella mente di questo popolo, possiamo scoprire dei concetti che ci portano a riconoscere un’origine antica completamente estranea all’ambiente indoariano, del quale non c’è alcun indizio neppure nelle manifestazioni esteriori o nelle tradizioni, usi e costumi. Vorrei elencare alcune di queste caratteristiche, comuni a tutti i gruppi Rom, siano essi Gitani, Sinti, Kalderash o qualunque altro:

1- Non c’è alcuna traccia di pensiero panteistico nella spiritualità romanì, e nemmeno si può riscontrare alcun indizio che in passato siano stati politeisti. Anche se la loro adesione al Cristianesimo potesse risalire a due millenni or sono, non potrebbe essersi radicata così profondamente l’idea notevolmente "ebraica" che i Rom hanno su Dio: infatti, per i Rom Dio è un Essere concreto, una Persona talmente vicina che ci si può dialogare, stabilire un rapporto di amicizia o addirittura, con Chi si può litigare… Anche se i Rom non hanno una religione propria, essi hanno però una consapevolezza della Divinità simile a quella degli Ebrei che non sono più tali perché hanno abbandonato il loro popolo o sono stati costretti ad assimilarsi. Questo concetto della Deità, come ho accennato nell’introduzione a questa pagina, non è riscontrabile in nessun altro popolo. Soltanto gli Ebrei conoscevano Dio in questo modo.
I Rom sanno che Dio è invisibile ed Onnipotente -El Shaday - e che ciononostante non è inaccessibile ed è Personale.

2- La "Torah" dei Rom: all’interno della comunità Rom, ci sono delle leggi e regolamenti ben precisi che debbono essere osservati più o meno rigorosamente a seconda del gruppo. Queste leggi non trovano alcun parallelismo con quelle di altri popoli indoeuropei, e possono essere confrontate soltanto con quelle degli Ebrei, soprattutto nel periodo dell’Esodo.

Sia per i Rom che per gli Ebrei è importante fare differenza tra il puro e l’impuro - questo concetto d’impurità rituale contrasta di per sé stesso con il panteismo, che non può ritenere impura alcuna cosa.

Famiglia Rom in abbigliamento tradizionale

 

Questo riguarda soprattutto le persone e gli oggetti con cui ci si viene a contatto, in particolare i vestiti: quelli reputati impuri vanno lavati separatamente in un recipiente destinato a tale uso (nel quale se, per sbaglio, si lavasse un panno che non è impuro esso rimane contaminato).
Questi regolamenti li troviamo scritti, fra altri testi biblici, in
Levitico 5:3 e cap. 15.

Collegato a questo concetto c’è una legge dell’accampamento, in Deuteronomio 23:12.
Ci sono anche delle impurità rituali legate alla nascita e alla morte, anche in questo caso, i Rom osservano esattamente ciò che è scritto in
Levitico 12:2-4: "…quando una donna avrà partorito un figlio sarà impura per sette giorni… poi stia quella donna ancora trentatre giorni a purificarsi… non tocchi alcuna cosa sacra, non venga al Tempio, finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione." Puntualmente, i Rom osservanti della "legge" romanì, non permettono alle donne fare alcuna attività durante i quaranta giorni successivi al parto, non possono cucinare né presentarsi in pubblico. Al termine del periodo di purificazione, i suoi vestiti che ha indossato, il suo letto, i piatti, i bicchieri e tutti gli oggetti che ha adoperato sono distrutti o bruciati – questo contrasta anche con la religione persiana, perché non si getta nel fuoco alcuna cosa impura, mentre nella Bibbia il fuoco ha di per sé la funzione di purificatore. C'è anche un sorprendente parallelismo tra Ebrei e Rom nel loro concetto sull'impurità degli altri, cioè dei non appartenenti al loro popolo. L'opposizione Ebrei/Goyim e quella Rom/Gagé ha delle caratteristiche simili. Un Ebreo osservante non sarebbe mai entrato sotto il tetto dei Goyim, perchè questi in quanto tali sono da ritenersi impuri, ed il rapporto con loro deve limitarsi al necessario. Altrettanto si può dire dei Rom, che non alloggiano dai Gagé se non per motivi di necessità, oppure si avvalgono del "territorio" dei Gagé come quello "fuori dall'accampamento" in cui si possono svolgere atti impuri necessari (vedi Marimé).
In quanto alle regole sul matrimonio, ancora una volta i Rom si trovano in forte contrasto con gli indoeuropei e in coincidenza con le regole bibliche. Mentre fra gli Indiani e indoeuropei in genere è la donna che porta la dote, fra i Rom è lo sposo che la deve pagare e a maggior ragione se c’è stato il "rapimento", come prescritto in
Esodo 22:16-17 e Deuteronomio 22:28-29. Nel caso di matrimonio regolare, il rito del lenzuolo è anche esso un precetto ebraico, secondo Deuteronomio 22:15-17. Quest’ultimo riferimento biblico ci porta ancora ad un’altra legislazione dei Rom: la "kris", assemblea di anziani che risolve le cause generalmente sanzionando ammende in denaro, Esodo 21:22; 22:9 ; Deuteronomio 22:16-19.

  Ci sono altri elementi e punti in comune che richiamano all’origine ebraica della cultura romanì; persino certe abitudini delle donne sembrano avere un’origine biblica, come riportato in Esodo 3:22: "…ciascuna donna chiederà alla sua vicina oggetti d’argento, e oggetti d’oro, e vestiti per i vostri figli e le vostre figlie…". Certamente, altre pratiche dei Rom sono in aperto contrasto con dei precetti biblici, come l’indovinare ed altre arti "magiche", ma è da tener conto che anche gli antichi Ebrei si erano abbandonati a tali pratiche malgrado i severi divieti.

Tuttavia, non sto affermando che i Rom siano Ebrei, ma un popolo che ha convissuto con gli Israeliti ed ha condiviso almeno in parte la fede e le leggi ebraiche. Molte delle tradizioni dei Rom sono anche di acquisizione relativamente recente, comuni ai popoli slavi Ortodossi.

Una seconda componente della tradizione culturale romanì è di influenza persiana, e questa si giustificherebbe soltanto con un prolungato soggiorno dei Rom nella Persia pre-islamica , quindi, prima che i Rom giungessero in India. Si tratta appunto delle pratiche magiche e alchimistiche che hanno contribuito a creare dei miti intorno ai Rom e attribuirli poteri misteriosi. Questi sono segni evidenti di una familiarità di questo popolo con gli adoratori del fuoco, il culto dei Magi. Potrebbe essere questo il motivo per cui gli Arabi danno ai Rom il nome di "Nàwwar", "figli della luce". Che in Persia c’erano dei Magi interessati nelle vicende inerenti al popolo di Israele è un dato che ci da l’Evangelo, quando vennero alcuni di loro a Yerushalayim guidati dall’osservazione delle stelle. Come mai questi Magi riconoscevano il Dio di Israele? E’ verosimile che siano stati dei discendenti dei deportati di Eretz Yisrael ormai inseriti nella società persiana a tal punto di essere riconosciuti come Magi, oppure che siano stati dei Rom… E’ un’ipotesi fattibile, che i Rom siano diventati Cristiani in seguito a questa vicenda. Anche perché la forma di Cristianesimo professata dai Rom sembra aver avuto uno sviluppo autonomo. Nella spiritualità dei Rom,dunque, si possono riconoscere due componenti principali: ebraica e persiana. Molti dei precetti osservati dai Rom hanno un riferimento diretto nella Torah e non trovano parallelismi altrove. Ci sono anche molti aspetti apparenti che richiamano alle pratiche esoteriche degli adoratori del fuoco. Quando però approfondiamo sulla vera spiritualità romanì, ci accorgiamo che gli elementi ebraici sono molto più significativi di quelli persiani, sono quelli che regolano la vita all’interno della comunità etnica e sono sconnessi dalle pratiche esteriori, che regolano il rapporto con i "gagè" (i non-Rom). Questi elementi esteriori servono di copertura misteriosa e soprattutto come fonte di guadagno, ma non hanno valore all’interno della comunità; sono pratiche che non hanno nessun credito in mezzo ai Rom, ovvero, "tra Gitani non si leggono le mani".

 

La Musica

La musica è una delle manifestazioni più profonde della cultura e della spiritualità di un popolo. Per quanto riguarda la musica degli Ebrei e dei Rom ci sono molti caratteri comuni: si sono entrambe influenzate reciprocamente ed in certi casi anche amalgamate. Gli antichi Ebrei avevano nella musica la loro principale espressione culturale ed artistica: non avevano sviluppato le scienze, l’architettura o altre manifestazioni dell’arte come gli Egizi, gli Assiri, i Caldei ed altri popoli. Per costruire il Tempio ed il palazzo reale, il re Shlomo affidò l’opera ai Fenici; i musicisti e cantori, invece, erano Ebrei. Infatti, se consultiamo un’enciclopedia storica, difficilmente troveremo molte righe che ci parlino sull’arte ebraica eccetto della musica. Nelle Scritture, il libro più esteso è proprio quello dei Salmi (Tehilim), e la lettura stessa di tutti i libri della Bibbia Ebraica si compie seguendo una determinata melodia.
Quanto detto sugli antichi Ebrei, vale anche per i Rom: non c’è alcuna traccia che sia mai esistita un’architettura romanì, e neanche una letteratura (il romanés non è una lingua scritta). L’unica manifestazione artistica dei Rom è la musica, il canto, la danza. Solo posteriormente si è sviluppato un modo particolare d’espressione, che possiamo definire "spettacolo".
Quindi, se c’è al presente un nesso evidente tra Ebrei e Rom, questo è la musica. Non è il mio proponimento scrivere su argomenti di cui esiste già sufficiente informazione, perciò farò soltanto brevi commenti su alcune manifestazioni musicali tipiche di questi due popoli che credo meritano di essere menzionate come espressioni della cultura e la spiritualità. Non farò neppure una classifica completa né separerò la musica ebraica da quella romanì, ma esporrò alcuni concetti su entrambe seguendo piuttosto un criterio di ubicazione geografica, anche perché se non altro per pura coincidenza, Ebrei e Rom si sono trovati dispersi in proporzioni parallele negli stessi paesi, quindi hanno condiviso in gran parte le stesse vicende e sofferenze e la loro espressione musicale trasmette gli stessi sentimenti.

In ordine cronologico, posso dire che la forma musicale più antica giunta fino al presente è quella degli Ebrei Yemeniti, che hanno anche una forma di spiritualità particolarmente profonda, per cui ne esporrò in primo luogo.

La musica ebraico-yemenita può classificarsi in tre categorie:

liturgica, riservata al culto, è cantata solo dagli uomini, in ebraico o aramaico.

secolare, espressione della vita quotidiana, è cantata solo dalle donne, in dialetto ebraico-yemenita.

Diwan: sono raccolte di testi sia spirituali che secolari, si cantano principalmente in occasioni speciali, matrimoni e feste. Sono l’anima stessa della musica ebraica yemenita. I testi sono scritti, ma le melodie e danze che li accompagnano sono trasmesse di generazione in generazione in forma orale. Gli Ebrei Yemeniti hanno la collezione più ricca di Diwan, i quali esprimono concetti profondi. Alcuni sono veri e propri Salmi e si cantano in ebraico, aramaico ed arabo.

I Diwan consistono in tre fasi: nashid, shira e hallel. Nashid è un preludio "a cappella"; shira (canto) è la componente principale, accompagnata da musica e danza; hallel (lode) è cantata dai danzatori.
La musica Diwan ebraico-yemenita è stata conosciuta in tutto il mondo solo negli ultimi anni, grazie alla ineguagliabile e sublime voce di Ofrah Haza (25 Cheshvan 5718 – 17 Adar I 5760), la pace è con lei, a cui ho voluto rendere il mio umile tributo intitolando questo sito.
 

La musica sefaradì: è un ricco genere musicale con caratteristiche analoghe a quella yemenita, perché in origine era solo canto senza strumenti ed è compito delle donne trasmetterla di generazione in generazione.
Ci sono diverse categorie: ballate, canzoni d'amore, canti di nozze e religiosi. Si canta in ebraico o in ladino-spagnolo. La musica sefaradì ebbe la sua età d'oro fra gli anni 4660 e 4810, nel periodo in cui la Spagna era dominata dagli Arabi, i quali allora erano tolleranti nei confronti degli Ebrei. I Giudei spagnoli si dedicarono allo studio delle scienze e delle arti; nel campo letterario e musicale adottarono la metrica araba, che adeguarono anche alla lettura delle Sacre Scritture ed ai propri canti liturgici, i "piyyut".

Quando gli Ebrei furono espulsi dalla Spagna, nel 5252, emigrarono principalmente nell'area del Mediterraneo Orientale, dando diffusione alla musica sefaradì, che fu a sua volta arricchita con elementi locali. Così oggi ci sono versioni greche, balkaniche, turche, nordafricane e persino italiane, che conservano la natura originale ispanica pur avendone trasformato le melodie.

 

Il flamenco: si potrebbe considerare il successore della musica sefaradì, perché i Rom erano arrivati in Spagna poco tempo prima che i Giudei fossero espulsi. I Rom seppero apprezzare e catturare lo spirito di quel popolo. Il flamenco incarna l'anima gitana ed è non solo musica, ma un insieme di sentimenti che i Gitani canalizzano attraverso il canto e la danza. Il flamenco è un ricco complesso di espressioni musicali arabe-andalusì, folk ebraico e carica emotiva romanì. Nella sua complessità si può definire il flamenco come l'associazione di tre elementi: il "cante", la chitarra e la danza improvvisata.
Il cante si classifica in tre categorie:

1- "cante jondo" (profondo), intensamente carico di emozioni generalmente tristi: la morte, l'angoscia, la sofferenza, oppure l'aspetto religioso;

2- "cante medio", meno triste e di ritmi più orientali;

3- "cante chico" (piccolo), di ritmo allegro e tematica amorosa.

  Il flamenco ha una vastissima varietà di categorie che non possono essere elencate in questa pagina ed ha avuto una continua evoluzione, acquistando una versatilità tale che una svariata gamma di stili musicali, dall'arabo al cubano e latinoamericano può esserne influenzata fino ad "aflamencarsi".
Il flamenco era cantato originalmente a cappella; l'accompagnamento con la chitarra divenne generalizzato quando i Gitani iniziarono a cantare nei "tablaos", dove la loro musica fu denominata "flamenco".

Il genere klezmer: è l'espressione musicale dei Giudei Ashkenazim. Il termine "klezmer", in yiddish, proviene dall'aramaico "kley zemer", "contenitore di canti", in riferimento all'uomo che si esprime attraverso la musica.
A differenza della musica yemenita e sefaradì, che hanno repertorio sia liturgico che secolare, la musica klezmer è solo secolare perché fondamentalmente strumentale (la musica liturgica ebraica è "a cappella"). La sua diffusione in Europa si deve a complessi di musicisti Ebrei di Russia e dell'Europa Orientale, che originariamente suonavano in occasione delle festività giudaiche, soprattutto nei matrimoni. Questi musicisti itineranti, chiamati "klezmorim" ebbero la possibilità di esibirsi davanti ad un pubblico sempre diverso attraverso i loro viaggi, per cui nella loro espressione originalmente ebraica hanno incorporato elementi del folk est-europeo e quindi, hanno ricevuto l'influenza della musica dei Rom, la quale a sua volta ha attinto dal klezmer.

Benché la musica klezmer è essenzialmente secolare, essa ha in sé lo spirito ebraico dei canti liturgici ed il misticismo hassidico. Attraverso la melodia, il canto e la danza riesce ad esprimere le emozioni allegri e tristi della vita. I klezmorim costituiscono una categoria particolare all'interno della comunità giudaica, che trasmette la tradizione artistica di generazione in generazione. Nel seno della società europea essi sono quel gruppo privilegiato che, grazie alle loro abilità artistiche, sono apprezzati "malgrado la loro appartenenza etnica", proprio come gli artisti Rom.  

Suonatori klezmer dell'800 (immagine tratta dal CD del gruppo ungherese "Odessa Klezmer Band")

 

La musica "romanì" est-europea: così come il flamenco ha monopolizzato il patrimonio musicale spagnolo, nell'Europa Orientale la musica "romanì" costituisce l'elemento fondamentale dell'espressione folk di popoli etnicamente e culturalmente assai diversi tra di loro quali russi, ungheresi, slavi e romeni. L'ampia varietà di forme artistiche di questi popoli è stata abilmente interpretata dai Rom, che hanno dato la propria impronta a tutta la musica popolare costituendone un denominatore comune. I Rom hanno influenzato profondamente la musica strumentale ungherese non solo popolare ma anche classica, dando ispirazione a diversi grandi compositori.

 

Famiglia di musicisti Rom ungheresi con cembalo e violoncello
(foto del 1929)

 

In Russia si è invece diffusa una forma singolare di musica "romanì": i complessi corali e le cantanti soliste, che erano presenti persino alla corte imperiale. L'età d'oro della musica vocale "romanì" coincide con il periodo del romanticismo russo, in cui i Rom erano rappresentati in ogni opera letteraria come l'ideale incarnato della passione, la libertà e l'astuzia. Con la rivoluzione, la musica e l'arte teatrale "romanì" acquisirono livello professionale. Come in Russia, in tutti i paesi dell'Europa dell'Est la musica, il canto, la danza, sono aspetti culturali e spirituali nei quali la presenza dei Rom è fondamentale. Le orchestre romanì hanno interagito con quelle klezmer, arricchendosi a vicenda e dando un validissimo contributo alla cultura e alla spiritualità di quelle nazioni.


Riferimenti biblici:

Levitico 5:3 Quando uno, anche senza saperlo, avrà toccato un'impurità umana, qualunque di quelle impurità che rendono l'uomo impuro, appena viene a saperlo, diventa colpevole.

Levitico 15:1 Il SIGNORE disse ancora a Mosè e ad Aaronne: 2 «Parlate ai figli d'Israele e dite loro: "Chiunque ha la gonorrea, a causa di questa sua gonorrea è impuro. 3 La sua impurità sta nella sua gonorrea; sia la sua gonorrea continua o intermittente, l'impurità esiste. 4 Ogni letto sul quale si coricherà colui che ha la gonorrea sarà impuro; e ogni oggetto sul quale si metterà seduto sarà impuro. 5 Chi toccherà il suo letto si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 6 Chi si sederà sopra un oggetto qualunque sul quale si sia seduto colui che ha la gonorrea, si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 7 Chi toccherà il corpo di colui che ha la gonorrea, si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 8 Se colui che ha la gonorrea sputerà sopra uno che è puro, questi si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 9 Ogni sella su cui sarà salito chi ha la gonorrea, sarà impura. 10 Chiunque toccherà qualsiasi cosa che sia stata sotto quel tale, sarà impuro fino a sera. Chi porterà tali oggetti si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 11 Chiunque sarà toccato da colui che ha la gonorrea, se questi non si era lavato le mani, dovrà lavarsi le vesti, lavare sé stesso nell'acqua e sarà immondo fino a sera. 12 Il vaso di terra toccato da colui che ha la gonorrea sarà spezzato e ogni vaso di legno sarà lavato nell'acqua. 13 Quando colui che ha la gonorrea sarà purificato dalla sua infermità, conterà sette giorni per la sua purificazione; poi si laverà le vesti, laverà il suo corpo nell'acqua di fonte e sarà puro. 14 L'ottavo giorno prenderà due tortore o due giovani piccioni, andrà davanti al SIGNORE all'ingresso della tenda di convegno, e li darà al sacerdote. 15 Il sacerdote li offrirà: uno come sacrificio per il peccato, l'altro come olocausto; il sacerdote farà l'espiazione per lui davanti al SIGNORE, a causa della sua gonorrea. 16 L'uomo da cui sarà uscito seme genitale si laverà tutto il corpo nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 17 Ogni veste e ogni pelle su cui sarà seme genitale si laveranno nell'acqua e saranno impuri fino a sera. 18 La donna e l'uomo che avranno rapporti sessuali si laveranno tutti e due nell'acqua e saranno impuri fino a sera. 19 Quando una donna avrà perdite di sangue per le mestruazioni, la sua impurità durerà sette giorni; e chiunque la toccherà sarà impuro fino a sera. 20 Ogni letto sul quale si sarà messa a dormire durante la sua impurità sarà impuro; e ogni mobile sul quale si sarà seduta sarà impuro. 21 Chiunque toccherà il suo letto si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 22 Chiunque toccherà qualsiasi mobile sul quale la donna si sarà seduta si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 23 Se qualche cosa si trovava sul letto o sul mobile dove la donna sedeva, chiunque tocca quella cosa sarà impuro fino a sera. 24 Se un uomo si unisce a lei così che l'impurità di questa lo tocca, egli sarà impuro sette giorni; e ogni letto sul quale si coricherà sarà impuro. 25 La donna che avrà un flusso di sangue per parecchi giorni, fuori del tempo delle sue mestruazioni, o che avrà questo flusso oltre il tempo delle sue mestruazioni, sarà impura per tutto il tempo del flusso, come durante le sue mestruazioni. 26 Ogni letto sul quale si coricherà durante tutto il tempo del suo flusso sarà per lei come il letto sul quale si corica quando ha le sue mestruazioni; ogni mobile sul quale si sederà sarà impuro, come l'impurità delle sue mestruazioni. 27 Chiunque toccherà quelle cose sarà immondo; si laverà le vesti, laverà sé stesso nell'acqua e sarà impuro fino a sera. 28 Quando ella sarà purificata del suo flusso, conterà sette giorni e poi sarà pura. 29 L'ottavo giorno prenderà due tortore o due giovani piccioni e li porterà al sacerdote all'ingresso della tenda di convegno. 30 Il sacerdote ne offrirà uno come sacrificio per il peccato e l'altro come olocausto; il sacerdote farà per lei, davanti al SIGNORE, l'espiazione del flusso che la rendeva impura. 31 Terrete lontani i figli d'Israele da ciò che potrebbe contaminarli, affinché non muoiano a causa della loro impurità, qualora contaminassero il mio tabernacolo che è in mezzo a loro"». 32 Questa è la legge relativa a colui che ha la gonorrea e a colui dal quale è uscito seme genitale che lo rende impuro, 33 e la legge relativa a colei che è indisposta a causa delle sue mestruazioni, all'uomo o alla donna che ha un flusso, e all'uomo che si unisce a una donna impura.

Deuteronomio 23:12 Avrai pure un luogo fuori dell'accampamento e là fuori andrai per i tuoi bisogni;

Levitico 12:2 «Parla così ai figli d'Israele: "Quando una donna sarà rimasta incinta e partorirà un maschio, sarà impura per sette giorni; sarà impura come nei giorni del suo ciclo mestruale. 3 L'ottavo giorno il bambino sarà circonciso. 4 La donna poi resterà ancora trentatré giorni a purificarsi del suo sangue; non toccherà nessuna cosa santa e non entrerà nel santuario finché non siano compiuti i giorni della sua purificazione.

Esodo 22:16 «Se uno seduce una fanciulla non ancora fidanzata e si unisce a lei, dovrà pagare la sua dote e prenderla in moglie.17 Se il padre di lei rifiuta assolutamente di dargliela, il seduttore pagherà una somma pari alla dote che si è soliti dare per le fanciulle.

Deuteronomio 22:15 allora il padre e la madre della giovane prenderanno le prove della verginità della giovane e le presenteranno davanti agli anziani della città, alla porta. 16 Il padre della giovane dirà agli anziani: «Io ho dato mia figlia in moglie a quest'uomo; egli l'ha presa in odio, 17 ed ecco che le attribuisce azioni cattive, dicendo: "Non ho trovato vergine tua figlia". Ora ecco le prove della verginità di mia figlia», e mostreranno il lenzuolo davanti agli anziani della città. 18 Allora gli anziani di quella città prenderanno il marito e lo castigheranno 19 e, per aver diffamato una vergine d'Israele, lo condanneranno a un'ammenda di cento sicli d'argento, che daranno al padre della giovane. Lei rimarrà sua moglie ed egli non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita.

Deuteronomio 22:28 Quando un uomo trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, e l'afferra e si corica con lei e sono sorpresi, 29 l'uomo che si è coricato con lei darà al padre della fanciulla cinquanta sicli d'argento e lei sarà sua moglie, perché l'ha disonorata; e non potrà mandarla via per tutto il tempo della sua vita.

Esodo 21:22 Se durante una rissa qualcuno colpisce una donna incinta e questa partorisce senza che ne segua altro danno, colui che l'ha colpita sarà condannato all'ammenda che il marito della donna gli imporrà; e la pagherà come determineranno i giudici;

Esodo 22:9 In ogni caso di delitto, sia che si tratti di un bue o di un asino o di una pecora o di un vestito o di qualunque oggetto perduto del quale uno dica: "È questo qui!" la causa delle due parti verrà davanti a Dio; colui che Dio condannerà, restituirà il doppio al suo prossimo.

Esodo 3:22 ma ogni donna domanderà alla sua vicina e alla sua coinquilina degli oggetti d'argento, degli oggetti d'oro e dei vestiti. Voi li metterete addosso ai vostri figli e alle vostre figlie, e così spoglierete gli Egiziani».

 

 


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